• L'INTERVISTA

Giustizia da Recovery: riforma indispensabile per l'Italia

«1000 giorni per l'Appello, 1500 per la Cassazione: con numeri così con quali prospettive si avvicineranno gli operatori economici all’Italia? Ecco perché l’efficienza della macchina della giudiziaria è essenziale per la ripresa, ma il capitolo giustizia è stato affrontato inadeguatamente nel Recovery plan». La Bussola intervista il giurista Francesco Farri del Centro Studi Livatino: «Riforma delle commissioni tributarie, aumento dei tribunali ordinari e digitalizzazione». Appunti per il nascente governo Draghi e per il ministro della Giustizia Cartabia.

Una delle cause conclusive che hanno determinato la caduta del governo giallorosso è stata la sostanziale mancanza di accordo sui contenuti del piano nazionale di utilizzo delle somme che l’Unione Europea potrà mettere a disposizione degli Stati membri tramite il così detto Recovery Fund. Il primo banco di prova del nuovo governo e del ministro della Giustizia Cartabia sarà proprio quello di finalizzare questo piano. Il Centro Studi Livatino ha presentato, nei giorni scorsi, un dettagliato documento che dimostra l’inadeguatezza del piano del governo giallorosso con riferimento allo specifico settore rappresentato dalla giustizia. Può essere consultato integralmente sul sito. Ce ne illustra i contenuti Francesco Farri, avvocato, docente universitario e membro del Centro Studi Livatino.

Avvocato Farri, qual è il collegamento tra Recovery Fund e settore giustizia?
Il Recovery Fund, o più propriamente il complessivo piano Next Generation EU, di cui il Recovery è parte, prevede lo stanziamento di somme del bilancio europeo ai Paesi membri, tra cui l’Italia, per il perseguimento di una serie di finalità riassunte nei concetti di “ripresa e resilienza”. Per resilienza si intende la capacità di affrontate e superare eventi di crisi. L’efficienza della macchina della giustizia è una componente essenziale per consentire una ripresa rapida ed equa e per porre il sistema Italia in condizione di affrontare nuovi eventuali momenti di crisi senza la paralisi che ha caratterizzato il confinamento del 2020. Per questo, a pieno titolo il capitolo giustizia merita di entrare a far parte degli investimenti consentiti dal Recovery Fund.

Intende dire che l’efficienza del sistema giudiziario ha un’incidenza diretta, oltre che sui diritti delle persone, anche sull’economia nel suo complesso?
Esatto, poiché essa incide sulla competitività del Paese: l’incertezza e l’inefficienza del sistema giudiziario rappresentano, infatti, fra le principali ragioni che scoraggiano i possibili investimenti privati – anche stranieri – in Italia, venendo così a costituire un decisivo fattore di freno per la crescita economica del Paese. Pensi che, secondo i dati del Consiglio d’Europa, per la decisione di una causa in appello in Italia occorrono in media quasi mille giorni e in Cassazione quasi 1.500 giorni. Con quali prospettive possono avvicinarsi gli operatori economici all’Italia in un contesto in cui, per avere giustizia, ci vuole un tempo del genere? Per questo la ripresa economica passa anche e certamente dal comparto giustizia.

Anche il piano presentato dal governo giallorosso prevedeva lo stanziamento di fondi per la giustizia, non è così?
Sì, ma ha affrontato la questione in modo inadeguato sia per gli importi stanziati che per le tipologie di interventi previsti. Per affrontare misure problematiche strutturali, esso concepisce allo stato esclusivamente misure eccezionali e di “rattoppo”. Non scendo in questa sede nel tecnicismo, ma rinvio per chi volesse approfondire al documento del Centro Studi Livatino

Come è stato possibile che siano state inizialmente proposte misure così inadeguate?
Credo che la circostanza per cui l’Italia, negli ultimi anni, si è sempre trovata a dover risparmiare spesa pubblica, con manovre finanziarie di breve respiro, abbia in certa misura fatto venir meno la capacità di visione su come spendere in modo ottimale risorse importanti. Alla cultura del risparmio nelle spese correnti, faticosamente raggiunta in questi anni e che ha condotto al fondamentale risultato dell’avanzo primario, dovrà quindi aggiungersi una visione di spesa pubblica efficiente da cui dipenderà molto della futura capacità del Paese di restare, o rimettersi, al passo delle Nazioni più avanzate.

Possiamo finalmente permetterci un rilassamento, dopo aver tirato la cinghia?
Non è così. La capacità di investire non deve sostituirsi, ma aggiungersi alla cultura della parsimonia e del risparmio quotidiano. Il nostro Paese, col suo debito, è come una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese. Se arrivano delle risorse straordinarie, vanno investite al meglio, non darsi all’euforia ossia a spese improduttive. Le difficoltà finanziarie strutturali del nostro Paese rimangono e continueranno a gravare in modo importante sulle future generazioni. Inoltre, va tenuto conto che il saldo netto dei fondi del Recovery Fund sarà certamente inferiore all’importo di 209 miliardi di euro di cui si parla, poiché l’aumento di volume del bilancio europeo non sarà finanziato esclusivamente tramite gli eurobond, ma anche tramite un aumento dei contributi a carico degli Stati membri. Per cui il rigore di bilancio va mantenuto e le somme ricevute investite nel modo più razionale ed efficiente possibile.

Tornando al tema della giustizia, cosa occorre allora affinché essa in Italia possa funzionare in modo efficiente?
Occorrono riforme strutturali, riforme a costo zero e riforme da finanziare. A grandi linee, potremmo dire che le riforme strutturali sono quelle che attengono all’ordinamento della giustizia nel suo complesso: si tratta di quelle che vanno al cuore del potere giudiziario con il fine di minimizzare il rischio che si ripetano vicende simili agli scandali degli ultimi anni. Consiglio a tal riguardo la lettura del libro del Centro Studi Livatino, In vece del popolo italiano. Le riforme a costo zero sono in generale quelle tecniche processuali, attinenti ai riti e agli adempimenti processuali. Sono quelle cui di solito ci si riferisce quando si parla di “riforma della giustizia”. Le riforme da finanziare sono, invece, quelle su cui occorre concentrare l’attenzione in questa fase di elaborazione del piano di utilizzo delle somme del Recovery Fund.

Cosa propone, a quest’ultimo riguardo, il Centro Studi Livatino?
Guardi, possiamo individuare quattro temi essenziali. I primi due, indifferibili, sono, da un lato, la riforma delle Commissione Tributarie, con creazione di una magistratura tributaria professionale, e, dall’altro lato, l’aumento nei Tribunali Ordinari (civile e penale) del numero dei magistrati e degli ausiliari, ossia cancellieri e ufficiali giudiziari. Senza questo, nessuna riforma dei processi è destinata ad avere successo. Il numero dei togati e dei cancellieri è attualmente sottodimensionato rispetto alle esigenze della macchina della giustizia. Non sempre la soluzione più semplice deve per forza considerarsi semplicistica o errata: e, nel caso della giustizia civile e penale italiana, la soluzione di aumentare il numero di giudici e il personale addetto costituisce l’investimento più importante da svolgere in questo comparto per le finalità del Recovery. Il terzo ambito è il completamento della digitalizzazione: mentre in ambito civile il processo è ormai interamente digitalizzato, non sempre sono possibili da remoto gli adempimenti dei cancellieri e degli ufficiali giudiziari. Questo può bloccare il lavoro dei giudici, come avvenuto durante il confinamento della scorsa primavera. In materia penale, inoltre, lo sforzo per la digitalizzazione dovrà essere ancora maggiore. Infine, l’occasione del piano di ripresa deve essere utilizzata anche e specificamente per rendere l’esecuzione della pena più conforme ai principi di tutela della dignità della persona, attraverso l’acquisto di braccialetti elettronici, regole di trasparenza nella loro acquisizione e nella loro operabilità (spesso ci sono e non sono utilizzati), l’implementazione di percorsi efficaci di rieducazione e reinserimento al lavoro e, da ultimo, la costruzione di nuovi istituti penitenziari. Questi, in sintesi, i temi illustrati più approfonditamente nel documento del Centro Studi. Il sistema giustizia è determinante non solo per la tutela dei diritti della persona ma anche e più in generale per la competitività del Paese: l’occasione del Recovery Fund non può esser persa.