a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Ghar wapsi, gli induisti convertono in massa i dalit e i tribali cristiani

Nello stato indiano dell’Andhra Pradesh i nazionalisti indù hanno lanciato una campagna “Ghar wapsi”, “Ritorno a casa”, un programma di ritorno all’induismo dei dalit e dei tribali convertiti al Cristianesimo. Il 20 ottobre nel tempio Sri Veerabhadra Swamy di Srisailam i membri della cellula statale del partito di governo, il Bharatiya Janata Party, hanno convinto circa 500 cristiani dalit a non andare più in chiesa. “Li hanno costretti a giurare fedeltà alla religione indù – sostiene Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians – la vera intenzione è terrorizzare dalit, adivasi (tribali, n.d.A.) e altre classi svantaggiate pe scopi politici. I gruppi che un tempo erano considerati ‘intoccabili’ e oppressi, ora vengono costretti a partecipare a questi programmi. I tribali non sono mai stati indù, quindi è una grande ingiustizia forzarli a rituali di riconversione. Per i dalit poi, è un ritorno all’intoccabilità”. Darsanapu Srinivas, il radicale indù che ha guidato il programma di riconversione in Andhra Pradesh, durante la cerimonia al tempio, ha ribadito che  il Cristianesimo una “religione straniera”, praticata da “missionari che attirano con l’inganno i dalit e i tribali” e agiscono per interessi personali: “non dobbiamo consentire – ha detto – che la nostra ricca cultura, la nostra eredità e le nostre pratiche religiose siano invase da religioni straniere per raggiungere guadagni temporanei”. In India le conversioni al Cristianesimo, replicano i missionari, avvengono sempre per convinzione profonda e libera scelta. Se fossero indotte o provocate a forza – osserva Sajan K George – non sarebbero valide.