a cura di Francesco Boezi
  • PROSEGUE IL VIAGGIO APOSTOLICO

Il Papa in Giappone sulle orme di san Francesco Saverio

Negli anni Cinquanta Jorge Mario Bergoglio, ai tempi in cui era un giovane seminarista a Buenos Aires, sognava di fare il missionario in Giappone. Ieri, da Papa, è arrivato nel Paese nipponico per la seconda tappa del suo XXXII viaggio apostolico. Partito dalla Thailandia, il volo papale ha sorvolato Laos, Vietnam, Cina, Hong Kong e Taiwan prima di arrivare a Tokyo. “Abbondanti benedizioni di pace e di gioia” ha assicurato il Pontefice alla nazione e al popolo cinese nel telegramma di rito inviato a Xi Jinping.

All'aeroporto di Haneda, il Santo Padre ha ricevuto il benvenuto del ministro delle finanze e vice primo ministro, Tarō Asō, e si è poi trasferito nel palazzo della Nunziatura apostolica. Qui ha incontrato i vescovi giapponesi con i quali ha esordito, scusandosi scherzosamente: “Sono entrato senza salutare nessuno; che maleducati che siamo, noi argentini!”. Nel suo discorso, il Papa si è lasciato andare alle memorie personali: “Fin da giovane ho provato simpatia e affetto per queste terre. Sono passati molti anni da quell’impulso missionario, la cui realizzazione si è fatta attendere (...), oggi il Signore mi offre l’opportunità di essere tra voi come pellegrino missionario sulle orme di grandi testimoni della fede”.

Il pensiero di Bergoglio, a 470 anni di distanza dall'arrivo di san Francesco Saverio, è andato ai tanti missionari che nei secoli, in queste terre, hanno dato testimonianza di fede fino alla morte. “Questa offerta di sé - ha detto il Pontefice - per mantenere viva la fede attraverso la persecuzione ha aiutato la piccola comunità cristiana a crescere, a consolidarsi e a portare frutto”. Non poteva mancare un riferimento anche ai cosiddetti cristiani nascosti della regione di Nagasaki che, ha ricordato Francesco, “hanno conservato la fede per generazioni grazie al Battesimo, alla preghiera e alla catechesi". Il papa le ha definite “autentiche Chiese domestiche che risplendevano in questa terra, forse senza saperlo, come specchi della Famiglia di Nazareth”. La Chiesa giapponese è viva perché si è conservata “pronunciando il Nome del Signore e contemplando come Lui vi guidava in mezzo alla persecuzione”.

Ancora una volta, Bergoglio ha voluto sottolineare l'importanza del dialogo e dell'inculturazione nelle modalità di evangelizzazione dei primi missionari in queste terre. Si è poi soffermato sulla consapevolezza di essere una piccola minoranza nel Paese, aspetto che però va considerato come un impulso a evangelizzare con la testimonianza quotidiana. In questa testimonianza quotidiana rientra anche l'assistenza ai lavoratori stranieri che rappresentano la metà dei cattolici nel Paese e che - ha detto Bergoglio - “attestano anche l’universalità della Chiesa, dimostrando che la nostra unione con Cristo è più forte di qualsiasi altro legame o identità ed è in grado di raggiungere tutte le realtà".

Immancabile un accenno alla visita di oggi ad Hiroshima e Nagasaki, le città vittime dei bombardamenti atomici del 1945: nell'agenda del papa c'è l'incontro con “coloro che ancora patiscono le ferite di quel tragico episodio della storia umana”. “La loro prolungata sofferenza - ha aggiunto il Santo Padre - è un eloquente avvertimento al nostro dovere umano e cristiano di aiutare quanti soffrono nel corpo e nello spirito e di offrire a tutti il messaggio evangelico di speranza, guarigione e riconciliazione”.

Quest'osservazione gli ha dato l'opportunità di rimarcare, inoltre, che “il male non fa preferenze di persone e non si informa sulle appartenenze; semplicemente irrompe con la sua forza distruttiva”. Con questo viaggio, ha spiegato Francesco rivolgendosi ai vescovi, “Pietro vuole confermarvi nella fede, ma Pietro viene anche a toccare con mano e a lasciarsi rinnovare sulle orme di tanti martiri testimoni della fede”. (Nico Spuntoni)