• PAPA FRANCESCO

Il beato Rolando Rivi ricordato nell'Angelus

Il Papa ricorda il beato Rolando Rivi, martirizzato nel 1945 da partigiani comunisti, in odio alla fede. Lo cita in un Angelus dedicato al Vangelo di questa domenica, sulla forza straordinaria della fede. La fede di Rolando Rivi era cresciuta fino a renderlo pronto al martirio.

Beatificazione di Rolando Rivi

All'Angelus del 6 ottobre Papa Francesco ha ricordato che «ieri, a Modena, è stato proclamato Beato Rolando Rivi (1931-1945), un seminarista di quella terra, l’Emilia, ucciso nel 1945, quando aveva 14 anni, in odio alla sua fede». Il nostro giornale ha spiegato ieri l'importanza storica di questa beatificazione di un seminarista ucciso per odio anticattolico da partigiani comunisti durante la guerra civile. Rivi, ha detto il Papa, era «colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra». Rolando, «giovane martire, eroico testimone del Vangelo» era «un giovane coraggioso, che sapeva dove doveva andare, conosceva l’amore di Gesù nel suo cuore e ha dato la vita per Lui. Un bell’esempio per i giovani!».

Il ricordo del beato Rivi ha preso posto in un Angelus dedicato al commento del Vangelo della domenica, che comincia così: «In quel tempo gli apostoli dissero al Signore: “Accresci in noi la fede!”» (Lc 17,5-6). La fede di Rolando Rivi era cresciuta fino a renderlo pronto al martirio, ma tutti dobbiamo fare nostra la preghiera degli apostoli. «Sì, Signore, la nostra fede è piccola, la nostra fede è debole, fragile, ma te la offriamo così com’è, perché Tu la faccia crescere».

Sappiamo che cosa risponde il Signore a questa preghiera: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe». «Il seme della senape è piccolissimo - spiega il Papa - però Gesù dice che basta avere una fede così, piccola, ma vera, sincera, per fare cose umanamente impossibili, impensabili. Ed è vero! Tutti conosciamo persone semplici, umili, ma con una fede fortissima, che davvero spostano le montagne!». Non ci sono solo i martiri, i santi canonizzati, i beati. «Pensiamo, per esempio, a certe mamme e papà che affrontano situazioni molto pesanti; o a certi malati, anche gravissimi, che trasmettono serenità a chi li va a trovare. Queste persone, proprio per la loro fede, non si vantano di ciò che fanno», ma sono maestre a tutti noi di una fede «accresciuta».

Fra questi maestri di fede ci sono tanti missionari. «In questo mese di ottobre, che è dedicato in particolare alle missioni, pensiamo a tanti missionari, uomini e donne, che per portare il Vangelo hanno superato ostacoli di ogni tipo, hanno dato veramente la vita». Ma tutti siamo, ciascuno a suo modo, missionari: «ognuno di noi, nella propria vita di ogni giorno, può dare testimonianza a Cristo, con la forza di Dio, la forza della fede. La fede piccolissima che noi abbiamo, ma che è forte! Con questa forza dare testimonianza di Gesù Cristo, essere cristiani con la vita, con la nostra testimonianza!».

Questa forza può venire solo dalla preghiera. «La preghiera è il respiro della fede: in un rapporto di fiducia, in un rapporto di amore, non può mancare il dialogo, e la preghiera è il dialogo dell’anima con Dio».

«Ottobre - ha concluso Francesco tornando su un tema che gli è caro - è anche il mese del Rosario, e in questa prima domenica è tradizione recitare la Supplica alla Madonna di Pompei, la Beata Vergine Maria del Santo Rosario. Ci uniamo spiritualmente a questo atto di fiducia nella nostra Madre, e riceviamo dalle sue mani la corona del Rosario: il Rosario è una scuola di preghiera, il Rosario è una scuola di fede!».