• EDUCAZIONE CRISTIANA

"La fede è bella. Insegnamolo ai bambini"

Gianpaolo Barra, direttore del mensile cattolico Il Timone, fa il punto sull'educazione cristiana dei più piccoli. L'occasione è il lancio di Junior T, che tra fumetti e vite dei santi illustrate, prende per mano i giovani lettori per accompagnarli a scoprire la bellezza della fede cattolica.

copertina Junior T

“Una cosa che noi cattolici non riusciamo ancora ad apprezzare è che il contenuto della nostra fede è veramente bello. Il mistero della Resurrezione, il culto di Maria, gli angeli e i santi. La nostra fede è bella in sè”. Così Gianpaolo Barra, direttore del mensile di formazione e informazione apologetica il Timone, introduce i motivi per cui è nato il nuovo mensile per bambini Junior T, ma forse vale anche per ogni forma di comunicazione della fede. Essere cristiani è bello e per questo lo diciamo agli altri (e lo ricordiamo anche a noi). A cominciare dai bambini.

“Junior T è una rivista di dottrina e di cultura. Il binario su cui si muove è lo stesso del Timone: proporre la bellezza della fede e la verità della cultura che nasce dalla fede, oltre a cercare di difenderle”. Particolarmente indicata per i bimbi tra gli otto e gli undici anni, abbastanza grandicelli da capire ma non tanto da essere già sbarcati nell'era dell'adolescenza, Junior T tra fumetti, notizie e giochi parla dei contenuti della fede. Uscita a gennaio e febbraio in allegato con il Timone, da marzo sarà possibile riceverla separatamente in abbonamento. Continua Barra: “Per trasmettere questa bellezza ai bambini dedichiamo delle pagine alle verità di fede, con il fumetto. In ogni numero ci saranno quattro pagine del Vangelo a fumetti, seguite da spiegazioni della fede. Poi ci sarà il Tenente Micheal Guardian, che tradotto in italiano è l'Arcangelo Michele, il quale presenta la bellezza della fede attraverso un'avventura, a cui segue il contenuto sotto forma di notizie e catechismo. Il fumetto centrale, che ha come protagonisti Padre Jack e i suoi ragazzi, punta di più alla bellezza dei valori umani naturali, che vengono anch'essi da Dio. C'è poi la vita illustrata di un santo e per finire un sano intrattenimento con giochi e curiosità, ma sempre di carattere formativo”.

Un buon aiuto per genitori, catechisti e insegnanti che intraprendono l'avventura educativa alla fede cristiana. “Per capire cosa vuol dire educare alla fede cristiana bisogna avere in mente alcuni punti decisivi”, spiega Gianpaolo Barra, che è padre di quattro figli. “Il primo punto è che non esiste al mondo una questione in assoluto più importante della vita di fede dei nostri figli. Tanti bravi genitori distribuiscono equamente le loro forze nell'educazione cristiana, nel nutrire, nel vestire, nell'assicurare al proprio figlio un certo benessere. Non possono essere sforzi equivalenti e questa constatazione è figlia del Vangelo: a cosa vi serve guadagnare il mondo intero se poi perdete voi stessi? La prima consapevolezza che una coppia di genitori cristiani si deve mettere in testa è che è più augurabile che il proprio figlio abbia un futuro di povertà, di miseria, di sfortuna e di malattia che non di ateismo: questa cosa è scandalosa nella prospettiva del mondo di oggi e anche di un certo cattolicesimo moderno, ma è così ed è così perché l'ha detto Gesù Cristo”.

Parole che effettivamente possono destare scandalo. Il desiderio di un genitore che la vita del proprio figlio sia sana, ricca di benessere e di successi è giusto, ma non devono prevalere sull'educazione alla vita di fede. “C'è una seconda idea importantissima – continua Barra – ed è che l'uomo mai ha forze sufficienti per ottenere questi obiettivi, per l'educazione alla fede. Quindi la seconda cosa che una coppia di genitori cristiani deve fare è mettersi umilmente ai piedi di Dio e domandare a Lui gli strumenti, i suggerimenti, la saggezza, i consigli e i mezzi per educare i propri figli. L'educazione alla fede non è frutto di un ragionamento, parte innanzitutto da Dio. Nel mondo in cui viviamo, spesso quello che tu dici in casa viene distrutto fuori. Allora devi metterti ai piedi di Dio e chiedere a Lui, con piccoli accorgimenti, come la preghiera in famiglia costante e quotidiana, cercare di andare a Messa tutti insieme, dire il Rosario almeno una volta alla settimana. Queste cose si radicano nell'animo e anche quando un ragazzo magari si allontana dalle fede, si porta dentro questi semi, che magari torneranno fuori”.

Per capire meglio il perché nella nostra vita la fede è la cosa più importante in assoluto, Gianpaolo Barra richiama l'essenza della prospettiva cristiana sulla vita: “i nostri figli hanno già cominciato la loro vita eterna e quando moriranno, morirà solo il corpo, ma la loro anima vivrà e se la giocano tra paradiso e inferno. Un genitore vive sperando che il figlio si sposi bene, abbia un buon lavoro, che sono tutte cose giuste, ma la vita eterna?”.

Dall'educazione familiare all'educazione sociale, per cui il direttore del Timone individua due motivi per cui la nostra società ha bisogno di un educazione cristiana. “Il primo motivo è che questo è un dovere che abbiamo nei confronti del Creatore. Anche questa è una cosa fuori moda, però il primissimo motivo per cui si fa il bene è il Creatore, che è il principio e la fine del bene. Il secondo motivo è che solo così l'uomo realizza il suo vero bene. Dio ha messo nell'uomo un codice di comportamento, ha dato all'uomo le istruzioni per l'uso, che sono nel Vangelo. Quindi l'uomo o torna a Dio e riprende i valori cristiani o l'uomo è destinato a vivere male, a non essere mai felice. Questo lo si può spiegare in parte con la storia. L'uomo ha fatto una serie di tentativi di costruirsi un mondo facendo a meno della legge di Dio, basta pensare ai macro fenomeni che sono stati il comunismo e il nazional socialismo tedesco. Vere e proprie costruzioni architettoniche di civiltà finite nel sangue, nella morte, nella miseria e povertà”.

Per grazia di Dio, nella storia ci sono stati anche momenti in cui i cristiani, pur nella loro miseria, hanno realizzato quello che Cristo ha detto, portando vita, gioia e felicità. Conclude Barra: “pensiamo al fenomeno del monachesimo, quando nel V secolo arrivarono le invasioni barbariche, distruggendo quel poco che era rimasto dell'impero romano. I monaci che si dedicavano al lavoro e alla preghiera hanno ricostruito una civiltà. Oggi noi dobbiamo ricreare queste condizioni nell'anima del singolo. A partire dai bambini, gli individui possono fare nei loro ambienti quello che facevano i monasteri. Oggi siamo nelle medesime condizioni dell'epoca barbarica portate sul piano dell'animo e della cultura: allora era sul piano della violenza bruta, ora questa violenza bruta sta diventando una violenza raffinata. Quello che avevano fatto i monasteri, lo faranno nel futuro i bambini, isole di vita e gioia vera, che pian piano arriveranno a toccare anche coloro che gli stanno intorno”.