• EDITORIALE

Il segreto di Bergoglio

E' il cuore di un pastore che va a cercare la pecora smarrita nelle periferie geografiche ed esistenziali del nostro mondo. E trovandola le dice anzitutto che è amata da Dio ed è perdonata da Lui se solo si riconosce bisognosa della sua misericordia.

Papa Bergoglio

Per cercare di comprendere come sarà il pontificato di Francesco, è illuminante leggere alcuni passaggi dell'intervento che il cardinale Bergoglio lo scorso 7 marzo tenne alla congregazione generale dei cardinali. Parlò a braccio, ma il cardinale dell'Avana, Jaime Ortega y Alamino, gli chiese il testo e si vide recapitare il giorno successivo dal confratello di Buenos Aires un foglio manoscritto sul quale aveva riportato i punti detti in aula.

«La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di brillare di luce propria; smette di essere il "mistero della luna" e dà luogo a questo male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore che può colpire la Chiesa). Quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri. Per semplificare, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice, che esce da se stessa; la Chiesa "Dei Verbum religiose audiens e fidenter proclamans" (quella che "religiosamente ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio", ndr), oppure la Chiesa mondana che vive in sé, da sé e per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e le riforme che bisogna fare per la salvezza delle anime».

Il passaggio più significativo è contenuto nell'ultima riga. Eventuali cambiamenti e riforme, quelle che tanti porporati hanno chiesto durante le discussioni prima del conclave, vanno fatte «per la salvezza delle anime». L'unico scopo, l'unico obiettivo, dell'azione della Chiesa deve essere quello di raggiungere con il messaggio del Vangelo più persone possibile, deve essere quello di salvare più anime possibile. Sono parole che da sole servono a spazzare interpretazioni parziali o interessate del messaggio del nuovo Papa.

Ha colpito, nella Messa del Crisma che ha celebrato in San Pietro, l'identikit che Francesco ha tracciato del sacerdote: «Il Signore lo dirà chiaramente: la sua unzione è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. L’unzione non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido … e il cuore amaro».

«Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite...».

Il Papa ha messo in guardia dal rischio di «diventare pelagiani», di «minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente. Il sacerdote che esce poco da sé, che unge poco - non dico “niente” perché la nostra gente ci ruba l’unzione, grazie a Dio - si perde il meglio del nostro popolo, quello che è capace di attivare la parte più profonda del suo cuore presbiterale».

«Chi non esce da sé - ha detto ancora Papa Bergoglio - invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: l’intermediario e il gestore “hanno già la loro paga” e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore. Da qui deriva precisamente l’insoddisfazione di alcuni, che finiscono per essere tristi e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini».

Ogni parola e ogni gesto del nuovo Papa rendono evidente questo cuore. Il cuore di un pastore che va a cercare la pecora smarrita nelle periferie geografiche ed esistenziali del nostro mondo. E trovandola le dice anzitutto che è amata da Dio ed è perdonata da Lui se solo si riconosce bisognosa della sua misericordia.

Andrea Tornielli, vaticanista de «La Stampa» e nostro collaboratore, è l'autore di «Francesco. Insieme» (Piemme, pp. 182, 12,90 euro), la biografia di Papa Bergoglio. Il volume ripercorre i momenti salienti dell'elezione di Francesco e i primi passi del pontificato, ma soprattutto racconta la vita del nuovo Pontefice attraverso testimonianze dirette di chi l'ha conosciuto.