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Eutanasia dello Stato italiano

Tra presidente del consiglio e ministri è stato un fine settimana disastroso tra gaffe, dichiarazioni e risposte preoccupanti. Più grave di tutti l'intervento del ministro dell'Interno Lamorgese sul fenomeno degli sbarchi clandestini: ha fornito l'evidenza di una resa dello Stato davanti alla criminalità organizzata e alle pressioni delle Ong.

Il ministro Lamorgese a Cernobbio

È stato week end da vera e propria debacle per il governo italiano alle prese con gaffe, dichiarazioni disarmanti e risposte preoccupanti da parte di molti esponenti dell’esecutivo e della maggioranza che lo sostiene.

Giuseppe Conte ha dichiarato alla Festa del Fatto Quotidiano che in Italia i morti per Covid 19 sono stati 135mila invece di 35mila, ribadendo la cifra gonfiata di appena 100 mila unità pochi secondi dopo che l’esterrefatto intervistatore Antonio Padellaro aveva timidamente cercato di correggerlo, rinunciando poi a farlo forse per non commettere il reato di “lesa maestà”.

Nelle stesse ore Nicola Zingaretti, segretario del PD, ribadiva la necessità di tenere a galla il governo per impedire l’affermazione delle Destre, motivazione che dopo un anno di governo nato per “fermare Salvini” indica come logorate e del tutto inadeguate le basi su cui si sostiene l’attuale maggioranza mostrando inoltre il più fiero disprezzo della volontà popolare.

Due ministri della Repubblica, quello della Salute, Roberto Speranza, e quella dell’Istruzione, Lucia Azzolina, non sono riusciti a fornire neppure una risposta circa le gravi notizie emerse sull’emergenza Covid alla luce delle informazioni recentemente desecretate e circa la caotica riapertura dell’anno scolastico.

Che due ministri rispondano con insulti al leader dell’opposizione che chiede chiarimenti su aspetti fondamentali per la Nazione non è solo politicamente grave (anche in campagna elettorale) ma evidenzia anche un forte deficit di cultura e credibilità democratica. Specie rispetto alle informazioni che stanno emergendo circa la consapevolezza del governo della minaccia epidemica a fronte di una assente o carente pianificazione degli strumenti idonei ad affrontarla.

L’episodio forse più preoccupante coinvolge però il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che nel suo intervento di domenica al Forum Ambrosetti ha giustificato il boom di flussi migratori illegali dichiarando che “non possiamo certo bloccare i barchini affondandoli. Non devono partire".

Dall’inizio dell’anno sono sbarcati sulle coste meridionali italiane oltre 20 mila clandestini nonostante il blocco decretato dallo stesso governo nell’aprile scorso a causa dell’emergenza Covid: quasi il quadruplo rispetto allo scorso anno. Tra questi vi sono 8mila tunisini e più di 3mila bengalesi mentre in oltre 12mila sono sbarcati tra luglio e agosto.
La dichiarazione del ministro, peraltro un tecnico, è disarmante per la sua banalità. Neppure i più agguerriti anti-immigrazionisti hanno mai sostenuto la tesi che si debbano affondare i barchini, i barconi o i gommoni. Da un ministro della Repubblica, specie se titolare del Viminale, ci si attendono risposte concrete su ciò che si può e si deve fare. Espulsioni immediate e soprattutto respingimenti assistiti che prevedano di bloccare subito chi arriva sui natanti e chi è stato fermato dopo essere già sbarcato a terra riaccompagnandoli (con le buone o con le cattive) nelle acque tunisine, libiche e algerine per riconsegnarli alle locali autorità.

Senza sparare un colpo e senza affondare un solo barchino il ministro avrebbe potuto illustrare iniziative idonee a fermare gli sbarchi e a scoraggiare ulteriori partenze. Chi pagherebbe 3 mila euro i trafficanti sapendo che verrebbe riportato subito indietro?
«La strategia del Viminale è stata quella di lavorare con I Paesi di provenienza per impedire le partenze; perché una volta partiti, c'è poco da fare», ha detto il ministro che però il 29 luglio scorso aveva definito” inaccettabili” gli sbarchi dei clandestini.

Avrà cambiato idea? Si sarà rassegnata? Eppure il 12 agosto scorso una figura chiave del Viminale come il Capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, aveva detto pubblicamente che “le persone che non sono legittimamente nel nostro Paese, e a maggior ragione quelle che delinquono, devono tornare nel loro Paese”. 

Le parole del ministro risultano del tutto vuote nei contenuti: aspettare che i flussi migratori si esauriscano quando i paesi afroasiatici di provenienza dei clandestini saranno diventati più ricchi dell’Europa significa semplicemente “tirare a campare”, rifiutarsi di agire gettando l’Italia nel caos.
Così anche il rinnovato l’appello del ministro all’Europa per ridistribuzioni e ricollocazioni obbligatori in tutti gli Stati membri (con la reiterata minaccia di sanzioni ai paesi del Gruppo di Visegrad che non vogliono immigrati illegali sui loro territori) dimostra uno spessore del tutto inadeguato alle sfide da affrontare.
Innanzitutto perché il ministro sembra non sapere che i partiti di governo dei paesi del Gruppo di Visegrad hanno dato la fiducia alla Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen dopo che Berlino ha assunto l’impegno di non contrastare la loro politica anti-immigrazione; e poi perché anche ricollocamenti e redistribuzioni in tutta la Ue non farebbero che accentuare e incoraggiare nuovi flussi da Asia e Africa.    

Per tutte queste ragioni le affermazioni del ministro a Cernobbio ben illustrano il disarmo dell’Italia di fronte a un’invasione intollerabile ma che in una fase di reiterata minaccia epidemica assume le dimensioni di una resa senza condizioni dell’Italia al crimine.

Le parole della Lamorgese suonano come un incoraggiamento per trafficanti, clandestini e governi afro-asiatici pronti a mandarci immigrati illegali e tra essi anche la loro feccia. Ma suonano ancora più gravi perché pronunciate proprio quando i dati dell’Osservatorio ASAPS sulle aggressioni compiute in Italia ai danni di agenti delle forze dell’ordine impegnati nei controlli stradali hanno segnato (nonostante tre mesi di lockdown), un incredibile incremento nel primo quadrimestre di quest’anno con 913 casi contro 699 nello stesso periodo dello scorso anno: per il 38.7 per cento si tratta di aggressioni compiute da stranieri.

Le dichiarazioni del ministro Lamorgese non sono andate giù al presidente della Sicilia, Nello Musumeci, che ha chiesto lo stop agli accessi dei clandestini all’isola e che ha replicato dicendo: "Affondare i barchini? Ma ci hanno preso per criminali? Anche oggi il ministro dell'Interno ha perso l'occasione di dire una cosa semplice: hanno sottovalutato enormemente il rischio sanitario connesso alle migrazioni".

A coprire di ridicolo il ministro contribuisce poi il fatto che l’accoglienza venga offerta senza esitazioni anche a tutti clandestini sbarcati in Italia dalle navi delle Ong nonostante la firma da parte di quattro ministri (incluso il prefetto Lamorgese) di un decreto che, causa emergenza Covid, annunciava già in aprile la chiusura dei porti italiani alle navi che trasportavano persone imbarcate fuori dalla zona marittima di ricerca e soccorso di competenza italiana. 
Un decreto inutile e mai applicato che mostra in realtà la debolezza di questo governo di fronte alle pressioni delle Ong e dei loro sponsor nord europei e nei confronti di una Ue che anche nei giorni scorsi ha ricordato all’Italia l’obbligo di “garantire il diritto d’asilo”.

Uno Stato anche solo vagamente sovrano avrebbe replicato ai burocrati della Ue che nessun immigrato clandestino ha diritto all’asilo specie se proviene da Tunisia e altri Paesi dai quali la legge italiana impedisce richieste di asilo, aggiungendo magari l’invito alle navi tedesche delle Ong di andare a sbarcare il loro carico ad Amburgo o Kiel.
Lamorgese ha invece minimizzato il numero di clandestini sbarcati dalle navi cosiddette “umanitarie”, il cui accesso nei porti nazionali contribuisce a dare un segnale importante di come lo Stato italiano stia progressivamente cessando di esistere su tutti i fronti, a cominciare dalla rinuncia ad avere confini da controllare e difendere.