Giornata mondiale del rifugiato, occasione buona per fare chiarezza
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Il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato, istituita dall'Onu nel 2001. Un'occasione per far chiarezza, in un periodo in cui la richiesta di asilo è un diritto abusato da milioni di immigrati illegali. Tutti i numeri del rapporto 2026
Ogni anno il 20 giugno ricorre la giornata mondiale del rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite nel 2001 per celebrare i 50 anni della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. La Convenzione infatti, entrata in vigore nel 1954, era stata approvata dall’Onu nel 1951. Da allora costituisce la base giuridica dell’assistenza ai rifugiati, vincolante per i 146 paesi che ne sono membri, tra i quali figura l’Italia.
Il principio cardine della Convenzione è quello del non respingimento di chi rientra nella classificazione di rifugiato e quindi innanzi tutto definisce chi sono i rifugiati. L’articolo 1 spiega che il termine “rifugiato” si applica a chiunque si trova fuori dal proprio paese essendone fuggito perché temeva per la propria vita e la propria libertà, perseguitato per razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale, opinioni politiche.
Seguono 45 articoli. L’articolo 33 afferma: “nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate”, con una unica eccezione. L’articolo 32 afferma infatti che “gli Stati Contraenti possono espellere un rifugiato che risiede regolarmente sul loro territorio soltanto per motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico”.
L’articolo 31 conseguentemente stabilisce che “gli Stati Contraenti non prenderanno sanzioni penali, a motivo della loro entrata o del loro soggiorno illegali, contro i rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate nel senso dell’articolo 1, per quanto si presentino senza indugio alle autorità e giustifichino con motivi validi la loro entrata o il loro soggiorno irregolari”.
È fondamentale fare chiarezza su chi può chiedere asilo e ottenere lo status giuridico, personale di rifugiato. Lo è soprattutto oggi, dopo anni durante i quali di questo diritto inviolabile, assoluto, milioni di persone hanno abusato; e continuano ad abusarne: si presentano senza documenti ai confini di un paese, dicono di essere in fuga da persecuzione e guerra e chiedono asilo, ma si tratta di un espediente per non essere respinti, l’esame delle loro richieste rivela poi che hanno dichiarato il falso. In Italia di sedicenti rifugiati ne sono arrivati centinaia di migliaia, con il risultato di una crescente confusione che genera reazioni contrastanti: c’è chi a ogni espulsione, per quanto legittima, accusa il governo di violare il diritto internazionale e gli italiani di essere egoisti e chi invece, esasperato, ormai vorrebbe “remigati” tutti gli stranieri arrivati in Italia senza documenti.
La giornata mondiale del rifugiato vuole, e dovrebbe essere, l’occasione – per mass media, scuole, associazioni, enti locali… – di parlare nei giusti termini dei rifugiati, raccontare la loro dolorosissima condizione, informare sulla loro situazione in Italia e nel mondo. A questo fine ogni anno, nei giorni precedenti, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr, l’acronimo inglese) pubblica un rapporto completo e dettagliato sullo stato, nell’anno trascorso, non solo dei rifugiati, ma di tutti i profughi, inclusi quelli, che sono la grande maggioranza, che nel cercare di mettersi in salvo non superano i confini dei rispettivi paesi, e per questo sono chiamati profughi interni o sfollati.
Il rapporto 2026 riporta una buona notizia. Nel 2025 il numero dei profughi, per la prima volta dopo molti anni di costante crescita, è diminuito: da 123,2 milioni nel 2024 sono scesi a circa 117,8 milioni. Come negli anni passati, tanti sono gli sfollati, 68,7 milioni. I rifugiati sono 41,6 milioni: 35,6 milioni sotto mandato dell’Unhcr e 6 milioni, i palestinesi, sotto mandato dell’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente). A questi vanno aggiunti nove milioni di richiedenti asilo.
Un dato su cui l’Unhcr richiama l’attenzione è quello relativo al numero di profughi minorenni. Secondo le stime sono circa 45 milioni, il 38% del totale, una parte dei quali nati profughi. L’Unhcr calcola che tra il 2018 e il 2025 in media ogni anno siano nati 305mila bambini da genitori sfollati o rifugiati.
Altri dati rilevanti, e in continuità con gli anni precedenti, riguardano la nazionalità dei rifugiati e i paesi che li ospitano. Circa due terzi di quelli sotto mandato dell’Unhcr provengono da cinque paesi soltanto: 6,5 milioni dal Venezuela, 5,2 milioni dall’Ucraina, 4,9 milioni dalla Siria, 3,7 milioni dall’Afghanistan e 2,8 milioni dal Sudan. Quanto ai paesi ospiti, circa un terzo dei rifugiati si trovano in cinque paesi: Colombia, 2,8 milioni, Germania, 2,7 milioni, Turchia, 2,4 milioni, Uganda, 1,9 milioni e Iran, 1,7 milioni.
Per quel che riguarda l’Italia, alla fine del 2025 il nostro paese ospitava più di 132mila tra rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria (la protezione internazionale istituita dall’Unione Europea per persone alle quali non può essere concesso lo status di rifugiato), 234mila richiedenti asilo e poco più di 60mila ucraini sotto protezione temporanea. Va aggiunto che l’Italia è da sempre uno dei maggiori finanziatori dell’Unhcr, con un contributo annuale in media di oltre 67 milioni di dollari che nel 2025 sono stati destinati principalmente a Ciad, Egitto, Iraq, Libano, Libia, Niger, Sudan e Uganda.
