• L'INTERVISTA

"Io, italiano in Polonia, ho votato Duda"

Il dottor Maurizio Turchi, laureato a Milano, ha lavorato per anni nelle comunità terapeutiche e ha deciso di trasferirsi in Polonia 8 anni fa. Qualche giorno prima delle elezioni ha scritto una lettera al Corriere della Sera per dichiarare le sue intenzioni di voto per Andrzej Duda. Qui ci spiega il perché.

Andrzej Duda

Le elezioni in Polonia si sono appena concluse con l'elezione di Andrzej Duda. Che significato ha questo risultato, per certi versi inaspettato? Ne parliamo con uno psicologo cattolico italiano, Maurizio Turchi. Il dottor Turchi, laureato a Milano, ha lavorato per anni nelle comunità terapeutiche e, ormai 8 anni fa, ha deciso di trasferirsi in Polonia. Qualche giorno prima delle elezioni ha scritto una lettera al Corriere della Sera per dichiarare le sue intenzioni di voto; una lettera che ha colpito per la passione con la quale è stata scritta, e che ha smontato qualche luogo comune.

Da dove nasce la passione di un italiano per un candidato politico polacco? «Duda ha toccato un tasto per me sensibile, quello della dignità», risponde Turchi: «Il popolo polacco è un popolo molto dignitoso: preferisce spezzarsi piuttosto che piegarsi. Ha usato spesso anche la parola “współnota” (comunità): comunità vuol dire vivere insieme, rispettando le differenze ma anche le proprie caratteristiche. Questi sono valori in cui credo, per questo mi sono schierato. Per usare un'espressione tratta dal libro di Giona, ho voluto piantare un albero, assieme a molti altri che lo hanno fatto in questi mesi e in particolare in queste ultime due settimane».

La vittoria di Duda è stata una sorpresa, almeno per gli italiani. «È stato il frutto di un lavoro titanico. Appena ricevuta la candidatura da parte del partito (PiS, Prawo i Sprawiedliwosc, Diritto e Giustizia) ha cominciato a girare tutta la Polonia con il “Dudabus”, un autobus allestito come ufficio mobile. Duda e il suo staff hanno capito che un’elezione ormai si vince anche con internet, strumento che hanno usato con intelligenza». La vittoria di Duda è anche la sconfitta di Komorowski, il presidente uscente. «Komorowski ha collezionato, sin dall'inizio della campagna elettorale, una serie di gaffe e di uscite a dir poco infelici; ma questo non giustifica il tracollo di 20 punti percentuali (dal 68% al 47%) nelle prefenze. La sua sconfitta ha il volto di Donald Tusk. Tusk ha governato la Polonia dal 2007 al 2014 e gestito il partito PO (Platforma Obywatelska) con una maggioranza del 40%. Ma quando è stato nominato presidente del Consiglio Europeo ha passato l’incarico di premier a Ewa Kopacz. Questo successo politico si è rivelato un'arma nelle mani dell’opposizione, che lo ha accusato di aver ricevuto il premio per essersi sottomesso completamente ad Angela Merkel nelle scelte di politica estera e, soprattutto, economica».

I media italiani descrivono Duda come "ultranazionalista" (Corriere), "nazionalista" (Repubblica) "euroscettico" (La Stampa), "populista" (Corriere e Stampa). Un ritratto da far venire i brividi. Chi è realmente Duda? Da dove viene, che curriculum e che programma ha? Quali cambiamenti dovremmo attenderci? «Duda proviene da una famiglia di accademici, ed è un accademico a sua volta, insegnante nella più prestigiosa università polacca. Fino a pochi mesi fa, con l’eccezione del periodo trascorso come segretario di stato di Lech Kaczyski (che Duda considera un maestro e con il quale c'è assoluta continuità), era un deputato neppure troppo in vista. Il suo programma è fondato su quattro idee guida: rinforzare la famiglia in tutti i suoi aspetti (dagli aiuti per i figli fino ad una pensione dignitosa); aiutare i giovani polacchi a restare in Polonia offrendo loro un lavoro dignitoso; intensificare il dialogo con tutte le sfere della società polacca; ridare alla Polonia una politica estera».

Soprattutto quest'ultimo punto sembra degno di nota, considerato l'appiattimento di Tusk su posizioni tedesche. «La Polonia» spiega Maurizio Turchi, «dopo settant’anni non ha ancora dimenticato di aver perso un quinto dei suoi abitanti in guerra, di essere stato “ceduto” ai sovietici e di aver perso il primato economico, industriale e culturale che aveva prima della guerra per diventare prima colonia sovietica, e poi terra di conquista per i capitali, anche tedeschi, alla ricerca di manodopera qualificata a basso prezzo e di mercato per i propri prodotti. In politica estera Duda è decisamente filostatunitense (vuole le basi Nato in Polonia come scudo contro Putin), ma ha riportato nel dibattito politico il tema degli interessi nazionali. Ad esempio vorrebbe rinegoziare con l'Unione Europea i limiti di emissione dei gas serra, data la ricchezza di carbone del sottosuolo polacco».

La scena politica polacca, dominata da PiS e PO, sembra una anomalia per gli italiani: due partiti considerati conservatori che lottano l'un contro l'altro armati. «Il PO si potrebbe definire moderato ed europeista, ma insegue alcuni standard “moderni ed europei” (ad esempio la fecondazione in vitro, le unioni omosessuali...) senza tenere in considerazione la realtà storica, culturale ed anche umana della Polonia. Il PiS potrebbe essere definito, dagli italiani, un partito nazionalista e populista; per i polacchi è un partito patriota. Le accuse di antisemitismo e di omofobia sono gratuite, e mirate a screditare il partito fondato dai gemelli Kaczynski. Per descrivere le differenze dei due partiti ci vorrebbe un libro intero e comunque mai come in queste elezioni si è visto come siano in continua evoluzione, così come il loro elettorato. Se fino a qualche anno fa era facile identificare i loro elettorati (PO - cittadino, con un buon livello culturale, esterofilo; PiS – rurale e religioso), in questo momento è davvero difficile prendere sul serio lo slogan della campagna elettorale di Komorowski: "La Polonia razionale contro quella radicale".