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I problemi del Paese sepolti sotto una coltre demagogica

I grillini festeggiano da giorni il taglio del numero dei parlamentari. La misura permette di risparmiare poco, in compenso crea un conflitto sotterraneo col Pd. E non è il peggio, perché poi resta da nascondere il flop del reddito di cittadinanza, l'Ilva, la Pernigotti, lo scatto dell'Iva. C'è poco da esultare. Eppure la retorica demagogica copre tutto.

Di Maio celebra il taglio dei parlamentari

Nell’era della politica populista e demagogica anche i messaggi che arrivano all’opinione pubblica riflettono l’intento di ammaliarla per nasconderle le verità sulle emergenze del Paese.

Due giorni fa i grillini hanno festeggiato in pompa magna, fuori dalla Camera dei deputati, l’approvazione del taglio del numero dei parlamentari. L’hanno definita una vittoria epocale, ma in verità produrrà risparmi per soli 50 milioni di euro all’anno, con l’aggravante di distorcere la rappresentanza parlamentare, sia sul piano territoriale che della tutela delle minoranze. Il Pd ha ingoiato il rospo, visto che l’anno scorso si era opposto alla riforma, perché in cambio punta a una legge elettorale favorevole. E su questo i grillini, invece, sono spaccati. Quindi non è detto che l’alleanza tra dem e pentastellati duri. Ma tutto questo ai cittadini non viene raccontato. Si usano toni trionfalistici per solleticare lo spirito anti-casta di gran parte della popolazione italiana e si spacciano per svolte storiche quelli che sono soltanto espedienti per la sopravvivenza dell’attuale classe politica.

D’altronde, è un film già visto. Nel settembre del 2018 Luigi Di Maio, all’epoca vicepremier e Ministro del lavoro, si affacciò dal balcone di Palazzo Chigi per annunciare la fine della povertà, a seguito dell’approvazione del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza. Nel febbraio di quest’anno, nell’auditorium Enel di Roma, presentò come un’icona da adorare la prima card per poter ritirare quel sussidio. Sappiamo bene come è andata a finire. Il reddito di cittadinanza si è rivelato un flop perché le offerte di lavoro scarseggiano, i conti dei versamenti dei contributi Inps non tornano e gli aspiranti o sono disinteressati o sono disillusi. Ma intanto gli annunci roboanti hanno procurato applausi al capo politico grillino.

E come dimenticare il tintinnar di manette all’indomani dell’approvazione della legge spazzacorrotti, alla vigilia del Natale scorso. In molti erano convinti che avrebbe efficacemente combattuto la corruzione e sconfitto il malaffare e l’avevano sbandierata come vittoria della legalità. Il giustizialismo grillino si era tramutato in vero e proprio tripudio all’indomani dell’applicazione di quella normativa all’ex Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, tradotto nel carcere di Bollate nel mese di febbraio e poi trasferito agli arresti domiciliari a luglio. I grillini esultarono e si intestarono quel successo parlamentare, sperando di incassare un dividendo elettorale nei mesi successivi, cosa che poi non accadde, considerata la vistosa sconfitta registrata alle europee del maggio scorso.

Infine, più di recente, ha fatto sorridere l’atteggiamento festoso e gioioso degli esponenti del Pd che, subito dopo la formazione dell’attuale esecutivo, hanno parlato di governo di liberazione dal giogo leghista, quasi a voler trasmettere ai cittadini l’idea di una palingenesi culturale e politica anziché di una restaurazione bella e buona come quella realizzata con il Conte bis, grazie alla complicità dei grillini.

Tutta questa enfasi fa impallidire financo la cosiddetta “annuncite” berlusconiana (si ricorderà il milione di posti di lavoro promessi prima delle elezioni del 1994) e la demagogia messa in campo dai governi Prodi degli anni novanta e duemila. Ai cittadini non si parla da tempo della polveriera del debito pubblico sulla quale sono seduti o delle emergenze che sembrano così distanti dal cittadino medio e invece vanno a incidere profondamente sulla qualità della sua vita. Che ne sarà di Alitalia? Entro martedì prossimo occorrerà trovare una soluzione per la compagnia di bandiera italiana e con ogni probabilità, in mancanza di soluzioni di mercato, si opterà per il settimo rinnovo del prestito ponte, questa volta con una cifra di 350 milioni di euro, che graveranno come sempre sulle tasche dei cittadini.

E i cioccolatini che offrì ai giornalisti qualche mese fa l’ex Ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio per annunciare la risoluzione della vertenza Pernigotti, che invece poi si è avvitata nuovamente su se stessa? E lo scoglio Ilva, come verrà superato? Le ricadute di queste vere e proprie “bombe” sociali vengono ancora colpevolmente sottovalutate dai circuiti mediatici.

Sullo sfondo, poi, ci sono le politiche fiscali. Davvero l’Iva non aumenterà su nessun bene di consumo oppure con i soliti giochi di prestigio la si farà crescere su alcune merci andando a incidere sulla condizione di vita del ceto medio? Ed è proprio così sicuro che non verranno aggiunti nuovi balzelli? Davvero c’è poco da esultare e una classe politica onesta e responsabile dovrebbe avere l’accortezza di non continuare ad alimentare l’attuale spirale populista e demagogica, che sarà foriera di guai per le nuove generazioni.