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I seggiolini antiabbandono? Perché manca uno statista…

Sull’onda del clamore per i bambini dimenticati in auto, sono stati imposti i seggiolini anti-amnesia (e ora viene fuori che non sono a norma). L’Italia soffre di una mancanza ormai cronica di statisti, capaci di dire no alle decisioni di pancia e a scelte di lungo periodo, anche se impopolari. Come risanare l’economia e favorire la natalità. Che invece viene ostacolata.

La mancanza di statisti è ormai cronica in questo Paese. Gli ultimi ad avere una visione politica lungimirante e strategica sono stati De Gasperi e Togliatti (il secondo molto più del primo), seguiti, ma con tanti punti di distacco, da Andreotti e Craxi. Poi, la discesa è stata inarrestabile. Già la democrazia ha, come malattia d’origine, la fatale ricerca, da parte del politico, dei voti, una ricerca che, inesorabilmente, è destinata a diventare fine a se stessa. Tradotto in soldoni: se faccio la cosa giusta, non si sa se mi rivotano; se faccio la cosa gradita, allora sì. A quel punto, finisce che si legifera sull’onda dell’emotività popolare (non importa se mediaticamente indotta). E il legislatore diventa il notaio della pancia dell’elettorato.

Per esempio, la faccenda dei seggiolini anti-amnesia. Quanti sono i casi di bambini dimenticati in auto? Una decina negli ultimi dieci anni, uno all’anno in media. Tanto è bastato perché questo governo abbia imposto d’urgenza a tutti i genitori di comprare il seggiolino-segnalatore. E subito, cosa che ha mandato nel panico mezza Italia. Non solo. Ora esce che i prodotti in vendita non sono a norma. Ma come, se erano tutti certificati? Sì, ma - si scopre - si tratta di autocertificazione, legale, certo, ma da verificare tramite controlli. Detti controlli dovrebbero partire a dicembre e si vedrà quali oggetti rispettano la normativa e quali no. Nel frattempo, anche il vigile naviga nell’incertezza. Boh. Un tedesco direbbe: all’italiana. Un salviniano direbbe: alla cinquestelle zingarettate.

Mettere mano al risanamento dell’economia? Seeeh! Quella è roba di lungo periodo, che, richiedendo misure coraggiose e drastiche, nel breve fa perdere voti. Questo, tra parentesi, spiega perché le dittature tipo Cina, non dovendo dipendere dagli umori dell’elettorato, possano intraprendere piani a lunga scadenza e vincere sfide economiche epocali. Come dicevano Vianello e Mondaini, noi no. Ma la confusione sul seggiolino col fischio e l’app è il minimo. È proprio l’idea stessa del seggiolino imbracato ad essere anticoncezionale, altro che decrescita demografica.

Uno statista saprebbe che il problema numero uno in Italia è il rischio sparizione, perciò si produrrebbe in politiche pro-famiglia. E come fai a fare più di due figli (c.d. sostituzione, il minimo sindacale) se la macchina ha solo quattro posti? Tre bambini vogliono dire tre seggiolini e ci vuole il pulmino. Le famiglie numerose devono comprarsi l’autobus e almeno uno dei due genitori deve prendere la patente apposita. Tralasciamo l’ipocrisia tipica del politicamente corretto che ti paga, anche coi soldi miei, quanti aborti vuoi, però ti carica di tanti di quegli obblighi se ti azzardi a partorire da farti passare la voglia.

Non erano gli immigrati quelli che dovevano riempire le culle italiane? E, poiché questi fanno i lavori «che gli italiani non vogliono più fare», cioè a bassa remunerazione, li carichi della (pesante) spesa per seggiolini elettronici data la loro numerosa prole? Oppure basterà un reportage televisivo strappalacrime per costringere il contribuente a pagare anche questi? Talvolta, nelle bacheche parrocchiali, si leggono gli elenchi di quel che serve alla Caritas locale. Si trovano bisogni come pentole a pressione e tappeti. Bene, vuol dire che quelli primari sono stati soddisfatti. Prepariamoci a leggere: seggiolini per auto dotati di avvisatore e a norma di legge. E speriamo che, per una volta, non scomodino papa Francesco.