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Il ministro degli esteri del Papa a Mosca. Il Vaticano non rinuncia alla diplomazia

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Monsignor Paul Richard Gallagher da oggi a Mosca. Incontrerà anche il suo omologo Serghei Lavrov. Dopo le “aperture” di Francesco si cerca una via diplomatica. Ma sul fronte ecumenico con il Patriarca Kirill il rapporto è tutto da ricostruire.

Ecclesia 24_08_2026

La morte di Francesco non ha cambiato l'approccio della diplomazia vaticana sulla questione russo-ucraina. Lo conferma la visita ufficiale che inizierà oggi a Mosca di monsignor Paul Richard Gallagher e lo impegnerà fino al 28 agosto. Una missione che vedrà il segretario per i rapporti con gli Stati incontrare rappresentanti del patriarcato moscovita e delle autorità russe, compreso il suo omologo Serghei Lavrov.

Alla vigilia della partenza si è preferito tenere i temi di discussione sul piano generale: le relazioni bilaterali, la cooperazione internazionale e una serie di questioni globali. È chiaro che si parlerà della guerra scatenata dalla Russia nel 2022 e che ha provocato grossi scossoni sia nelle relazioni tra Federazione e Santa Sede che in quelle tra cattolici e ortodossi. Non a caso, il «ministro degli esteri» vaticano non andava a Mosca dal 2021. Mai la Santa Sede ha chiuso il dialogo in questi anni, come dimostrato anche dai viaggi dell'inviato speciale per la questione umanitaria, il cardinale Matteo Maria Zuppi.

Ma la condanna dell'aggressione, nonostante le numerose manifestazioni di simpatia e di comprensione da parte di Francesco sgradite a Kiev, ha complicato le cose nell'ambito di rapporti diplomatici che sono stati allacciati formalmente da poco tempo. Era il 2009, infatti, quando avvenne il riconoscimento reciproco dello status di nunziatura apostolica a Mosca e di ambasciata russa presso la Santa Sede. Un traguardo arrivato grazie soprattutto al miglioramento del dialogo col patriarcato di Mosca, da sempre spada di Damocle anche nelle relazioni russo-vaticane.

Oggi è proprio l'aspetto ecumenico ad essere più compromesso: la gerarchia dell'ortodossia russa - già di per sé non certo filoromana - non ha ancora perdonato del tutto la battuta di Bergoglio che in un'intervista definì il patriarca Kirill «chierichetto di Putin». Nel frattempo molto è cambiato e Roma non può contare sull'interlocutore più «amico», quel metropolita Hilarion che per più di un decennio ha guidato la politica estera del patriarcato e che è stato fortemente ridimensionato con lo spostamento a Budapest dopo l'inizio della guerra.

Tra Vaticano e Mosca, specialmente sul fronte ecumenico, è un po' tutto da rifare. E pensare che poco prima dell'invasione dell'Ucraina l'allora Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani stava lavorando per l'organizzazione di un nuovo incontro tra Francesco e Kirill dopo quello storico di Cuba del 2016.

La missione di Gallagher anche tra le autorità religiose di Mosca non è separata da quella con Lavrov perché le relazioni col Cremlino dipendono proprio da una maggiore distensione da parte del patriarcato. E chissà se l'arcivescovo britannico chiederà una spiegazione al ministro degli esteri russo sulla brusca chiusura che nel maggio del 2025 riservò all'ipotesi di colloqui di pace ospitati dalla Santa Sede. «Sarebbe un po' inelegante per Paesi ortodossi discutere in territorio cattolico» disse Lavrov aggiungendo che «lo stesso Vaticano non sarebbe a suo agio». Non aveva tutti i torti e difatti l'idea dei colloqui non era partita dall'interno delle sacre mura, tuttavia quelle parole avevano lasciato l'amaro in bocca in Terza Loggia.

Un altro aspetto del viaggio è l'incontro con i cattolici locali. Su questo fronte si tratta di un appuntamento importante perché da qualche mese la piccola comunità ha perso la sua guida, l'arcivescovo Paolo Pezzi che si è dimesso per motivi di salute dopo 19 anni. L'arrivo di Gallagher servirà a far sentire più vicina la Santa Sede ed avrà come epilogo la messa celebrata nel tardo pomeriggio di giovedì nella cattedrale dell'Immacolata Concezione.

Prima dell'elezione, Prevost era stato netto sulla questione russo-ucraina ed aveva espresso una posizione più perentoria di Francesco nel condannare l'aggressione. Questo convincimento, però, non ha cambiato la politica estera della Santa Sede dopo la sua elezione. Il Vaticano ha scelto il dialogo, non l'isolamento e la visita di Gallagher ricevuto da Lavrov conferma l'apprezzamento russo per questa linea. A Roma, insomma, si è deciso di non abdicare alla missione della diplomazia pur ritenendo ancora prioritaria la questione umanitaria.