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Gosnell condannato, gli orrori continuano

Carcere a vita per Kermit Gosnell, il medico che uccideva bambini nati vivi dopo l'aborto. Ma mentre un caso si chiude spunta un'altra clinica degli orrori in Texas: bambini nati vivi uccisi in modo barbaro e poi gettati nella spazzatura.

Kermit Gosnell e la sua clinica

Omicidio di primo grado per tre dei quattro casi riguardanti bambini nati vivi dopo un aborto ai quali è stata recisa la colonna vertebrale e omicidio colposo di Karnamaya Mongar, la quarantunenne deceduta nel 2009 durante una interruzione volontaria di gravidanza. Sono questi i principali reati per i quali Kermit Gosnell è stato riconosciuto colpevole da una giuria di Philadelphia.

La vicenda del medico abortista, che nella propria clinica praticava quelli che adesso sono stati ufficialmente riconosciuti come veri e propri infanticidi, ha scosso gli Stati Uniti in merito alla diffusione dell’aborto a nascita parziale. Tale tecnica, con la quale si estrae il corpo del bambino dall’utero ad esclusione della testa e si recide la spina dorsale prima di completare le manovre di espulsione del nascituro, era normalmente utilizzata da Gosnell e dai suoi collaboratori. Fino a spingersi ad uccidere infanti nati vivi.

Per «centinaia di volte», hanno dichiarato coloro che prestavano servizio a Philadelphia, Gosnell avrebbe brutalmente quasi decapitato i neonati. La Nuova Bussola Quotidiana ha già raccontato gli orrori emersi durante le prime fasi del processo: bimbi vivi, adagiati in bacinelle o partoriti nel bagno della clinica e ai quali venivano poi recise la gola o la spina dorsale.

In 21 casi, Gosnell è stato dichiarato colpevole anche per aver praticato aborti oltre il limite legale delle 24 settimane: durante il processo, è emerso come il medico si servisse di ecografi manomessi affinché l’età gestazionale apparisse minore di quella reale.

Il verdetto di colpevolezza, che non riguarda il quarto caso oggetto del processo poiché dalle testimonianze non è stato possibile determinare con certezza se il bambino in questione fosse davvero nato vivo, porterà Gosnell a passare il resto della propria vita in carcere. La pena di morte è stata evitata poiché gli avvocati difensori hanno rinunciato a presentare appello.

Il processo Gosnell ha finalmente squarciato il velo che copriva la vergogna dell’aborto a nascita parziale negli Usa. Probabilmente, proprio sulla scia di quanto è stato portato a conoscenza, nuovi inquietanti fatti stanno venendo alla luce.

Tre impiegate della clinica texana del dottor Douglas Karpen hanno raccontato che il medico uccideva a mani nude, torcendo loro il collo, bambini nati vivi da gravidanze interrotte. Le tre donne, Deborah Edge, Gigi Aguliar e Krystal Rodriguez, hanno fornito anche foto scioccanti, reperibili in rete, che ritraggono due di questi bimbi ai quali è stata tagliata la gola. Altri neonati ancora sarebbero stati soffocati infilando loro le dita nella trachea e poi gettati nei secchi della spazzatura. Le tre collaboratrici del dottor Karpen raccontano anche di parti avvenuti nel bagno, coi bimbi abbandonati nel water e lasciati morire. Come nel caso di Gosnell, Karpen avrebbe praticato aborti oltre le 24 settimane. In attesa che i fatti siano accertati con un regolare processo, la prima impressione – anche grazie alle fotografie – è quella di essere al cospetto di un’altra clinica degli orrori.

Quanto diffusi siano questo tipo di abominevoli omicidi non è possibile saperlo: le testimonianze rese dalle tre donne, come quelle dei collaboratori di Gosnell, fanno pensare ad una routine quotidiana. «Quando l’aborto è legale, cose come queste accadono tutti i giorni», ha dichiarato Mark Crutcher, Presidente di Life Dynamics, l’associazione che ha raccolto i racconti delle collaboratrici di Karpen.
Certamente, l’atteggiamento di tv, giornali e siti di informazione non aiuta a fare chiarezza su questi aspetti. I prolife americani si sono costantemente lamentati con i principali media per aver garantito scarsa copertura, se non addirittura nulla, ai particolari mostruosi che sono emersi durante le udienze del processo Gosnell. 

Anche il Presidente Obama, da sempre favorevole all’aborto a nascita parziale, si è astenuto dal commentare la vicenda, dichiarando che non poteva esprimersi su un processo in corso. Ma, adesso che la colpevolezza di Gosnell è stata accertata, il mondo prolife può esigere una risposta dall’inquilino della Casa Bianca.