Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Esaltazione della Santa Croce a cura di Ermes Dovico
La proposta

La consacrazione della sofferenza, ‘segreto’ dal valore immenso

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Per la festa dell’Esaltazione della Santa Croce rilanciamo l’idea nata dall’esperienza di Silvestro Zattarin: non solo unire la propria sofferenza a quella di Cristo, ma farlo attraverso una Messa di consacrazione per accrescerne il valore salvifico.

Ecclesia 14_09_2026
Prima Messa di consacrazione per i "Consacrati nella Croce" (14 settembre 2009)

La nostra vita è attraversata dalla sofferenza. Chi più chi meno, accanto ai momenti di gioia, ha vissuto o sta vivendo una sofferenza che lo segna, a livello fisico o morale, che si tratti di una malattia, la perdita di una persona cara, una delusione d’amore, la mancanza di lavoro, l’incomprensione o altre innumerevoli ferite. Ciascuna di queste può diventare un peso umanamente insopportabile e condurre a disperarsi, se non la si affronta nell’unico modo che può alleviare quella stessa sofferenza, darle un senso e un valore, cioè: offrendola al Signore Gesù, in unione alla sua Passione redentrice. Da ciò, in definitiva, dipende non semplicemente come vivremo quaggiù ma anche una buona fetta del nostro destino eterno. Ed è questa la prospettiva che la festa che la Chiesa celebra il 14 settembre, l’Esaltazione della Santa Croce, aiuta a ricordare: prendere la nostra croce per seguire Cristo, partecipando un giorno della Sua gloria.

Si tratta di una prospettiva che la Chiesa e i santi trasmettono da duemila anni e che possiamo ritrovare in un recente libriccino, intitolato Oltre l’apparente evidenza (Book Sprint Edizioni, 2025), scritto da Silvestro Zattarin, veneto di 58 anni già noto ai lettori della Bussola.

Silvestro è affetto fin dalla nascita da una tetraparesi spastica che lo costringe a muoversi con le stampelle e da qualche tempo pure con la carrozzina. Questa disabilità è stata fin dall’infanzia fonte di sofferenze, di rinunce, di battaglie interiori, anche con Dio. Ma la fede ricevuta in famiglia e approfondita da Silvestro nel suo cammino spirituale, anche con la partecipazione a gruppi come Rinnovamento nello Spirito e a ritiri di comunità mariane nate dai messaggi della Madonna di Medjugorje, lo ha condotto a poco a poco a cambiare prospettiva sulla sua malattia.

In particolare una sera, mentre pregava davanti al Crocifisso che porta abitualmente in tasca, Silvestro ha avuto una sorta di immagine mentale: ha visto cioè la croce dividersi in due verticalmente e con stupore, guardando meglio nel suo intimo quelle due sagome, vi ha riconosciuto le sue stampelle. Per lui fu una folgorazione, perché capì che quella croce, la sua croce – a cui prima guardava come a un peso – era in realtà un sostegno. E capì che come le stampelle lo sostengono, permettendogli di camminare, l’offerta della propria croce gli consente di collaborare con Gesù, alla redenzione da Lui operata, acquisendo un grande merito agli occhi di Dio, perché estende la Sua salvezza. Silvestro aveva dunque capito che la sofferenza, se unita a quella di Cristo, non è più inutilmente pesante, ma acquista un valore immenso.

Ma questo cambio di prospettiva era solo il primo passo. Silvestro considerò che ci sono tanti malati che vivono già questa chiamata cristiana, offrendo la propria sofferenza. Ma intuì che questa offerta personale, già di per sé potente, lo può divenire ancora di più se la si unisce al potere di intercessione di tutta la Chiesa. Era un’intuizione, ancora non ben definita. Durante un’udienza generale dedicata agli ammalati, consegnò brevi manu un suo progetto al papa di allora, san Giovanni Paolo II, che poi gli rispose per iscritto dandogli la sua benedizione apostolica e consigliandogli di rivolgersi al suo vescovo. Cosa che Silvestro fece, ottenendo un nuovo consiglio: iniziare dalle parrocchie locali e coinvolgere gli ammalati. Infine, ritrovò “casualmente” il parroco della sua giovinezza, don Umberto Dall’Igna. L’incontro fu provvidenziale. Silvestro gli espose quello che aveva nel cuore e si sentì rispondere: «Ma perché non vieni da me, nella mia parrocchia, così facciamo una Santa Messa in cui le persone che accolgono questa proposta consacrano la loro sofferenza?». Insomma, i due si erano capiti al volo.

L’idea alla base è quella di valorizzare al massimo la sofferenza rendendola, attraverso una Messa di consacrazione, sacra. Il 14 settembre 2009, proprio per la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, si è tenuta a San Giorgio di Perlena (Vicenza) la prima Messa di questo tipo, con otto ammalati che si sono uniti a Silvestro divenendo “Consacrati nella Croce”, come da allora si sono chiamati. E da allora ogni anno, il 14 settembre, è stata rinnovata questa consacrazione, a cui hanno aderito via via altre persone.

Un punto molto importante è che la proposta di consacrazione è aperta a tutti, quindi è rivolta non solo agli ammalati ma a chiunque abbia una sofferenza spirituale o morale. Il motivo di questa estensione si ritrova sempre nella Passione di Gesù, che ebbe il suo principio nell’Orto degli Ulivi, dove il Signore visse una vera e propria agonia spirituale, con riflessi fisici, fino a sudare sangue. Secondo le rivelazioni riportate dalla serva di Dio Luisa Piccarreta, Gesù le disse che quanto vissuto nel Getsemani fu perfino più penoso della croce. Dunque, non solo l’offerta delle sofferenze fisiche ma anche quella delle sofferenze morali ha una grande potenza salvifica.

Oltre alla Messa annuale, quali altri impegni comporta questa consacrazione? Essenzialmente un paio, che Silvestro nel libro espone così: 1) «offrire la propria sofferenza per il bene della Chiesa e la salvezza delle anime»; 2) «ricordare tutti gli altri Consacrati nella Croce ad ogni Santa Messa a cui si partecipa». Sono previsti anche un incontro di preghiera ogni venerdì sera, pure in remoto, e due incontri generali ogni anno per avere un minimo di contatto di persona.

Silvestro non intende fondare un nuovo movimento, ma contribuire a diffondere questo carisma in tutta la Chiesa. L’auspicio è quello che si radichi nelle varie parrocchie e possibilmente si stabiliscano dei percorsi di formazione a livello diocesano. Sarebbe un grande dono per la Sposa di Cristo e il mondo intero, a cui serve riscoprire che la salvezza passa dalla croce.



INTERVISTA

"Consacrati nella Croce, la sofferenza che salva il mondo"

11_04_2021 Ermes Dovico

Un appello a tutti i sofferenti: «Se unissimo le nostre sofferenze a quelle di Gesù e le offrissimo in modo speciale con una S. Messa di Consacrazione, non solo ne trarremmo sollievo noi ma si riverserebbe il Cielo sulla terra». Per la festa della Divina Misericordia, parla alla Bussola Silvestro Zattarin, con una tetraparesi spastica dalla nascita. «Una sera, davanti al Crocifisso, capii che la mia croce non era un peso ma un sostegno, un’arma potente che ci associa alla Redenzione». Ecco la sua idea, già presente dal 2009 in una parrocchia, ma da diffondere tra laici e sacerdoti della Chiesa intera.