a cura di Anna Bono
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Emigrazione illegale. Il paradosso della Costa d’Avorio

Favorire la nascita di imprese private, di imprese familiari per contrastare l’emigrazione illegale. È questa l’esortazione che padre Emmanuel Wohi Nin, segretario generale della Conferenza episcopale ivoriana, ha rivolto alle autorità della Costa d’Avorio in occasione della festa del 1° maggio: “questo darà lavoro ai giovani che non penseranno più di attraversare il Mediterraneo”. Padre Wohi Nin inoltre ha rivolto un appello agli imprenditori affinché si impegnino a creare occupazione, a offrire impieghi “affinché la speranza della popolazione e dei giovani ivoriani non sia rivolta esclusivamente allo Stato ma anche al mondo dell’imprenditoria”. Ampliare il settore pubblico, e in particolare la burocrazia oltre il necessario, è stato in effetti per decenni un mezzo usato dai governi africani per moltiplicare i posti di lavoro. Questo però ha creato non pochi problemi economici – una spesa pubblica in crescita ed eccessiva – e sociali: clientelismo, svalutazione del lavoro manuale, disincentivazione delle attività imprenditive private. Secondo il Rapporto 2020 sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite, il 55,1 per cento della popolazione di età superiore a 14 anni è occupata. Il centro di ricerche Afrobarometer stima invece un tasso di occupazione inferiore: circa il 48 per cento. Nei primi tre mesi del 2021, 320 cittadini ivoriani entrati illegalmente in Italia hanno presentato domanda per ottenere lo status giuridico di rifugiato. Dal 1° gennaio 2020 al 30 aprile 2021 sono entrati in Europa illegalmente 4.554 ivoriani, 3.157 dei quali in Italia. Tuttavia la Costa d’Avorio, insieme al Ghana e alla Nigeria, è uno degli stati che attraggono più lavoratori africani stranieri. Nel paese vivono circa 2,4 milioni di immigrati su una popolazione totale di circa 28 milioni, in gran parte impiegati nelle piantagioni di cacao. Inoltre il Prodotto interno lordo della Costa d’Avorio è in costante crescita dal 2011, con tassi di incremento tra i più alti del mondo: 6,9 per cento nel 2018, 6,4 per cento nel 2019, 1,8 per cento nel 2020 per effetto del Covid-19.