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Eliminate le province, non i costi della politica

Le province, che il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri abolisce, rappresentano solo l'1,26% della spesa pubblica totale. Molto di più deve essere fatto per diminuire il peso della politica.

Montecitorio

La montagna ha partorito il topolino, viene da dire. Così come preannunciato dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale sull’abolizione delle Province. Il provvedimento è composto di soli tre articoli. Il primo annuncia semplicemente l'abolizione delle Province, cioè elimina il termine dalla stessa Costituzione. Nel secondo, sono contenuti i rinvii di diversi passaggi costituzionali in cui si citano le Province e il terzo prevede che ci siano fino a sei mesi di tempo dall'entrata in vigore di tale provvedimento per la soppressione delle Province. Verranno cancellate. Tutte. A differenza di quanto fatto dall'esecutivo del predecessore di Letta, che prevedeva un accorpamento tra enti. Tutte. Al loro posto ci saranno i collegi delle autonomie. Con una decisiva differenza: non ci saranno organi politici eletti, niente presidente, niente giunta, niente consiglio. Si dovrebbero occupare di pianificazione dell'ambiente, del territorio, del trasporto locale, più la gestione delle strade. Il resto delle materie, dalla scuola alla cultura, passerà ai Comuni o alle Regioni, che definiranno anche i confini delle competenze territoriali. Sempre che il Parlamento approvi il testo deliberato dal Consiglio dei Ministri.

Perché la montagna e perché il topolino? Perché l’estenuante dibattito sui costi della politica, che dura da anni e che ha avuto come uniche conseguenze – finora – l’incremento ulteriore e vertiginoso del debito pubblico e l’esplosione della rappresentanza parlamentare del Movimento 5 Stelle, che si contrappone, per sua natura, alle logiche desuete della “vecchia” politica, ha prodotto la “miseria” dell’abolizione di Enti che rappresentano l’1,26% della spesa pubblica totale, contro il 20% delle Regioni e la restante parte in capo alla spesa centrale. Come eludere la considerazione che in 10 anni la spesa delle Regioni è cresciuta di 40 miliardi e quella dello Stato, piuttosto che diminuire, è cresciuta di 100 miliardi?

Si affronta il problema del “topolino”, mentre nessuno si occupa degli oltre 1,3 milioni di persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica. 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali, di cui 1.032 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.366 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 4.258 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 138.619 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali. A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali (8.845 nelle sole Città Capoluogo); 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7 mila società, Enti, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni, costati ai cittadini, nel solo 2012, più di 7,4 miliardi di euro; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli ATER e degli Enti Pubblici. Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Una somma che equivale al 12,6% del gettito Irpef (comprese le Addizionali locali), pari a 646 euro medi annui per contribuente. Di fronte a questi dati, il problema di tutta la classe dirigente del Paese sarebbe quello di abolire le Province, per le quali lo Stato sopporta un costo per gli amministratori (dati Siope) pari a 113 milioni di euro. Con i costi della politica, si coprono i costi delle Province per 60 anni.

Nell’ambito di questa “saga” delle Province, vi è anche da sottolineare l’incompetenza – almeno in questa materia - del Governo tecnico presieduto da Mario Monti, che con il decreto  “Salva Italia”, intendeva razionalizzare la questione delle Province, abolendone un terzo. Un vero e proprio colpo di mannaia, considerato illegittimo dalla Corte Costituzionale. Un ulteriore conferma – se ancora ce ne fosse bisogno – della disinvoltura con la quale quel Governo ha affrontato il suo mandato. Non che il Governo attuale non sia sulla stessa lunghezza d’onda, ma almeno finora ha evitato di prendere analoghe cantonate.