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escalation

Israele condanna l'estremismo ebraico contro i cristiani

Atti vandalici in chiesa a Gerusalemme, in coda a una serie di azioni riconducibili a coloni o estremisti religiosi ebraici. Nel mirino anche i musulmani. Solidarietà al custode, padre Patton, che ha celebrato un rito di riparazione. Il governo assicura che tratterà seriamente i danni a istituzioni e luoghi religiosi. 

Libertà religiosa 07_02_2023

Un mazzo di fiori è stato deposto all'interno della chiesa della Flagellazione nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, per chiedere scusa a tutti i cristiani del mondo per l'inconsulto gesto vandalico compiuto da un ebreo americano, nel luogo dove Gesù venne condannato, flagellato e incoronato di spine.

Un gesto significativo per rinsaldare i rapporti tra cristiani ed ebrei, minati ultimamente da frequenti atti di violenza nei confronti di chi non è ebreo. L’azione vandalica è avvenuta nel giorno in cui il calendario liturgico della Chiesa cattolica celebra la festa della Presentazione di Gesù al Tempio. Una ricorrenza, tra l’altro, che mette in evidenza l’ebraicità di Gesù e la vicinanza tra ebraismo e cristianesimo. La chiesa della Flagellazione, all’inizio della Via Dolorosa, è il luogo di culto cristiano più vicino a quello che era il Monte del Tempio, prima della sua definitiva distruzione nel 70 d.C.

Sono da poco trascorse le 8.30 del mattino. La strada si sta popolando di pellegrini e residenti. Davanti ad una scuola elementare musulmana si trova il complesso francescano che comprende, oltre al convento, lo Studium Biblicum e due chiese, quella della Flagellazione e quella della Condanna. Un quarantenne americano di origine ebraica, mescolandosi con pellegrini spagnoli e indonesiani, varca il portone che conduce alla chiesa della Flagellazione, e come un turista qualsiasi, finge di interessarsi del luogo sacro. Si sofferma anche davanti all’entrata del Museo dei Francescani che ospita una collezione di oggetti di oltre duemila anni di storia. Si dirige, poi, verso la chiesa della Condanna e dopo essere entrato afferra la statua di Gesù e la scaraventa violentemente a terra deturpandone il volto. 

L’uomo, un ebreo ortodosso americano, che indossa una kippah, viene immediatamente bloccato dal guardiano di quei luoghi, che proprio in quel momento si trovava a pochi passi dall’attentatore, riuscendo a togliergli il martello, che teneva sotto la giacca, destinato sicuramente a danneggiare irreparabilmente la scultura. Avvertita, è intervenuta prontamente la polizia che ha un presidio, proprio davanti alla struttura francescana, arrestando l’uomo.

«Seguiamo con molta preoccupazione e condanniamo fermamente questa sequenza crescente di gravi atti di odio e di violenza nei confronti della comunità cristiana in Israele – ha dichiarato padre Francesco Patton, custode di Terra Santa. Non è un caso che la legittimazione della discriminazione e della violenza nell’opinione pubblica e nell’attuale scenario politico israeliano si traduca poi anche in atti di odio e di violenza contro la comunità cristiana».

Le autorità israeliane hanno fatto sapere, tramite un comunicato, di trattare «con serietà i danni a istituzioni e siti religiosi. La polizia continuerà ad agire contro atti di violenza e vandalismo nei luoghi sacri di ogni religione», aggiungendo, però, «che verrà anche valutata la salute mentale dell'uomo». Il gesto è solo l’ultimo di una lunga serie di atti di intolleranza e di estremismo religioso che si stanno susseguendo in Terra Santa ai danni della comunità cattolica in particolare, e cristiana in generale.

Che l’azione vandalica fosse stata studiata nei minimi particolari da parte del saccheggiatore, emerge dalla dichiarazione del guardiano musulmano Majid al-Rishq agli agenti di polizia, quando riferisce di aver visto l’ebreo-americano varie volte aggirarsi in zona nei giorni precedenti, il che pone dei seri dubbi sull’interpretazione ufficiale in merito alla salute mentale dell’uomo. «Ci aspettiamo e chiediamo – prosegue padre Patton – che il Governo israeliano e le forze dell'ordine agiscano con decisione per garantire la sicurezza per tutte le comunità e per assicurare la tutela delle minoranze religiose, per sradicare il fanatismo religioso, questi gravi fenomeni di intolleranza, questi crimini d'odio, e tutti gli atti di vandalismo diretti contro i cristiani in Israele».

Si tratta del quinto incidente verificatosi nelle ultime settimane. Alcuni giorni fa, alcuni turisti sono stati attaccati da un gruppo di ebrei ortodossi, entrato da Porta Nuova, vicino alla sede della Custodia ha iniziato a lanciare sedie e tavoli, trasformando il quartiere cristiano in un campo di battaglia. Circa due settimane fa, un cimitero cristiano di Gerusalemme, nel quartiere armeno, è stato preso di mira da barbari che hanno imbrattato i muri di un monastero scrivendo "Morte ai cristiani". Non soddisfatti, i vandali hanno arrecato danni consistenti ai locali usati come chiesa nel centro maronita di Ma'alot, in Galilea.

Una serie di azioni riconducibile a coloni o estremisti religiosi ebraici. Nei primi giorni dello scorso mese di gennaio, due adolescenti, responsabili della profanazione del cimitero protestante del Monte Sion, sono stati arrestati dalla polizia e messi agli arresti domiciliari, solamente dopo la massiccia condivisione via internet di un video delle telecamere di sicurezza del camposanto che li riprendeva in azione mentre danneggiavano la struttura.

Ma non solo i siti cristiani sono oggetto di questi atti di vandalismo. Nel mirino vi sono anche moschee e luoghi di culto musulmani. «Il prezzo da pagare» è il messaggio che viene spesso lasciato dopo gli attacchi, come “firma”, da parte degli estremisti ebrei, che ritengono i cristiani e musulmani colpevoli di aver “sottratto loro la terra”. Un tempo queste azioni si verificavano prevalentemente nelle aree al confine con la Cisgiordania e a Gerusalemme, oggi sono diffuse in gran parte di Israele.

Domenica scorsa, nella chiesa della Flagellazione è stata celebrato un rito di riparazione presieduto dal custode, padre Patton, al quale ha partecipato mons. Tito Yllana, nunzio apostolico per Israele e Cipro, e delegato per Gerusalemme e Palestina, i vescovi William Shomali e Giacinto-Bulos Marcuzzo e il vescovo greco-cattolico di Gerusalemme Yasser Al-Ayyash, oltre al superiore del convento della Flagellazione, padre Giuseppe Gaffurini e tutti i sacerdoti-docenti e studenti del Biblicum. Anche il guardiano musulmano Majid al-Rishq ha condiviso il rito riparatorio.

In questi giorni sono giunte al padre custode numerose attestazioni di solidarietà. Una grande testimonianza di sostegno e di condanna è pervenuta sia da parte delle autorità consolari delle varie nazioni presenti a Gerusalemme, sia da istituzioni, ma soprattutto da gente comune di varie fedi, persino dagli ebrei dell'Associazione Tag Meir – israeliani impegnati ad arginare questa deriva di fanatismo religioso di parte ebraica – che hanno deposto un mazzo di fiori nel luogo dell’atto sacrilego.