• JIHAD SESSUALE

Dopo Milano, aggressioni di gruppo in Arabia Saudita

Assalti di gruppo a ragazze isolate sono avvenuti anche a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, non solo a Milano. Ma, ancora peggio che in Italia, le vittime non ne possono neppure più parlare, rischiando fino a cinque anni di carcere se lo fanno. I cambiamenti messi in moto dal principe Mohammed bin Salman non sempre sono seguiti da un analogo progresso sociale.

Pubblico misto, maschile e femminile, a un concerto saudita

Assalti di gruppo a ragazze isolate sono avvenuti anche a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, non solo a Milano. Ma, ancora peggio che in Italia, le vittime non ne possono neppure più parlare, rischiando fino a cinque anni di carcere se lo fanno.

L’episodio è avvenuto, stando alle testimonianze, lo scorso 14 gennaio. Le ragazze possono anche uscire non accompagnate e guidare, dopo che il principe Mohammed bin Salman ha avviato il vasto e ambizioso programma di riforme sociali ed economiche chiamato Vision 2030. Se fino a pochi anni fa, anche suonare in pubblico era un’attività criminalizzata, ora i concerti e i festival musicali sono già abbastanza frequenti e molto popolari. Il pubblico, con grande scandalo dei conservatori, è misto. Le donne, senza velo, possono assistere assieme agli uomini, esattamente come avviene in Occidente. Il 14 gennaio avrebbero dovuto esibirsi, nella capitale saudita, i coreani Stray Kids. Ma un forte vento e il rischio di una tempesta di sabbia hanno fatto sì che l’evento venisse cancellato all’ultimo minuto. Ma allora, per le ragazze che tornavano a casa, non accompagnate o non abbastanza accompagnate, sarebbe iniziato l’incubo delle aggressioni sessuali.

Il condizionale è d’obbligo, perché non esistono prove per dimostrarlo. Già dal 2019, quando erano avvenuti episodi simili durante un festival musicale, era stato vietato l’uso di cellulari per filmare durante manifestazioni pubbliche. Anche in questo caso, dunque, mancano le immagini di quel che potrebbe essere successo. Inizialmente si sono diffuse sui social network notizie incontrollate di ragazze violentate e anche scomparse. Ma, pianificata o no che sia l’azione successiva, numerosi troll hanno iniziato a postare sui social video di scene non ricollegabili ai fatti del 14 gennaio, mischiando così notizie false e vere e screditando chi denunciava. Parallelamente, il governo, per bocca Turki al Sheikh, a capo dell’Autorità per lo spettacolo saudita, postava su Twitter una serie di messaggi in cui affermava che le accuse erano tutte false. Dulcis in fundo, visto che alcune donne, intervistate dalla BBC, hanno confermato l’esistenza degli episodi di violenza, la monarchia saudita ha minacciato pene fino a 5 anni di carcere per chi diffonde notizie “prive di fondamento” sui social network.

Che il regno arabo abbia qualcosa da nascondere è molto probabile, considerando che, appunto, il festival Mdl Beast di musica elettronica, che si era tenuto nel dicembre 2019, era stato descritto dalla stampa straniera come un “festival delle molestie di massa”. Partecipanti stranieri, come una ballerina americana, avevano descritto una bolgia in cui le molestie, anche nei suoi stessi confronti, erano continue, “ad un livello ridicolo”. Altri hanno riportato testimonianze di ragazze nel pubblico denudate e molestate da gruppi di ragazzi. Le aggressioni hanno riguardato donne con o senza il velo, indifferentemente. Nei giorni successivi, la polizia aveva arrestato 200 persone, pescando indifferentemente fra molestatori e molestate, punendo sia gli atti di aggressione (criminalizzati da una legge del 2018), sia le violazioni del buon costume. Un colpo al cerchio, uno alla botte, dunque, anche per tenere calmi i conservatori. Sui social network sauditi, il festival delle molestie aveva suscitato un gran dibattito, ma molti dei commentatori accusavano le donne, per essere uscite di casa ed essersi esposte. O semplicemente dicevano loro che avrebbero dovuto aspettarselo. “Se vai nella giungla, aspettati gli animali feroci – scriveva un utente Twitter – se vuoi stare al sicuro, stai lontana dalla giungla”. Da allora, le regole per la sicurezza nei grandi eventi pubblici erano state molto rafforzate. E ciò spiega l’imbarazzo con cui vengono accolte le notizie su nuove violenze di gruppo, all’inizio di quest’anno.

Nonostante la censura delle notizie, la cerchia di collaboratori di Mohammed bin Salman ammette che queste sono alcune delle conseguenze inevitabili di un processo di rapida modernizzazione sociale. I più critici accusano il principe di aver intrapreso un percorso di cambiamenti superficiali, a cui la cultura locale non si è adattata. Quel che sta avvenendo in Arabia Saudita, comunque, offre anche a noi una chiave di lettura per le violenze sessuali di Capodanno a Milano. Pur se in dimensioni molto più ridotte, la dinamica è simile. Qui non c'è un autocrate modernizzatore che va troppo in fretta, ma comunità che si ritrovano immerse in una società già moderna, in cui la donna è già emancipata. La violenza di gruppo serve a ricacciare la “femmina” in casa. Se esce, per di più non accompagnata, diventa preda “legittima” della violenza di branco. Se si fa intimidire e non esce più, o esce solo se accompagnata da un uomo (possibilmente un uomo più robusto di eventuali aggressori), lo scopo dei molestatori è già raggiunto: la vecchia norma è ripristinata nei fatti. Così come ragionano i conservatori sauditi, per essere sicure, le donne devono “stare lontane dalla giungla”, che sia una festa di fine anno in piazza o un concerto in uno stadio.

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