• DOPO L'UMBRIA

Il governo va a casa? Non sperateci

Fra tre giorni la travolgente vittoria del centrodestra sarà già archiviata e si parlerà d'altro, così succederà anche se il centro-destra dovesse vincere in Emilia-Romagna il prossimo gennaio. Perché questo governo farà di tutto per restare in sella almeno fino alle elezioni del presidente della Repubblica nel 2022.

Zingaretti, Di Maio e Conte, tutti insieme in Umbria

E adesso che succede? Finalmente il governo rossogiallo si prepara a fare le valige? Calma e gesso, non succede niente, fra tre giorni la travolgente vittoria del centrodestra sarà già archiviata, dimenticata, non se ne parlerà più e il governo continuerà a traballare per conto suo, non certo perchè l’Umbria è passata con Salvini.
Anzi, proprio perché hanno preso una sberla più forte di qualsiasi previsione, gli sconfitti si aggrapperanno al governo come all’unica ancora di salvezza.

C’è la Manovra da far approvare in Parlamento, e questa sarà la prima motivazione forte per resistere! Certo, sarà una battaglia durissima tra i partiti della sinistra, ciascuno ancor più ansioso di piantare qualche sua bandierina, e con i maldipancia di tanti parlamentari ancor più incerti del proprio futuro. Ma approvare la manovra significa arraffare un pò di potere e accontentare qualche clientela: è un’occasione da non farsi sfuggire. E bene o male la manovra sarà approvata.

E poi ci sono le nomine importanti che il governo deve fare nei prossimi mesi (circa 500), un’altra occasione di grande potere che non va regalata al prossimo governo.
Insomma, state certi che nessuno parlerà mai seriamente di andare a casa, nella sinistra e nel M5S: chiacchiere ce ne saranno tante, fumo se serve, ma la poltrona non si molla.
E mi azzardo anche a fare un pronostico per il futuro, dedicato a quelli che dicevano che sì, forse l’Umbria non sarebbe stata decisiva perché la battaglia della verità, lo scontro ‘finedimondo’, quello che deciderà le sorti di tutto, si giocherà in Emilia in gennaio. Se lì il PD e i 5Stelle perdono, dicono anche oggi, cosa gli rimane da fare? Il governo cade e si va alle elezioni.
Non mi va di fare il bastian contrario per partito preso, ma io qualche serio dubbio ce l’ho. Non solo perché il potere rosso in Emilia è un pò più forte (o meno debole) che in Umbria e garantisce ancora una certa tenuta del sistema, e dunque la vittoria del centrodestra non è così sicura.

Ma soprattutto perchè voglio ricordare che il motivo unico per cui questo governo è nato, è di impedire alla destra di prendere la guida del governo, o almeno ritardare il più possibile questo evento, sperando anche in qualche incidente (per esempio una bella inchiesta della magistratura...). E l’obiettivo è rimanere in sella, costi quel che costi, almeno fino a primavera 2022 per eleggere l’ennesimo Presidente della Repubblica di sinistra, perché la sinistra sa che, senza Presidente della Repubblica, è destinata realmente all’estinzione.

E dunque non c’è nulla che possa far cadere questo governo così inviso alla grande maggioranza degli italiani?  Io penso di sì, ma solo un motivo esterno, come potrebbe essere ciò di cui ha parlato ieri il Financial Times, e cioè un conflitto di interesse di Conte dovuto a un suo legame con un fondo di investimento favorito da un provvedimento del Consiglio dei Ministri.
O ancora, quel che succederebbe se gli Usa smentissero ufficialmente ciò che Conte (ancora lui!) ha dichiarato al Copasir la settimana scorsa sul rapporto tra i nostri Servisi segreti.

Il centrodestra dunque deve convincersi veramente che la traversata del deserto può essere ancora molto lunga: vincere le prossime elezioni regionali è una tappa fondamentale, ma ancora più importante sarà governarle bene, queste regioni, per far sentire alla gente la differenza vera con le amministrazioni piddine e grilline!

E poi allacciare i rapporti internazionali giusti: si deve recuperare in Europa, si deve recuperare con gli Usa, e qui il ‘vecchio’ Berlusconi può essere utile. E poi studiare, studiare, studiare, perché quando augurabilmente si andrà al governo, i problemi da affrontare saranno durissimi, sia vecchi sia nuovi, e bisognerà essere veramente pronti.