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I Repubblicani hanno perso la Georgia. Ecco perché

Con la fine delle elezioni in Georgia, unico Stato americano ad avere un sistema elettorale a doppio turno, i Democratici hanno vinto una netta maggioranza in Senato. Ora hanno 51 senatori contro 49 Repubblicani. Perché Warnock ha vinto contro Walker (entrambi afro-americani)? I Dems sanno sfruttare meglio gli effetti del Covid.

Raphael Warnock

Con la fine delle elezioni in Georgia, unico Stato americano ad avere un sistema elettorale a doppio turno, i Democratici hanno vinto una netta maggioranza in Senato. Ora hanno 51 senatori contro 49 Repubblicani, allargando di un seggio il loro margine di vantaggio. Le elezioni di metà mandato si sono dunque concluse così: con i Democratici che tengono (e allargano) la maggioranza in Senato, ma perdono la Camera, mentre a livello locale conquistano il governo di due Stati, ma restano complessivamente in minoranza. I Repubblicani, delusi dalla Georgia e dai risultati complessivi, tirano le somme. I risultati di queste votazioni sono motivati da cause di lungo periodo che fanno presagire un cambio di paradigma anche per il futuro.

Prima di tutto, ad essere eletti sono stati tutti senatori già in carica. Si tratta di un risultato sorprendente che è uno degli indici più significativi di quanto la politica sia polarizzata. I Democratici si aggrappano a chi ha già un seggio in Senato, così come i Repubblicani. Nessuno sfidante è stato a tal punto appetibile da conquistare il posto dell’avversario. Su questo hanno ragione i critici di Trump: i suoi uomini, eletti nelle primarie grazie al suo appoggio, non sono stati all’altezza del compito. Ciò è vero anche per le elezioni in Georgia. Raphael Warnock, pastore battista, primo afro-americano ad essere eletto in Senato dai georgiani nelle elezioni suppletive del 2020, ha confermato il suo posto.

Nel caso specifico della Georgia vi sono almeno altre tre ragioni per la sconfitta del candidato repubblicano Herschel Walker, un altro afro-americano (dunque la causa razziale per la sconfitta dell'uno o dell'altro candidato è esclusa). Prima di tutto i soldi: Warnock ha speso tre volte tanto rispetto alla campagna dell'avversario, ricevendo molte più donazioni e sponsorizzazioni. I Democratici li hanno anche spesi meglio, quei soldi. Mentre il Gop si è concentrato sulla televisione, i progressisti hanno pagato agenzie per fare campagne porta-a-porta e vere e proprie catene di S. Antonio del voto: pagare singoli agenti di influenza con il compito di mobilitare decine di altri elettori potenziali. Secondo: i Democratici hanno sfruttato al massimo il voto postale e anticipato, introdotto a causa del Covid nel 2020 anche per gli elettori comuni. Hanno così raggiunto votanti che non si sarebbero mai recati alle urne e hanno compiuto un ricco “raccolto di schede”, come ormai lo chiamano in termini agricolo-elettorali. Secondo una statistica post-elettorale, associazioni vicine al Partito Democratico hanno bussato a 4 milioni di porte per ottenere un voto anticipato postale. Terzo: i Democratici hanno anche saputo usare meglio il sistema giudiziario a loro favore, condannando le contee che non volevano consentire il voto postale e il voto anticipato per tutti, con l’accusa di “soppressione del voto”.

Lo schema che ha consentito la vittoria di Warnock si può estendere a tutti gli Stati in bilico e può indicare anche una tendenza di lungo termine. I Democratici hanno più soldi a disposizione, hanno sfruttato al meglio il voto a distanza e anticipato dovuto alla pandemia e soprattutto hanno argomenti legali più forti per perpetuare questo sistema.

Ma c’è un’altra ragione per cui i Democratici vincono e potrebbero vincere ancora nel 2024, sempre legata al Covid. Ed è il cambiamento demografico. In parte lo spostamento dalle grandi città della costa atlantica agli Stati del Sud è dovuto proprio ai lockdown più rigidi applicati dai Democratici nel Nord. Andando a Sud, molti professionisti e giovani lavoratori urbani hanno potuto godere di maggiore libertà di movimento, pur mantenendo (grazie allo smart working) i loro posti di lavoro. Però, pur godendo della libertà garantita dai Repubblicani, hanno portato con sé il voto per i Democratici. Questa tendenza è iniziata prima del Covid, già nello scorso decennio, quando molti cittadini delle grandi metropoli, vessati dalle tasse, si sono trasferiti in Stati conservatori con tasse più basse e regole per le imprese più liberali. Ma non hanno cambiato idea: si sono portati dietro il loro angolo di inferno fiscale, votando ancora per i loro ex persecutori esattoriali. E questa è una tendenza che ha sicuramente contribuito a ribaltare le previsioni di vittoria repubblicana in Nevada e Arizona (terre di immigrazione dei californiani) ed ora anche in Georgia (terra di destinazione dei newyorkesi). È un fenomeno reversibile, come dimostra bene il voto in Texas, anch’esso terra di immigrazione interna e soprattutto della Florida, dove anche il voto urbano ha favorito i Repubblicani.

Ma è comunque significativo che gli elettori democratici continuino a votare per il loro partito di riferimento, anche quando fuggono dalle condizioni create dallo stesso. Perché è un voto contro Trump, sicuramente. E poi perché è un voto identitario, dunque laicista, pro-aborto, anti-famiglia, multiculturale che ignora i conti della serva.

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