• IL CASO

Ilva, ci mancava anche la magistratura "metafisica"

Non solo il governo, anche la magistratura sta combinando pasticci sul caso Ilva. A dirlo sono due ex magistrati del peso di Carlo Nordio e Antonio Di Pietro. Arcelor Mittal deve scegliere se tenere accesi gli altiforni rischiando il reato di disastro ambientale (secondo la Procura di Taranto) o spegnerli rischiando il reato di sabotaggio (secondo la Procura di Milano). Una situazione...metafisica. 

Che il governo stia combinando pasticci su pasticci sul caso ILVA è cosa ormai nota. Ma ora ci si mette anche la magistratura, a combinare pasticci. E non sono di poco conto, e stanno avendo pesanti conseguenze, sia sul futuro dell’acciaieria, sia sul residuo prestigio della stessa magistratura.

A dirlo non siamo solo noi, ma anche due ex magistrati del peso di Carlo Nordio e Antonio Di Pietro. Scrive Nordio sul Messaggero di due giorni fa: "All’Ilva di Taranto il paradosso della nostra legislazione, e della stessa Giustizia, ha raggiunto livelli metafisici. Perchè la magistratura, in nome di una norma, ha bloccato l’attività produttiva, e invece in nome di un’altra norma vuole incriminare chi decide di chiuderla”.

Nordio si riferisce al fatto che la Procura di Taranto impone di fare una cosa che invece la Procura di Milano, intervenuta il giorno prima, vietava di fare. Taranto impone lo spegnimento dell’altoforno 2, su richiesta del custode giudiziario Barbara Valenzano, vicina al presidente pugliese Emiliano. La procura di Milano, proprio per evitare lo spegnimento dell’altoforno di cui si parlava da tempo, prima entra nella causa civile ravvisando "un preminente interesse pubblico", poi apre un fascicolo contro ignoti "per verificare la eventuale sussistenza di ipotesi di reato". Insomma indaga non si sa chi per non si sa quale motivo! 

E questo ha indotto Di Pietro a commentare a Omnibus su La 7: "Quando un pm indaga per vedere se sto per commettere un reato, prima che sia stato commesso, forse significa che c’è già un pregiudizio". 

Di Pietro ha ancora osservato di non aver mai sentito parlare dell’articolo 499, quello che riguarderebbe il "nocumento alla produzione nazionale" su cui indaga la Procura di Taranto, aggiungendo: "Mi sembra una forzatura", forse è un residuo del codice Rocco.

"Tutti sembrano gioire perchè è arrivata la magistratura, ha poi concluso l’ex pm di Mani pulite, ma la magistratura dovrebbe arrivare solamente quando il reato c’è stato, non prima, quando non è ancora avvenuto! La magistratura è come un becchino, interviene se c’è il morto, non prima”. 

“Il risultato è quanto di più paradossale si potesse immaginare”, scrive sul Sole 24Ore Marco Bentivogli, segretario nazionale della FIM. “Se Arcelor Mittal fa quello che gli impone la Procura di Taranto, la Procura di Milano apre un fascicolo. E siccome il governo dice che è illegale, apre un fascicolo pure la Procura di Taranto, che però glielo ha chiesto!”. 

Arcelor Mittal, che è giuridicamente responsabile di quel che accade in ILVA da un anno, deve insomma scegliere se tenere accesi gli altiforni rischiando il reato di disastro ambientale (secondo la Procura di Taranto) o spegnerli rischiando il reato di sabotaggio (secondo la Procura di Milano).

Questa è la situazione all’ILVA oggi.

Questa è - ancora una volta - l’Italia dove le forze politiche litigano, non sanno collaborare neppure di fronte alle emergenze nazionali, e litigano tra loro le forze di governo.  È l’Italia dove la magistratura litiga con la politica e viceversa, dove la magistratura litiga con se stessa.

Questa è - ancora una volta - l’Italia nemica dell’impresa e del lavoro, dedita all’assistenzialismo e al giustizialismo. Eravamo di gran lunga la seconda manifattura d’Europa, ora la Francia sta per superarci, attiravamo investimenti italiani e stranieri, fondamentali per creare posti di lavoro e ricchezza, ora li facciamo scappare.

Eppure ci sono tante energie positive in azione, tanti imprenditori e tanti lavoratori che fanno con passione il loro lavoro, tanta gente che non vuole rassegnarsi alla decrescita felice che felice non è. Cerchiamo di aiutarli, non rassegnamoci al negativo, risollevarci è duro e impegnativo ma deve essere possibile. C’è bisogno del contributo di tutti.