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Elle e il maschio non più maschio

Riportiamo ampi stralci di un articolo pubblicato sulla rivista Elle dal titolo: I maschi alfa ci ruberanno il guardaroba? Sexy, no? E pure comodo in un certo senso....

«Gonne, borse, bijoux: lo stile dei giovanissimi, figli del gender fluid, celebra il maschio de-mascolinizzato capace di esprimersi senza ricorrere alla sessualità. E non è solo una questione di moda. I maschi alfa ci ruberanno il guardaroba. Sexy, no? E pure comodo. Per ammansire l’animale che si portano dentro e purificarli dalla mascolinità tossica, basterà condividere con loro i nostri bolerini, e tanti saluti alle rieducazioni post femministe. Le boomer e le millennial non possono capire, ma le giovani sì, loro non sono figlie della rivoluzione sessuale bensì del gender fluid e dell’idea che il sesso sia un ostacolo alla libera espressione di sé. Così, mentre le over trenta piangono sui Marlon Brando versati, adolescenti e post adolescenti accolgono, amano, desiderano il maschio de-mascolinizzato, androgino, eccentrico, overdressed, desideroso e capace di esprimere se stesso senza ricorrere alla sessualità. È il punto cardine del nostro tempo, l’ambizione socio-culturale che prima si proponeva il mondo queer e che adesso è universale: smetterla di costruire la nostra identità a partire dal sesso. […] L’abbigliamento deve celebrare l’espressione di sé e l’inclusività: questa è la nuova regola per abbattere le vecchie regole, mascolinità compresa. […] Un abito deve farci chiedere cosa sia la mascolinità e perché ci ostiniamo a credere che un uomo che ami indossare orecchini sia omosessuale. Damiano David, il frontman dei Maneskin ha detto a Vogue che spesso ruba gli orecchini delle sue amiche. Su e giù dal palco non gli manca mai l’eyeliner, indossa abiti glitterati, paillettati, con scollature femminili, tacchi alti. Le ragazzine impazziscono per lui. E anche le cinquantenni. Ne è contento e ricambia. 

[…] Agli Oscar dell’anno scorso, Billy Porter [nella foto] fu uno dei pochi in nero, e del suo smoking si scrisse per giorni: aveva una gonna con un lungo strascico. Tutti parlarono di superamento del gender fluid: avevamo assistito alla prima performance mainstream ispirata al genderless. Molti altri maschi a quella cerimonia presenziarono in un rosa di nuova fattura: il millennial pink, la palette di colori del gender fluid. Si vestirono in rosa uomini e donne, tanto che il New Yorker titolò: “Hollywood thinks pink, pink, and more pink” e lodò Jason Momoa, perché un omone gigantesco come lui in giacca rosa antico sfidava le convenzioni machiste. Helen Mirren, al fianco di Momoa per annunciare il miglior documentario, disse: «Di questi tempi un dio hawaiano e una donna inglese matura possono indossare lo stesso colore. Possiamo entrambi indossare il rosa».

Ci siamo occupate così a lungo e così profondamente dei tabù che hanno delimitato e delimitano il femminile che abbiamo sottovalutato quelli che hanno delimitato e delimitano il maschile. Non ci siamo accorte subito che un punto di prossimità tra maschi e femmine stava nel rigetto della mascolinità canonica, di cui soltanto di recente abbiamo capito di non essere le uniche vittime. I maschi il loro restyling se lo sono scelto ed elaborato da soli, com’era giusto che fosse, e chissà se verranno fuori uomini migliori. Chi lo sa poi se penseremo ancora a lungo a loro come maschi e a noi come femmine, se la fusione dei vestiti sarà l’anticamera della fusione dei sessi, se il genderless dall’essere una performance agli Oscar e una teorizzazione culturale, diventerà il fondamento di una nuova umanità, che non distinguerà le persone in base al sesso e nella quale coabiteranno decine di generi nuovi, rifondati, diversi. «Il riconoscimento di innumerevoli generi è un primo passo verso il rifiuto di accettare qualsiasi genere come criterio di significato immutabile», ha scritto Helen Hester nel suo Xenofemminismo, manifesto abolizionista del genere sessuale. In caso il libro vi risultasse troppo impegnativo e aveste bisogno di fare qualcosa di inclusivo, potete comprare Memoire d’un odeur, la nuova fragranza unisex di Gucci. Così saprete che odore hanno i post maschi e le post femmine, di cosa sa l’umanità quando l’odore del sesso che aveva addosso se ne va via».

L’articolo è perfetto per comprendere cosa sia la rivoluzione gender. Come ogni ideologia quella LGBT non riconosce il reale per quello che è: in questo caso la differenza sessuale. Non vuole riconoscerlo perché il reale è un limite: essere maschi e femmine limiterebbe la nostra libertà. Dunque per essere liberi occorre superare i limiti, abbattere le barriere, cambiare, stravolgere il reale. Ecco allora che il maschio si può e deve vestirsi da femmina.

PS: c’è però da aggiungere che i Vip non gay che si vestono da donno lo fanno nel 99% dei casi solo per far parlare di sé.

https://www.elle.com/it/magazine/a29795085/uomini-che-vestono-genderfluid/