a cura di Stefano Fontana
  • Libertà

Guerra al contante, specchio del nuovo statalismo

Nel nostro Paese c’è già una forte limitazione all’uso del contante. Non mancano però proposte di ulteriore restrizione e qualcuno vorrebbe addirittura l’eliminazione del contante con la creazione di una moneta elettronica ufficiale. Cominciano ad emergere qua è la le proteste e se finora l’argomento è ancora sotto traccia, è realistico prevedere che nel prossimo futuro diventerà centrale e su di esso maturerà uno scontro di civiltà.

La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre temuto l’eccessivo potere dello Stato rispetto alla vera libertà delle persone, delle famiglie e dei corpi intermedi. Le proposte di accentramento del controllo sulle transazioni economiche mediante l’abolizione del contante cadono in un momento particolare, quando le preoccupazioni per un nuovo statalismo stanno aumentando. In tutti i Paesi, non solo europei, ma anche latinoamericani, per non parlare del cosiddetto “modello cinese”, la pandemia è stata adoperata per aumentare e accentrare il controllo statale. In Argentina, per esempio, il governo vuole andare verso una “nuova statalità” e una “nuova normalità” che prevedano la presenza abituale dello Stato anche nei settori della produzione e del consumo.

In Italia la risposta alla pandemia è il congelamento del potere politico, il riaccentramento della sanità e della scuola nelle mani dello Stato, nonostante proprio lo Stato viva un momento di grande debolezza interna per lo scandalo della Magistratura e l’evidente incapacità e impreparazione dei membri del governo in carica.  In una tale situazione proporre un maggior controllo statale sulle transazioni economiche di piccolo taglio risulta addirittura provocatorio.

L’argomento principale che viene portato a giustificazione è che nelle emergenze servono risorse aggiuntive e  non potendo aumentare le tasse, occorre lottare contro l’evasione appunto riducendo o eliminando l’uso del contante. I giornalisti l’hanno chiamata “tassa sul bankomat”: prelevare contante dal proprio conto costerà. Questa giustificazione non è però vera. Dare allo Stato più risorse oggi non è etico né educativo. Significa infatti alimentare lo spreco e le inefficienze che proprio la pandemia da coronavirus ha nuovamente messo in evidenza. Certamente comporterebbe non diminuire il debito pubblico ma aumentarlo e aumentare la possibilità che lo Stato indebitato vada poi a prendere i soldi dai conti correnti dei cittadini. I titolari non potranno prelevare ma lo Stato sì. Bisogna realisticamente tenere conto che se in astratto l’evasione fiscale è eticamente sbagliata, in concreto una sua quota ha permesso di sostenere l’economia reale e familiare in questi momenti di difficoltà. Le aziende chiudono non perché non abbiano lavoro, ma perché lo Stato non paga e perché le tasse sono eccessive.

Durante l’emergenza covid tutti hanno puntato il dito contro la burocrazia della pubblica amministrazione, indicando proprio nelle sue lentezze e nel suo spirito corporativo di autoconservazione l’ostacolo principale per il nostro Paese. Si diceva che bisognava snellire, che la cassa integrazione e i soldi alle imprese non arrivavano, e si indicava il ponte di Genova come salvezza dalle pastoie burocratiche dello Stato. Ora, con un maggior controllo del contante si aumenterebbe l’importanza dell’apparato funzionalistico del potere e uno dei pochissimi spazi residui di libertà verrebbe annullato. Il grande problema dell’Italia è l’eccesso della tassazione e la sua farraginosità (ben 12 gli appuntamenti fiscali a giugno rimandati poi ma di soli 20 giorni). Occorre che lo Stato molli la presa, che semplifichi e che abbassi la tassazione perché è questa la causa principale dell’evasione. Per quanto riguarda invece la grande evasione, beh quella continuerà anche controllando il contante perché segue altre strade.

Va tenuto infine presente che il contante è anche elemento di libertà nella vita familiare, di prossimità, di amicizia, di solidarietà, di quotidianità… tutte forme di relazione economica che hanno bisogno di libertà, di minori controlli perché possano anche essere più efficienti. (Stefano Fontana)