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Chiesa cattolica

In Vietnam la cerimonia di beatificazione di padre Francesco Saverio Truong Buu Diep

Alla cerimonia presieduta dal cardinale Tagle hanno partecipato decine di migliaia di fedeli provenienti da tutto il paese e da altri stati asiatici

Sono stati decine di migliaia i fedeli che il 2 luglio in Vietnam hanno raggiunto il Centro di pellegrinaggio di Tac Say, nella provincia di Ca Mau, diocesi di Can Tho, per la Messa di beatificazione di padre Francesco Saverio Truong Buu Diep, ucciso in odium fidei da miliziani caodaisti, una setta religiosa, nel 1946. È la prima volta nella storia della Chiesa vietnamita – un “piccolo gregge” di circa 7,5 milioni di fedeli su una popolazione di 102 milioni – che una cerimonia di beatificazione di un martire vietnamita si è svolta nella sua patria. La cerimonia è stata presieduta dal cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e Inviato Pontificio a nome di Papa Leone XIV. I pellegrini sono arrivati da tutto il paese e anche da altri stati asiatici. Circa 2.000 sacerdoti e 70 tra vescovi, arcivescovi e cardinali vietnamiti e stranieri si erano registrati per la concelebrazione eucaristica. È stata la partecipazione più ampia di esponenti della gerarchia cattolica mai registrata per eventi liturgici o comunitari ospitati in Vietnam, evento senza precedenti nella storia di quasi 500 anni, da quando cioè è iniziata l’evangelizzazione del paese. L’agenzia di stampa Fides ha riportato brani dell’omelia pronunciata dal cardinale Tangle. In particolare ha evidenziato come del termine “martire” il cardinale abbia ricordato “il significato autenticamente cristiano, lontano da ogni fascinazione per la sofferenza o da una forma di eroismo mondano, e radicato invece nella testimonianza a Cristo. “Spesso – ha detto – associamo il martirio alla sofferenza e alla morte, ma, come la beatitudine a causa della giustizia e del nome di Gesù, il martirio (marturia) significa rendere testimonianza a Gesù. Il martire proclama la verità su Gesù attraverso le sue parole, le sue azioni e le sue relazioni e la sua disponibilità a morire per la verità di Gesù conferisce maggiore credibilità alla sua testimonianza. Questo fa del martire un missionario per eccellenza”. Richiamandosi alla seconda lettura dalla Prima lettera di Pietro – “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi; tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto” – ha presentato il martire come testimone mite, gioioso e coraggioso che mantiene accesa la luce di Gesù anche quando coloro che rifiutano Gesù cercano di spegnerla”.