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REPORTAGE

La Pasqua a Beirut sotto i bombardamenti israeliani

Pasqua a Beirut nella comunità armena e nella chiesa maronita. Anche la domenica di Pasqua non è stata una giornata pacifica, contrassegnata da bombardamenti israeliani che hanno provocato 36 morti.

Esteri 07_04_2026
Pasqua armena a Beirut (foto di Elisa Gestri)

La Pasqua cristiana in Libano ha tanti volti quante sono le confessioni presenti nel Paese. Nel tardo pomeriggio del Sabato Santo abbiamo raggiunto la parrocchia cattolica armena del Santo Salvatore nel quartiere di Bourj Hammoud a Beirut est, area della città tradizionalmente cristiana. I fedeli, giunti alla spicciolata, hanno riempito la chiesa dove si è celebrato il rito solenne in lingua armena, di sapore bizantino.

«Di solito siamo in meno a partecipare alla Messa, ma da quando è iniziata la guerra il numero dei fedeli è aumentato. Quando la gente ha paura si riavvicina alla fede» dice Vartan, (nome di fantasia) mentre entra per assistere alla funzione. Nell'ottobre scorso è stato a Roma con una delegazione della parrocchia, ci racconta, per assistere in San Pietro alla canonizzazione di Ignatius Maloyan, arcivescovo armeno martire del genocidio del 1915, il cui ritratto campeggia all'ingresso della chiesa. Quella armena è una comunità tuttora fortemente legata alle proprie radici, di cui – anche in terra straniera - conserva la lingua, i riti, le abitudini.

"Al Mesih kaam! Hakan kaam!”. Nella notte di Beirut est risuona il grido della Resurrezione: “Il Signore è risorto! È veramente risorto!”. È appena finita la Santa Messa della notte nella chiesetta maronita di Nabaa, dove il partito delle Forze Libanesi è dominante. Usciamo nel cortile, dove giovani barbuti con tatuaggi in vista su muscoli ben allenati gridano l'annuncio pasquale, offrendo ai fedeli uova decorate, dolci e fiori. Il loro grido è assieme religioso e identitario, e quest'anno ha note di rabbia e frustrazione: quel che resta del Libano a un mese dall'aggressione israeliana rischia di scomparire dalle carte geografiche e molti, in questa parte della città e non solo, attribuiscono la colpa del disastro a Hezbollah.

Com'è noto, unendosi all'Iran nella guerra in corso la milizia sciita ha attirato le ire dello Stato Ebraico, che non aspettava altro per mettere le mani sul Paese. Esasperare l'astio latente tra le confessioni religiose è una delle tecniche utilizzate da Israele per fiaccare il Libano, Paese in cui la ferita della guerra civile non si è mai chiusa del tutto. Gli sfollati sciiti che hanno dovuto lasciare le loro case nel sud, nella valle della Bekaa o nella periferia di Beirut, le zone più colpite da Idf, sono guardati con sospetto e perfino allontanati dai quartieri e villaggi in cui hanno trovato rifugio – o hanno tentato di rifugiarsi: si teme che il fuoco israeliano possa seguirli, con conseguenze mortali anche per chi li ospita.

La mattina di Pasqua ci spostiamo di quartiere e di denominazione cristiana e ci rechiamo a sentire la Messa celebrata da Monsignor Cesar Essayan - Vescovo, o meglio Vicario Apostolico Latino di Beirut - nella chiesa di Notre Dame des Anges a Badaro, zona cristiana al confine con la parte islamica della città. «La cosa certa è che il peccato e il male non avranno l'ultima parola» ha detto durante l'omelia Sua Eccellenza Essayan, che nel corso della celebrazione ha battezzato e cresimato quattro lavoratrici africane. L'atmosfera qui è serena, complice anche la cerimonia di battesimo, allegra e commovente; ma abbiamo appena il tempo di uscire dalla chiesa che il rumore di un caccia israeliano a bassa quota richiama la nostra attenzione. Sapremo più tardi che una serie di raid ravvicinati su Jnah, alla periferia sud di Beirut, ha provocato quattro morti e trentanove feriti.

Frattanto, attacchi ripetuti nel sud del Paese hanno causato altre vittime; quello di Pasqua si è rivelato uno dei giorni più sanguinosi dall'inizio dell'aggressione israeliana, con un totale di 36 morti in 24 ore. Tra le vittime degli attacchi, tre paramedici uccisi in due diversi raid nelle località di Haris e Seddiqin, colpiti mentre soccorrevano feriti di attacchi precedenti. Durante la giornata Benjamin Netanyahu ha inviato su X un messaggio di auguri “ai cristiani d'Israele, degli Stati Uniti e di tutto il mondo” rincrescendosi che in tanti Paesi, compreso il Libano, i seguaci di Gesù siano perseguitati, mentre in Israele le comunità cristiane sono protette e possono “crescere e prosperare”.

Nella notte tra domenica e lunedì un attacco di Idf a nord di Beirut ha colpito un complesso residenziale maronita uccidendo tre cristiani, tra cui un dirigente del partito delle Forze Libanesi. Secondo dati ufficiali diffusi nel pomeriggio del Lunedì dell'Angelo, le vittime dell'aggressione israeliana sono salite a 1497, di cui 130 bambini; 4639 i feriti.