a cura di Benedetta Frigerio
  • Perseguitati ma non schiacciati

La Chiesa in Pakistan in aiuto a tutti, non solo ai cristiani

In tutto il Pakistan la Chiesa ha aperto centri di assistenza alle persone che, a causa delle restrizioni al lavoro e agli spostamenti decise dal governo per contrastare la diffusione del virus Covid-19, sono prive di mezzi di sussistenza. A essere colpiti sono soprattutto gli impiegati nel settore informale e i lavoratori a giornata che nel paese sono milioni. I vertici della Chiesa hanno disposto che i centri accolgano chiunque abbia bisogno di aiuto, non solo i cristiani. L’arcivescovo di Karachi, cardinale Joseph Coutts lo ha ribadito in occasione dell’inaugurazione di un centro di distribuzione di pacchi alimentari: “dobbiamo lavorare in unità per superare le sfide che le persone si trovano ad affrontare in questa pandemia globale di Covid-19. Apriamo i nostri cuori e lavoriamo per raggiungere e servire le persone bisognose senza fare alcuna differenza né di religioni né di etnia o status sociale. Rompiamo le barriere della discriminazione. I nostri sacerdoti e numerosi laici in varie parrocchie stanno supportando le famiglie nel disagio portando aiuto materiale e conforto senza distinguere le persone sulla base di credo, caste, etnie, cultura”. Sono parole e scelte che testimoniano la fede nel difficile contesto di un paese a maggioranza islamica in cui i cristiani subiscono discriminazioni, abusi e violenze persino in questo momento difficile. Sono stati denunciati casi di moschee e organizzazioni non governative che hanno rifiutato di distribuire razioni alimentari ai cristiani sostenendo che la zakat, l’elemosina, è riservata ai musulmani. A Karachi, dove la diocesi collabora con l’ong Jafaria Disaster Management Cell, sono già stati distribuiti 4.000 pacchi alimentari. Alcune diocesi tentano di raccogliere fondi che consentano di formare delle banche alimentari per poter distribuire aiuti con regolarità.