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Gli ex gay: rinati con Dio, ignorati da chi ha il potere

Uomini e donne che si identificavano come gay, lesbiche o transessuali, denunciano le norme liberticide all’esame del Congresso, frutto di un assunto tipico dell’ideologia Lgbt: alla “fluidità di genere”, no ai tentativi di ritrovare la propria mascolinità o femminilità. E testimoniano la loro rinascita, resa possibile dall’incontro (liberante) con Gesù.

Negli Stati Uniti ci sono almeno un paio di disegni di legge a livello nazionale, il cosiddetto «Equality Act» (già passato alla Camera, dove il Partito Democratico gode di una netta maggioranza) e il «Therapeutic Fraud Prevention Act» (sotto il cui titolo si fanno rientrare più testi), che rispondono ai desiderata delle organizzazioni Lgbt e, se approvati, limiteranno la libertà di chi semplicemente crede nella complementarità uomo-donna nonché di coloro che cercano di riscoprire la propria identità sessuale.

A denunciare il pericolo sono persone che hanno vissuto su loro stesse questa esperienza di riscoperta, uomini e donne che si identificavano come gay, lesbiche o transessuali, e che pochi giorni fa si sono riuniti a Washington, in 16, davanti alla sede del Congresso, per chiedere ai parlamentari di non ostacolare il cammino di coloro che vogliono un aiuto psicologico o spirituale perché a disagio con la propria attrazione omosessuale o non più convinti di appartenere a un sesso diverso da quello biologico.

Life Site News ha raccolto e filmato diverse delle storie di queste 16 persone, che presentano, pur nella specificità di ognuno, tratti comuni, poiché nei loro racconti si rinvengono spesso traumi nell’infanzia – causati in vario modo da abusi sessuali, shock emotivi e difficili situazioni familiari –, una conseguente fase di confusione sessuale e travagliata ricerca di sé, fino alla scoperta liberante di Dio e del Suo amore.

Così, per esempio, Kevin Whitt, ex drag queen e prostituta, che stima di aver avuto rapporti sessuali con 50.000 uomini, dopo aver patito diversi abusi, «verbalmente, fisicamente e sessualmente», da parte del padre. Kevin testimonia che «odiavo me stesso, odiavo il fatto di essere un uomo», fino a quando, sei anni fa, venne invitato ad andare in chiesa la domenica di Pasqua. «E quello è stato il giorno che ha cambiato la mia vita». E precisa: «Ma quel giorno non sono andato in chiesa cercando un cambiamento […]. Andai da Cristo cercando un rapporto con Dio e una nuova vita», perché «sapevo che ci doveva essere un’altra via». Kevin spiega quindi di non essere mai passato attraverso quella che è chiamata “terapia di conversione” o “riparativa”, essendo stato il suo incontro con Dio a cambiare tutto, «la mia vita», «il mio cuore», «la mia confusione sessuale» e «ho iniziato a guarire da tutte queste cose». Perciò, dice Kevin, «se Dio può cambiare me, Lui può cambiare chiunque».

Tra coloro che hanno vissuto una simile rinascita c’è Elizabeth Woning, cofondatrice di Changed, e con alle spalle un periodo segnato da tendenze lesbiche. Sposata ormai da 14 anni, Elizabeth chiede ai politici di non ignorare nella loro attività legislativa l’esperienza di chi è riuscito ad abbandonare gli stili di vita Lgbt, propagandati come se fossero una via senza uscita. «Abbiamo scelto una strada diversa per le nostre vite», conseguendo «attraverso il counseling professionale o il discepolato basato sulla fede» una «realizzazione che i più presumono sia impossibile». E «molte persone», ascoltando le testimonianze di Elizabeth e degli altri amici di Changed, «cercano ciò che abbiamo».

Le proposte di legge in discussione negli Usa (e in modo simile in tutto l’Occidente) seguono invece la linea del silenziare queste voci e ostacolare chi vuole uscire dall’apparentemente luccicante universo gay. C’è appunto l’Equality Act, che prevede misure liberticide in numerosi ambiti, poiché imporrebbe, come scrive la Conferenza episcopale statunitense, «nuove norme radicali che incidono negativamente sui nascituri, l’assistenza sanitaria, i servizi caritatevoli, le scuole, la privacy personale, l’atletica, la libertà di parola, le libertà religiose e i diritti dei genitori». E c’è il Therapeutic Fraud Prevention Act, che mira in sostanza a bandire le “terapie di conversione”. L’ideologia alla base è chiara: assoluto alla fantomatica fluidità di genere, cioè alla scelta tra una quantità indefinita di generi non corrispondenti al proprio sesso, con incluso il finanziamento pubblico degli interventi chirurgici per la “rettificazione” del sesso; no a chiunque voglia essere aiutato a seguire il percorso inverso, ritrovando la propria mascolinità o femminilità.

Come invece è riuscito a fare Ken Williams, cofondatore di Changed ed ex omosessuale, oggi sposato e padre di quatto figli. Ken evidenzia la contraddizione dei disegni di legge presentati al Congresso: «A quanto pare, noi siamo inopportuni», in quanto «è ok per tutti scegliere la propria identità sessuale, tranne che per noi». E spiega di alzarsi in piedi soprattutto per i minorenni, che sono già le prime vittime dell’ideologia Lgbt e rischiano di esserlo ancora di più. «Che dire del ragazzo di 17 anni che ora si vedrà tolta la possibilità di avere una terapia» o, si chiede Ken, del bambino di 7 anni a cui viene detto di essere «in realtà una ragazza?». Davanti alle menzogne dilaganti, Williams rassicura: «Dio è sul trono, Lui cambia le vite delle persone».

La stessa verità è raccontata da Angel Colon, uno dei sopravvissuti alla strage al night club Pulse di Orlando (2016), che ha abbandonato la sua vita gay e oggi dice che «sì, sono conosciuto come un sopravvissuto del Pulse, ma io voglio davvero essere conosciuto come prova vivente che Dio trasforma le vite». «Il cambiamento è possibile», racconta Angel a Life Site, «e dovremmo avere il diritto di condividere le nostre storie».

Tra le testimonianze c’è anche quella di Kathy Grace Duncan, una donna che aveva deciso di “diventare” un uomo per «salvare le donne», dopo aver assistito ai maltrattamenti del padre sulla madre. Lei stessa venne molestata da un familiare, il che rafforzò il suo proposito di “cambiare” sesso. Da questa confusione sessuale Kathy Grace è venuta fuori 26 anni fa, ricominciando a vivere in accordo con la sua femminilità. «Io sono libera», confida adesso. «Non combatto più con l’attrazione verso le donne. Sono grata al mio Padre celeste, e al mio Signore e Salvatore, Gesù Cristo».