• INTERVISTA/ROBERT SIRICO

Hong Kong, la lotta di Jimmy Lai per la libertà

Jimmy Lai, imprenditore ed editore cattolico, oppositore del regime comunista cinese, è stato arrestato di nuovo a Hong Kong. Rischia 14 anni di reclusione. Robert Sirico, presidente dell'Acton Institute, non ha dubbi: "Jimmy Lai è perseguitato per le sue idee sulla libertà dell’uomo, della stampa, di impresa e di religione". Una causa tutt'altro che perduta, per Sirico è "un fuoco che cova sotto la cenere" che potrebbe ravvivarsi anche nella Cina continentale.

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Jimmy Lai

Hong Kong è sempre meno autonoma e sempre più sotto il tallone del regime di Pechino. Lo dimostra il rapido susseguirsi di notizie di arresti, in questa settimana.

Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam, i giovani leader della protesta democratica, sono stati condannati, rispettivamente, a 13, 10 e 7 mesi di carcere, per organizzazione di una manifestazione non autorizzata. Uno studente dell’università cristiana battista Keith Fong Chung-yin è stato arrestato (con l’accusa di “possesso di luci laser” e “ostacolo alla giustizia” nelle manifestazioni), dopo un’incursione su larga scala della polizia, organizzata apposta per terrorizzare anche i suoi compagni. Arrestati anche i manifestanti che volevano recapitare lettere di solidarietà a 12 attivisti di Hong Kong, arrestati dalla Guardia costiera cinese mentre cercavano di fuggire via mare e ora detenuti in carceri della Cina continentale. Infine è stato arrestato, per la seconda volta in quattro mesi, l’imprenditore ed editore cattolico Jimmy Lai, proprietario del tabloid di opposizione Apple Daily. L’accusa, questa volta, è di “frode” e il giudice ha rifiutato la cauzione. L’imprenditore rimarrà in carcere fino al giudizio, previsto per il 16 aprile prossimo. Rischia una condanna a 14 anni di carcere.

Ad agosto, Jimmy Lai era stato accusato di “collusione con forze straniere”. Per trovare prove di violazione della nuova Legge per la sicurezza nazionale, imposta dal regime di Pechino a Hong Kong, la polizia aveva mandato 200 agenti a perquisire gli uffici dell’Apple Daily, lanciando un segnale chiaro: la libertà di stampa è finita. Jimmy Lai, imprenditore nato e cresciuto nella Cina continentale ed emigrato a Hong Kong, fuggendo dal regime comunista, convertito al cattolicesimo negli anni Novanta, aveva appena ricevuto dal think tank Acton Institute il premio Fede e Libertà, per il suo esempio personale e la sua dedizione alla causa della libertà. La Nuova Bussola Quotidiana ha chiesto un commento sul secondo arresto di Jimmy Lai a padre Robert Sirico, fondatore e presidente dell’Acton Institute.

Padre Robert Sirico, a suo avviso, Jimmy Lai sta subendo una persecuzione per le sue idee politiche?
Penso che chiunque abbia seguito questa vicenda, anche un minimo, non possa dire altro. Jimmy Lai è perseguitato per le sue idee sulla libertà dell’uomo, della stampa, di impresa e di religione. Ricordiamo che i comunisti cinesi sanno molto bene chi sia Jimmy Lai. Sono stati loro ad aver chiuso la sua linea di abbigliamento nella Cina continentale, nel 1989, come conseguenza del suo sostegno alla protesta di piazza Tienanmen, quando aveva fornito ai manifestanti magliette con slogan di libertà. La persecuzione e la reclusione sono tattiche molto usate dai regimi totalitari.

Quando ha incontrato Jimmy Lai per la prima volta?
Ci siamo incontrati nei primi anni 2000, quando l’Acton Institute stava appena iniziando la sua opera in Asia. Nel 2007, l’Istituto aveva prodotto un documentario, The Call of the Entrepreneur, che riguardava anche la storia di Jimmy Lai, cresciuto nella Cina continentale ed emigrato a Hong Kong. In quel documentario, Lai parlava della sua fede e delle influenze culturali che ispiravano la sua attività imprenditoriale.

Quanto è importante la fede di Jimmy Lai nella sua battaglia di libertà?
Questo è un aspetto davvero unico della storia di Lai. E’ dichiaratamente cristiano, convertito al cattolicesimo negli anni Novanta. Le radici della sua difesa della libertà affondano nella dignità della persona umana e nella convinzione che l’etica giudaico-cristiana possa salvare la Cina. Ha anche sostenuto la Chiesa “sotterranea” (fedele al Papa, ndr) in Cina e dice che gran parte della sua battaglia in difesa della libertà dell’uomo sia radicata nella fede cristiana. Questo è un caso veramente unico in Asia.

Perché Lai è importante per il movimento democratico a Hong Kong?
La sua importanza nel movimento democratico è data dal fatto che si tratta di giornalista e di un editore molto noto a Hong Kong, oltre che un imprenditore di punta e, come ha dimostrato, vuole assolutamente sfruttare la sua reputazione e le sue ingenti risorse per promuovere la libertà. Lai comprende l’importanza di limitare il potere dello Stato sulla vita personale, economica e religiosa delle persone. Da questo punto di vista, è un esempio personale di libertà, coerente con la sua filosofia. Avrebbe potuto lasciare Hong Kong in qualunque momento, prima del suo arresto, ma ha scelto di restare e parlare fuori dai denti in difesa della libertà. Per questo ispira molto rispetto nel popolo di Hong Kong, tanto quanto incute timore nei comunisti della Cina continentale.

Ma la battaglia per la libertà di Hong Kong è una causa persa definitivamente?
Non necessariamente ed è per questo che è importante far conoscere al mondo la battaglia di Jimmy Lai. Può essere solo l’inizio di qualcosa di molto più vasto. A dire il vero, i comunisti sono spietati quando cercano di consolidare e proteggere il potere, una tragica caratteristica del comunismo, ovunque sia stato sperimentato. Ma l’anelito umano alla libertà è implacabile. Se altri, nel resto del mondo, giungessero a comprendere cosa sia in gioco nella lotta fra Hong Kong e la Cina continentale, il fuoco della libertà che cova sotto la cenere potrebbe ravvivarsi nuovamente, anche nella Cina continentale. Può darsi che stiamo assistendo a un nuovo momento Solzhenitsin, quando una sola voce parla per il desiderio che arde nel cuore di tutti gli uomini. Può essere il punto di svolta contro i successori sanguinari di Mao. E’ una prospettiva allettante l’idea di una Cina libera e virtuosa che darebbe un grande contributo per promuovere la prosperità e la pace nel mondo.

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