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Francia

La censura contro Tribune chrétienne in nome della “laicità”

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L’agenzia pubblicitaria dell’ente pubblico che gestisce la rete di trasporti di Parigi impedisce al sito cattolico Tribune chrétienne l’affissione di due manifesti perché veicoli di «una campagna di carattere confessionale». In pratica si vuole cancellare la religione.

Attualità 12_03_2026

Nella laicissima Francia guidata, ancora per poco, da Emmanuel Macron, può accadere che un’azienda pubblica di primo piano censuri una banale pubblicità, unicamente per il suo pericolosissimo «carattere religioso». Andiamo ai fatti.

Tribune chrétienne è un sito web che si presenta come «cattolico», nato nel 2023 «con lo scopo» di diffondere «notizie quotidiane» che testimoniano i progressi della «fede cristiana in Francia e nel mondo». La Ratp (Régie autonome des transports parisiens) è l’ente pubblico francese, a carattere industriale e commerciale, che gestisce «direttamente la rete autobus, metropolitana e tranviaria di Parigi». Ebbene, la società pubblicitaria di cui si serve la Ratp, MediaTransports, ha comunicato a Tribune chrétienne di non poter installare dei pannelli pubblicitari per il sito web nelle stazioni e sui vagoni pubblici della capitale. Il motivo è tanto chiaramente esposto quanto aberrante. Per i censori della République, infatti, «una campagna di carattere confessionale» sarebbe incompatibile «con il principio di neutralità» che deve essere rispettato «negli spazi pubblicitari dei mezzi di trasporto». Di conseguenza, la campagna prevista da Tribune chrétienne «non può essere diffusa» e la «proposta commerciale» presentata per questa affissione è «dichiarata nulla e non avvenuta».

Tutti coloro che hanno visitato Parigi sanno che la «tolleranza etica» del Paese, verso pubblicità di ogni tipo e natura, è sconfinata: si pensi ai discutibili cartelloni del Planning familial in favore dell’aborto o alle pubblicità che, come nulla fosse, promuovono l’eutanasia.

Un sito cattolico di controinformazione ha contattato i responsabili dell’azienda pubblicitaria censoria la quale, candidamente, ha confermato tutto. «È il carattere religioso della campagna pubblicitaria», affermano con ostentata sicumera, «che ci ha portato a rifiutarla», essendo tenuti, in qualità di agenzia pubblicitaria, «a rispettare il principio di neutralità» nell’ambiente «dei trasporti in cui operiamo». E questa risposta, nella sua asetticità e apparente correttezza, la dice davvero lunga sulla banalizzazione del totalitarismo laico e sulla “non inclusività” verso i credenti, dopo che per anni un Paese è stato governato dai progressisti.

Ma cosa c’era mai scritto di così bigotto e “confessionale” sui pannelli pubblicitari che Tribune chrétienne voleva far affiggere nelle stazioni del treno e della metro di Parigi? I due manifesti bloccati dicevano solo: «Facciamo uscire la verità dall’ombra» e «Affinché la luce rimanga». I pacatissimi slogan erano accompagnati dal titolo della rivista e dal logo, che comporta una croce, la quale rappresenta, secondo il fondatore di Tc, Philippe Marie, «l’identità del sito». «Un mezzo di informazione cristiano, dunque, non ha diritto di cittadinanza, solo perché cristiano?», si chiede a ragione Marie. Così, il sito cattolico ha deciso di «avviare un procedimento giudiziario» contro l’agenzia pubblicitaria della Ratp «per contestare» questa censura, che a tutti gli effetti costituisce «una discriminazione commerciale» basata «sull’identità religiosa» di un «mezzo di comunicazione».

Philippe Marie nota che la censura in atto, gravissima proprio perché si tratta di «mezzi pubblici» al servizio di tutta la cittadinanza, segna una evidente «confusione» tra «laicità dello Stato» e «cancellazione della religione». La «neutralità statale» richiamata sopra dovrebbe infatti garantire la possibilità di esprimere «pubblicamente la propria fede», anche «nella vita culturale e mediatica». Se questa neutralità coincidesse invece con l’assenza obbligatoria di religiosità, come farebbe un qualunque ente religioso a farsi conoscere e a promuovere le sue iniziative?

I cattolici e in generale i cristiani oggi, in Francia e in Europa, sono certamente una minoranza e una minoranza spesso bersagliata dall’alto: si fosse trattato della pubblicità in favore di altre minoranze, c’è il fondato sospetto che l’atteggiamento di un’azienda pubblica francese sarebbe stato diverso. Censurare un sito web ebraico o islamico non sarebbe visto infatti come un segno di antisemitismo o di islamofobìa? E in effetti, come scrive Tc, è il cristianesimo che sta diventando «l’unica identità religiosa» che certi politici «ritengono accettabile emarginare».