• SICILIA

Famiglia, mettiamoci una Crocetta sopra

Il governatore Crocetta ha deciso di aprire i cordoni della borsa (ormai vuota) siciliana per aiutare tutte le coppie, anche quelle non sposate civilmente. Bonus bebé, assegni mensili, mutui agevolati. Dove puzza tanta generosità?

Rosario Crocetta

La Regione Sicilia ha approvato da qualche giorno il nuovo piano finanziario dal quale spicca la concessione di bonus e agevolazioni economico-fiscali per le famiglie e le coppie di fatto. Proprio così: l’una e l’altra, la differenza pare non ci sia… e non sembra esserci nemmeno se si tratta di coppia omo o eterosessuale.

Dal bonus bebè al reddito minimo, dall’assegno mensile all’agevolazione per l’accensione del mutuo sulla prima casa: alcuni milioni di Euro saranno pescati da un fondo regionale (chissà quale, poi, in una Regione sull’orlo della bancarotta) e destinati in favore delle coppie giovani e con difficoltà economiche, anche se non sposate civilmente. Come, nel concreto, si inseriranno nella lista dei beneficiari sia famiglie che coppie di fatto e con quali criteri si preferiranno le une alle altre non è dato ancora sapere.

Sul sito ufficiale della Regione siciliana non si trova ancora il verbale dell’assemblea di approvazione del piano finanziario (passato, per la cronaca, con un’abbondante prevalenza di voti favorevoli) né il testo ufficiale del provvedimento, ma le festanti parole di gaudio del Governatore Crocetta non lasciano spazio a dubbi sulla veridicità e l’imminente attuazione di questa notizia: «Mi pare davvero una norma rivoluzionaria che dimostra come la Sicilia possa essere all'avanguardia in Italia».

Conoscendo la Sicilia, vengono in mente mille e un ambito del sociale isolano in cui si sarebbe potuto scegliere di investire altrettanto proficuamente nuovi fondi, per non parlare poi della situazione disastrata della sanità siciliana; ad ogni modo tanto di cappello se si sceglie di promuovere la famiglia e il suo welfare, incentivando la nascita di nuovi bebè.

Il problema, in realtà, è questo e solo questo: se uno - o meglio due - scelgono di non formare una famiglia perché bisogna trattarli come famiglia? Se uno insiste nella sua scelta di non sposarsi, o risposarsi, perché parificarlo a chi è già sposato. Sembra banale… e infatti lo è: ancor prima che giuridico, lo sgambetto è sul piano logico, perché non sia mai detto che due situazioni differenti vadano trattate allo stesso modo. Forse chi sottoscrive un contratto di locazione intende acquistare un appartamento? No certo, intende appunto prenderlo in affitto, altrimenti avrebbe fatto ricorso a un contratto di compravendita. E allora, vien da chiedersi, perché chi non sceglie il contratto di matrimonio per chissà quanti e quali motivi, deve vedersene riconosciuti lo stesso gli effetti?

Rendere tutto e tutti uguali non significa compiere vera giustizia. E se si sceglie di parificare situazioni diseguali si contravviene al dettato costituzionale, che impone di promuovere una sola di queste due realtà, vale a dire la famiglia fondata sul matrimonio. E se si parla di metter mano addirittura alla Costituzione di certo non basta l’autorità e la competenza del Governatore Crocetta.

Ma torniamo alla decisione della Regione Sicilia: benefici e sgravi verranno riconosciuti alle coppie regolarmente iscritte da almeno un anno negli appositi registri comunali. E mentre Crocetta annuncia con impeto la prossima mossa della sua Amministrazione (cioè rendere obbligatorio in ogni Comune siciliano il registro delle unioni civili) non si può far a meno di pensare che forse un anno è un po’ poco, rischiando di diventare facile scorciatoia per assicurarsi un buon tasso di interesse sul mutuo e poi, dopo un anno, ciascuno per conto suo. A chi farà di sicuro notare che anche molti matrimoni terminano con la separazione dopo solo un anno, rigiro la domanda: e quante coppie di innamorati saranno costrette a rinunciare a sposarsi per mancanza dei soldi necessari solo perché si vedranno negare questi bonus, assegnati ad altri semplici conviventi di fatto?

Poi, con una punta di malizia, ci si immagina anche quanto precisa e puntuale dovrà essere la norma attuativa di questa disposizione e quanto rigorose dovranno essere le verifiche di sussistenza dei requisiti necessari per le coppie di fatto per accedere a questi benefici. Il rischio – come si è verificato molte altre volte – che raccomandati e preferiti si insinuino nelle liste di beneficiari è sempre latente; se i Registri comunali tenderanno a essere il meno vincolanti possibile (ragion d’essere stessa dell’unione civile) si profila il rischio di un aggiramento sulle norme circa la seconda casa.

Poniamo il caso di una coppia di fatto in cui uno dei due conviventi sia già stato sposato ed sia comproprietario della sua prima casa coniugale… o sia risultato il coniuge assegnatario della casa familiare in sede di divorzio. Poniamo il caso che, non intendendo risposarsi, decida di iscriversi nel registro delle Unioni civili e, dopo un anno, faccia richiesta di accendere un mutuo col suo nuovo partner per l’acquisto della loro prima casa insieme. Che fine farà la prima casa? Viene considerata, anche se è solo col matrimonio che si può parlare di comunione dei beni, oppure no? Potrebbe essere una buona mossa affittarla a qualcuno, garantendosi quindi di pagare le rate del nuovo mutuo con i canoni di affitto percepiti. Perché, si sa, fatta la legge, trovato l’inganno.

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