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E per Vatican News la Vergine di Guadalupe è una "leggenda"

Clamoroso scivolone del portale ufficiale vaticano: riferendo della celebrazione del Papa in occasione della festa della Vergine di Guadalupe, ha definito quella della Morenita una leggenda.  E pensare che delle apparizioni della Virgen morenita sappiamo con esattezza i giorni, i luoghi e naturalmente il testimone.

«La leggenda della Morenita affonda le radici nel XVI secolo, durante l’epopea dei conquistadores e l’avvio della schiavitù per milioni di indios». Un articolo che iniziasse così, liquidando quella di Nostra Signora di Guadalupe come solo una «leggenda», starebbe benissimo in un giornale laicista o sulle colonne di una testata atea. Peccato che la frase poc’anzi riportata sia stata invece pubblicata non solo da una fonte religiosa, ma addirittura da Vaticannews, il nuovo sistema d’informazione della Santa Sede che ha debuttato nel 2015, a seguito del Motu Proprio con cui papa Francesco ha istituito la Segreteria per la Comunicazione, il nuovo Dicastero della Curia Romana. Il che, si converrà, lascia abbastanza spiazzati.

Tanto più che la riduzione della Virgen morenita a «leggenda» è avvenuta non già all’interno di un pezzo a caso o marginale, bensì in un articolo dedicato alla celebrazione eucaristica in San Pietro che papa Francesco ha tenuto proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Beata Maria Vergine di Guadalupe, il 12 dicembre. Ora, è pur vero che leggendo nel suo insieme l’articolo – a firma di Cecilia Seppia – non traspare alcuna ostilità nei confronti della Morenita (ci mancherebbe altro), ed è altresì noto come il termine «leggenda» si presti a diverse accezioni, non necessariamente oltraggiose.

Tuttavia, è indiscutibile come il lettore medio, con la parola «leggenda», venga neppure troppo indirettamente instradato sul terreno della fantasia, della diceria, se non della superstizione. E pensare che delle apparizioni della Virgen morenita sappiamo con esattezza i giorni (tra il 9 e il 12 dicembre 1531), i luoghi (la collina del Tepeyac a nord di Città del Messico) e naturalmente il testimone (Juan Diego Cuauhtlatoatzin). Non solo.

È a tutt’oggi conservato il mantello di Juan Diego sul quale, com’è noto, rimase miracolosamente impressa l’immagine – oggetto di devozione mondiale – della Vergine Maria. I prodigiosi eventi che ebbero per protagonista Nostra Signora di Guadalupe, ben lungi dall’essere leggendari, presentano quindi una impressionante serie di riscontri che ne certificano la storicità, comprovata anche peraltro dalle innumerevoli conversioni che secoli, grazie ad essa, si susseguono: altro che «leggenda». Ne consegue come quello di Vaticannews non possa che essere uno scivolone.

Certo, uno scivolone abbastanza grave. Oltretutto, è da qualche tempo che in casa cattolica si sta affermando la spiazzante tendenza a ridimensionare, en passant, elementi fondamentali della fede. Prima della liquidazione della Morenita a «leggenda», pochi mesi fa, era difatti stato nientemeno che padre Arturo Sosa Abascal, il superiore generale della Compagnia di Gesù, a sbilanciarsi sull’inesistenza di satana. «Il diavolo esiste come realtà simbolica», furono le esatte parole di padre Sosa, «non come realtà personale».

Viene dunque da chiedersi dove andremo a finire, di questo passo: arriveremo forse a batter le mani ad un nuovo Bruno Bauer, il teologo berlinese che nella prima metà dell’Ottocento dubitava dell’esistenza storica di Gesù Cristo? Se si inizia a chiudere gli occhi prima su questo, poi su quello, beh, il rischio c’è. Fortuna che da decenni esiste una schiera di infaticabili apologeti – da Vittorio Messori a Rino Cammilleri – che sull’esistenza di Gesù Cristo e sulla storicità della Madonna e di tante apparizioni mariane hanno scritto libri che, senza eccessi, si possono tranquillamente considerare definitivi. Perché se invece dipendesse da certi pastori e da certa stampa cattolica la possibilità di sentir la propria fede barcollare, purtroppo, ci sarebbe.