• CASO ROTHERHAM

Giustizia per la laburista calunniata dagli anti-razzisti

Sarah Champion, deputata laburista, nel 2017, aveva denunciato le ripetute violenze sessuali sulle minorenni a Rotherham, ad opera di bande di pakistani. Era stata accusata di razzismo dall'associazione Just Yorkshire, con un rapporto ad hoc. Ora un'indagine rivela che quel rapporto era falso, e l'associazione ha chiuso i battenti

Sarah Champion

Non poteva non essere Andrew Norfolk a dare per primo la notizia della cancellazione della Just Yorkshire, uno dei più noti enti benefici della Gran Bretagna. La Charity Commission for England and Wales - l'ente governativo che risponde direttamente al Parlamento inglese che regola le organizzazioni benefiche - nelle scorse ore, ha di fatto bandito l'esistenza dell'ente caritativo che più di altri, negli ultimi anni, ha determinato il destino di alcune politiche, oltre che vite. Anche se poi la Just Yorkshire, poco prima di ricevere l'onta, si è auto sospesa. 

L'organizzazione che si occupava di diritti umani, questioni razziali e antiterrorismo s'è legata a Sarah Champion, ai fatti di Rotherham, alle bande di pakistani e, inevitabilmente, a Andrew Norfolk - il giornalista che ha scoperto e seguito da vicino lo scandalo degli abusi sessuali ai danni di migliaia di bambine e ragazzine in lungo e in largo l'Inghilterra per mano di gang islamiche. Quando, infatti, il deputato laburista Sarah Champion - ministro ombra delle pari opportunità - nell'estate del 2017 scrisse un lungo editoriale per denunciare il grave problema che affligge l'Inghilterra da anni, le "bande di pakistani", lo spettro dell'islamofobia si animò per scatenare un putiferio. L’allusione dell'ex parlamentare fu alle gang islamiche che la stampa internazionale ha ribattezzato come "asiatiche" e che da oltre quindici anni hanno aperto letteralmente una caccia alle ragazzine bianche inglesi oggetto dei loro pruriti sessuali. "L’Inghilterra ha un problema con i pakistani che violentano e sfruttano ragazzine bianche. L’ho detto. Ciò mi rende una razzista? O semplicemente una che è disposta a dare un nome al problema per quello che è?", fu l’incipit dell’articolo che le costò il posto in Parlamento. Una denuncia pesante come un macigno per un Paese che per oltre quindici anni ha insabbiato i fatti di Rotherham e che a distanza di anni ancora non è riuscito a liberarsi di quello scandalo. Ma Sarah Champion non solo venne accompagnata alla porta da Corbyn, praticamente il giorno dopo, divenne anche oggetto di un lungo e astioso rapporto firmato proprio dalla Just Yorkshire.

La pubblicazione del rapporto mise alla berlina l'ex deputata che aveva denunciato un problema che in Gran Bretagna non passa. Anche perché aveva toccato con mano il dramma:  prima di essere eletta aveva lavorato in un ricovero per bambini nella Rotherham degli abusi sessuali targati islam. Quel rapporto, così spudorato, puntò troppi riflettori sull'ente benefico e la Charity Commission si vide costretta ad aprire un fascicolo per le troppe anomalie che emergevano dal rapporto. A distanza di due anni dalle indagini è stato rivelato un enorme conflitto d'interessi e pagamenti non autorizzati dai fondi dell'ente, 6000 sterline, a un fiduciario per lavorare all'incriminato rapporto. Tutto incentrato sul pericolo di razzismo, e in particolare di islamofobia, il dossier accusava l'ex parlamentare laburista di "abusi razzisti" contro la comunità pakistana. A corredo della tesi l'associazione diffuse anche un sondaggio online che evidenziava proprio come l'articolo della Champion avesse portato ad un "aumento dell'abuso razzista sia verbale che fisico" in tutto il Regno Unito. Ma proprio quel sondaggio fece rizzare le antenne della Commissione governativa insospettita sul come erano state condotte le indagini. Dei metodi poco trasparenti sul modo di ottenere informazioni e delle conclusioni raggiunte su sole "36 interviste". Il rapporto arrivò persino a collegare l'editoriale della Champion a due omicidi a sfondo razziale nel Paese - ma senza alcun fondamento né dettagli. 

Niente di quello che la Just Yorkshire aveva prodotto corrisponde a verità, era stata anzi un'operazione di linciaggio mediatico menzognera costata all'ex deputata anche la scorta notte e giorno. A settembre la Commissione di governo aveva già fatto notificare un primo avvertimento relativo a tutte le irregolarità riscontrate. Ma lo scorso dicembre il sedicente ente per l'antirazzismo continuava a scagliarsi brutalmente, servendosi dei suoi canali social, contro la Champion, The Times e il suo giornalista Norfolk che hanno seguito dal primo momento tutta la vicenda. Ma si accorsero presto di averla fatta troppo grossa e prima che l'ente di governo che si occupa delle varie Ong e Onlus decretasse il funerale, con le conclusioni sopra riportate, nel silenzio la Just Yorkshire chiudeva i battenti, ufficiosamente, da sé. Ormai certa di quello che sarebbe successo.

L'ex presidente dell'ente benefico, Nadeem Murtuja, che nel 2017 aveva accusato personalmente la Champion di condotta "al confine con il razzismo su scala industriale" e che ha firmato personalmente quel rapporto, è adesso direttore esecutivo delle comunità del consiglio comunale di Oxford, secondo quando riporta The Times. E oggi dichiara di accettare la decisione della Charity Commission for England e Wales, ma di esser certo del fatto che il loro rapporto benefico sia stato mal interpretato.

Quanto emerso in queste ore ha non poco sollevato la Champion. Ha espresso la gioia per la fine di un brutto capitolo "che sembrava scritto al solo scopo di minare definitivamente la mia relazione con il Paese". Ma resta un brutto precedente, che racconta quanto può costare la denuncia dell'islamizzazione di un Paese.