La cura è «un principio di civiltà che ha radici cristiane»
Visitando l'ospedale psichiatrico di Malabo il Papa ricorda che «è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità».
Durante la visita all'ospedale psichiatrico Jean Pierre Olie di Malabo, in poche parole Leone XIV ha esposto i risvolti "sociali" della visione cristiana sulla sofferenza, anzi della visione di Cristo, che ama il malato per guarirlo e lo fa con la nostra collaborazione.
Il Papa esprime al contempo dolore e ammirazione: dolore per chi soffre «a volte con ferite visibili e a volte con ferite che nessuno vede» e «ammirazione e conforto per tutto ciò che lì ogni giorno si fa per servire la vita umana». E sottolinea che la cura espressa dalle parole del direttore della struttura («Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore») «è un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità».
Un "ribaltamento" di prospettiva (per esempio, aggiungiamo, rispetto a una visione fatalista più tipica dell'antichità o a una efficientista più diffusa al giorno d'oggi) in cui Cristo vuole coinvolgerci «sia sul piano personale che su quello sociale», facendo di una casa di cura «un segno della civiltà dell’amore», dove si sperimenta che «Dio non ci vuole sempre malati, sempre sofferenti, ci vuole guarire! Questo si vede mille volte nel Vangelo: Gesù è venuto ad amarci come siamo ma non per lasciarci così, per prendersi cura di noi!».


