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LA TESTIMONIANZA

Gli attivisti climatici? Sono sette millenariste

Quadri imbrattati, l’ingresso del Senato macchiato, attivisti che bloccano il Grande Raccordo Anulare... ma che c'entrano con la lotta al cambiamento climatico? Quei militanti ecologisti appaiono un po’ come dei fanatici membri di una setta. E in effetti lo sono, secondo Zion Lights, ex portavoce di Extinction Rebellion UK. 

Creato 27_01_2023
Bandiere di XR a Milano

Quadri imbrattati, l’ingresso del Senato macchiato, attivisti che bloccano il Grande Raccordo Anulare e altre vie strategiche creando caos nel traffico: sono le azioni a cui ci hanno ormai abituato gli attivisti ecologisti radicali di organizzazioni quali Extinction Rebellion, Just Stop Oil e ultimamente anche Last Generation (Ultima Generazione, in Italia). Sono movimenti internazionali, composti soprattutto da giovani, non si fermano di fronte a nulla, sono pronti ad azioni sempre più clamorose, oltre i limiti del vandalismo nonostante l’ostentata filosofia nonviolenta. Visti dall’esterno, soprattutto dai cittadini che ne vengono danneggiati (per esempio i pendolari fermati dai loro blocchi stradali, in alcuni casi anche le autoambulanze che arrivano in ritardo…), quei militanti appaiono un po’ come dei fanatici membri di una setta. E non si capisce veramente il nesso fra le loro azioni di sabotaggio e la lotta al cambiamento climatico. La prima conferma che questi movimenti siano, in effetti, molto settari, arriva da una prima defezionista eccellente. Zion Lights, ex portavoce di Extinction Rebellion (XR), ha raccontato tutta la sua esperienza negativa su The Free Press.

XR nel Regno Unito è stato il primo movimento recente ad adottare questa strategia di azioni eclatanti, nonviolente, ma molto destabilizzanti per il pubblico, per attirare l’attenzione sul tema del cambiamento climatico e chiedere politiche più radicali per contrastarlo. Zion Lights vi era approdata nel suo primo anno di vita, nel 2018, dopo una già lunga esperienza in altre associazioni ecologiste, come Camp for Climate Action e da vicedirettrice della rivista ecologista Juno. La Lights, giovane mamma, era apparsa da subito convincente nelle interviste che rilasciava durante le prime azioni di disobbedienza civile (come il blocco del ponte di Waterloo) ed era diventata ben presto portavoce, arrivando a contatto con i vertici del movimento, fra cui il fondatore Roger Hallam.

Proprio osservando da vicino la testa del movimento, ha potuto comprendere la sua vera natura. Come quando, nella sua testimonianza riferisce: «c'era una stanza per il rilassamento nell'ufficio, dove le persone potevano dormire, meditare o farsi massaggiare da volontari. Una volta un amico mi chiamò in quella stanza per parlare dei problemi del movimento. Pensavo che potesse essere un incontro produttivo per parlare di cose che dovevano cambiare - per esempio, la nostra attenzione alla fine del mondo - ma rimasi delusa quando ci fu detto di formare delle coppie e di condividere pensieri l'uno con l'altro. Ci è stato chiesto di meditare e di connetterci a un potere superiore prima di condividere i nostri sentimenti. Si è parlato molto di "unità". Dopo circa dieci minuti di strane pratiche pseudoscientifiche, me ne sono andata con un altro partecipante. Volevo risolvere i problemi, non pregare». In quei giorni, la portavoce si stava rendendo conto che qualcosa non andava nel movimento: che era, di fatto, una setta e il suo fondatore, Roger Hallam «si considerava un profeta».

Ex agricoltore bio, la cui azienda era fallita «a causa di eventi climatici estremi», Hallam «dimostrava di essere un martire attraverso regolari arresti e periodi passati in carcere», per le sue azioni di disobbedienza civile. Ma soprattutto bombardava i militanti, soprattutto, quelli più giovani, con descrizioni allucinanti del mondo post apocalittico: «Roger amava ripetere che guerra, omicidi e stupri di giovani donne su scala globale fossero dietro l’angolo». Il bombardamento di immagini terroristiche sull’effetto del riscaldamento globale era talmente persuasivo che i giovani militanti si convincevano realmente che sarebbero morti prima di compiere i trent’anni. E questa era la parte fondamentale della formazione del gruppo, la motivazione a compiere gesti estremi. «Roger sa che i suoi seguaci, per lo più ragazzi e ragazze, si sentono immensamente in colpa per il loro stile di vita ad alto tasso di emissione di CO2. Sfrutta il loro senso di colpa e la loro ansia per il futuro. Si potrebbe quasi descrivere Roger come il leader di una setta». E «Per funzionare, una setta deve offrire la salvezza», che risiede nell’azione di protesta estrema.

Il carattere settario di questo movimento ecologista riguarda anche gli altri. Come spiega Zion Lights, «Queste qualità sono tipiche del movimento per il cambiamento climatico. Basti pensare a Greta Thunberg, allo stesso tempo un arcangelo e un Geremia, che nel 2019 dice a un forum di Davos: “Voglio che vi facciate prendere dal panico”. Anche lei è fortemente influenzata da XR: nel 2018, a 15 anni, è stata invitata a partecipare alla sua prima assemblea, che ha attirato più di mille persone nella piazza del Parlamento di Londra per una “Dichiarazione di ribellione”. Da allora ha amplificato il messaggio di apocalisse imminente ai suoi 5,8 milioni di followers su Twitter e non solo, costruendo nel frattempo il suo culto della personalità».

Al terrore si accompagna l’indifferenza nei confronti dei danni collaterali delle proteste. Un’opera d’arte viene danneggiata? Un’ambulanza ritarda a causa di un blocco stradale? I lavoratori sono costretti a tardare per il traffico creato dagli attivisti? In un certo senso la risposta è “bene così”. «La distruzione è il nostro mestiere. Questo è ciò che il cambiamento climatico porterà in ogni caso, e la gente ha bisogno di vederlo», rispondeva un dirigente del movimento ad una perplessa Zion Lights, difendendo l’azione di blocco della metropolitana di Londra.

È il terrore per il futuro a far da collante, non la ricerca della soluzione. Uscendo dal movimento e rompendo con i suoi fondatori, Zion Lights ha perorato la causa dell’energia nucleare quale energia pulita, in una sua nuova associazione. Per questo è stata accusata pubblicamente dai suoi ex compagni di lotta di essere una “negazionista climatica”. «I miei vecchi colleghi vogliono la decrescita, perché le persone debbano vivere con meno. Preferiscono la vecchia retorica ambientalista del senso di colpa e dell'autoflagellazione».