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Il ritorno di al-Qaeda

Pianificato attentato anti-Usa in Medio Oriente, sgombrate le ambasciate americane, si temono sequestri di cittadini americani. Assaltate  carceri in Libia, Iraq e Pakistan, con la liberazione di centinaia di qaedisti. E pensare che solo un anno fa al-Qaeda era stata data per moribonda.

Allarme terrorismo

Solo un anno or sono sembrava moribonda, o almeno così la definiva il rapporto del Dipartimento di Stato americano intitolato “Country Report on Terrorism” elaborato dopo l’uccisione di Osama bin Laden e numerosi altri leader dell’organizzazione terroristica. Oggi invece al-Qaeda sembra in pieno “revival” come conferma lo stesso Dipartimento di Stato che ha lanciato l’allarme per una possibile “offensiva d’agosto” contro turisti americani in Medio Oriente, in Nord Africa e nella Penisola arabica. Il presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti, Ed Royce, ha dichiarato alla Cnn che «si tratta di minacce provenienti dal Medio Oriente e dall'Asia centrale legate ad Al Qaeda. Ovviamente verranno prese tutte le misure necessarie per garantire la piena sicurezza al nostro personale civile e militare all'estero». I «terroristi potrebbero decidere di usare una varietà di mezzi e armi e prendere di mira sia obiettivi ufficiali che privati»

A quanto pare è stata una serie di intercettazioni di conversazioni tra esponenti di grosso calibro di al-Qaeda a spingere Washington a diramare l'allerta terrorismo. Nelle conversazioni, i terroristi discutevano di attacchi contro gli interessi americani in Medio Oriente e Nordafrica. Le intercettazioni e le successive analisi fatte dalle agenzie di intelligence, scrive il New York Times, hanno portato a mettere in guardia i cittadini Usa dalla possibilità che Al Qaeda e le organizzazioni affiliate tentino di colpire in agosto. L'allarme rivolto ai cittadini americani in viaggio per turismo o per ragioni di lavoro e ai residenti all'estero è giunto all'indomani dell'annuncio del Dipartimento di Stato sulla chiusura per ragioni di sicurezza di una ventina di sedi diplomatiche in Nordafrica e Medio Oriente.

"Si trattava di qualcosa di molto di più che di una consueta chiacchierata", ha riferito un alto funzionario a conoscenza del contenuto delle conversazioni. L'importanza delle intercettazioni è stata sottolineata anche dal discorso del leader di al-Qaeda, Ayman Al Zawahiri, diffuso martedì sui siti jiahadisti. Al Zawahiri chiedeva di colpire gli interessi americani in risposta alle azioni militari statunitensi nei Paesi islamici e agli attacchi con i droni in Pakistan e Yemen.

Al-Zawahiri, successore di bin Laden alla testa di al-Qaeda, ha minacciato di liberare i 166 terroristi ancora detenuti nel carcere speciale di Guantanamo. “Ci impegniamo di fronte ad Allah" e "non risparmieremo alcuno sforzo per liberare tutti i nostri prigionieri, in testa ai quali vi sono Omar Abdel Rahman, Aafia Siddiqui, Khaled Sheikh Mohammed, e ogni musulmano oppresso ovunque". Più un proclama propagandistico che una minaccia credibile considerato anche lo schieramento di marines che difendono la base navale nella quale è ospitato il carcere.

I qaedisti però potrebbero puntare a sequestrare cittadini statunitensi per tentare poi di scambiarli con alcuni reclusi e del resto la rinnovata vitalità di al-Qaeda è emersa negli ultimi giorni proprio grazie a una serie di attacchi coronati da successo contro penitenziari in Iraq, Pakistan e Libia che hanno portato alla liberazione di centinaia di jihadisti.
 
Il 23 luglio un commando di “al Qaeda in Iraq e nella terra del Levante” ha assaltato a 25 chilometri da Baghdad il carcere di Abu Ghraib, reso celebre dai soprusi sui prigionieri compiuti da militari statunitensi. Per penetrare nelle due strutture del complesso carcerario i terroristi hanno usato mortai e sei kamikaze che si sono fatti esplodere lungo il perimetro consentendo la fuga di circa 500 detenuti. Le autorità irachene sostengono di aver ricatturato due terzi degli evasi ma ammettono implicitamente (con l’arresto di numerosi ufficiali) che i qaedisti hanno potuto agire indisturbati senza che, per tutta la notte, venissero inviati rinforzi in aiuto alle guardie carcerarie.

Le azioni di al-Qaeda si sono intensificate dopo l’asse costituitosi tra i miliziani attivi in Iraq e quelli operativi in Siria  rinforzati da un gran numero di volontari stranieri.
Secondo l’Onu in luglio sono stati uccisi in Iraq 1.054 persone, il mese più sanguinoso dall'arile 2008 (all’epoca le truppe americane presidiavano ancora il Paese) quando furono uccise 1.428 persone. Dall'inizio dell'anno 4.137 iracheni sono morti per azioni terroristiche che hanno colpito soprattutto le province centro settentrionali di Baghdad, Salahuddin, Niniveh, Diyala, Kirkuk e al-Anbar. Il 27 luglio i qaedisti libici hanno attaccato il carcere di Al Kuifiya, a Bengasi. Fonti di Tripoli hanno riferito che all'interno della prigione è scoppiata una sommossa nella quale sono evasi più di mille detenuti, forse con la complicità di alcune guardie. Degli evasi, per lo più criminali comuni, un centinaio sarebbero stati ripresi nei giorni successivi ma pare che molti jihadisti abbiano trovato rifugio presso le milizie che controllano la Cirenaica e che negli ultimi
giorni hanno attaccato più volte le forze militari e di polizia governative.
 

L’ultimo blitz risale al 29 luglio ed è stato compiuto dai talebani pakistani del Tehrik-e-taleban Pakistan (Ttp) contro il carcere di massima sicurezza di Dera Ismail Khan. Con la stessa tattica utilizzata dai qaedisti iracheni, mortai e kamikaze hanno aperto la strada a una trentina di talebani liberando 300 dei 5 mila detenuti inclusi 200 miliziani islamici e 45 comandanti talebani e di al-Qaeda. Sembra uno scherzo ma l’Interpol ha fatto sapere di “sospettare” che dietro i tre attacchi alle prigioni vi sia lo zampino di al-Qaeda, che evidentemente tanto moribonda non è.