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Don Biancalani rimosso, fine dell'utopia sinistra dell'ospedale da campo

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La Santa Sede rimuove da Vicofaro e Ramini don Biancalani. Il prete ha trascurato i suoi doveri di parroco per riempire chiesa e canonica di clandestini. Finisce una vicenda inaccettabile, che ha costretto due comunità ferite a fuggire e ha creato a Pistoia una sacca di irregolarità, tra spaccio, stupri e accoltellamenti. Con la benedizione della Sinistra toscana e dell'ideologia della “Chiesa-ospedale da campo”.

Attualità 20_08_2026

Il responso del Prefetto del Dicastero per il clero You Heung-sik non lascia spazio ad interpretazioni: don Massimo Biancalani, il sacerdote noto per l'accoglienza ai migranti nella sua canonica e in chiesa, è stato rimosso dal servizio pastorale nelle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, in diocesi di Pistoia.

Finisce così, con il pronunciamento della Santa Sede, una vicenda penosa che ha tenuto banco nelle cronache non solo locali per quasi dieci anni e che ha visto due parrocchie completamente svuotate dall’attività fuori controllo del sacerdote. Un sacerdote completamente imbevuto di ideologia immigrazionista, che si ispirava direttamente alla “Chiesa come ospedale da campo” di Papa Francesco, che non solo ha occupato chiese e parrocchie a sua disposizione con centinaia di clandestini e richiedenti asilo, ma ha favorito la creazione di vere e proprie sacche di irregolarità sociale partendo proprio dalle due parrocchie di Vicofaro prima e di Ramini poi.

Il procedimento canonico nei suoi confronti, infatti, portato avanti prima dal vescovo, oggi emerito di Pistoia, Fausto Tardelli e confermato dal suo successore Augusto Mascagna si era reso necessario non solo a causa della situazione di profonda irregolarità venutasi a creare nelle due parrocchie, ma anche da una valutazione di opportunità pastorale: don Biancalani, infatti, aveva completamente smesso di fare il parroco, costringendo i fedeli delle parrocchie a vagare in altre comunità alla ricerca dei più elementari servizi pastorali come la Messa domenicale, le confessioni e i funerali.

E questo è confermato alla Bussola anche da Matteo Pomposi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia e a capo del comitato di Ramini per la rimozione del sacerdote, il quale ha scritto a Papa Leone XIV e al prefetto per il Dicastero del clero: «Più di una lettera, per la verità – ci spiega -. A Ramini si stavano creando le stesse condizioni che avevano portato all’esplosione di Vicofaro, culminate con lo sgombero fatto dalla Polizia nel 2025».

I punti fondamentali della decisione della Santa Sede, infatti, sono due: l’accoglienza incontrollata, anarchica ed esplosiva operata da Biancalani e la fuga dei fedeli dalle due comunità, perché completamente privati dell’assistenza pastorale da parte del loro parroco.

«Un’idea di accoglienza che ha travolto tutto ciò che ha incontrato – ha spiegato Pomposi -: Biancalani andava verso Firenze per cercare persone da portare in canonica, infastidendo i residenti, in una spirale che prima a Vicofaro e poi a Ramini è diventata ben presto di grande disagio sociale: difficoltà di integrazione, spaccio di stupefacenti, persino un accoltellamento e un caso di stupro».

A Vicofaro resta ancora celebre la vicenda della signora Rita, una donna di 80 anni che vive dietro alla canonica e che si era ritrovata una piazza di spiaccio davanti a casa, con i clandestini che le entravano in giardino e la molestavano. Tutti episodi che don Biancalani, complice anche il fatto che “l’ospitalità” era cresciuta fino al punto da diventare incontrollabile con oltre 200 clandestini e richiedenti asilo, non riusciva a gestire creando una pericolosa sacca di disagio sociale.

«Addirittura, i migranti pagavano per avere posti letto nella chiesa, che nel frattempo era diventata un bivacco permanente di clandestini e sbandati, mentre la mafia nigeriana si era impossessata ben presto delle piazze di spaccio, che nascevano all’ombra del campanile».

Inaccettabile.

Però, la gestione anarcoide e ingovernabile di Biancalani, ha creato il secondo grave problema di questa storia: la fuga dei fedeli: «Il prete ha tralasciato completamente le sue funzioni religiose e pastorali – prosegue Pomposi -. A Vicofaro se ne sono andati tutti altrove, tanto che ormai teneva Messa con cinque o sei persone, che ancora lo seguivano, mentre a Ramini è stato distrutto tutto, anche il coro parrocchiale che era considerato un fiore all’occhiello in diocesi. Tutto cancellato: cresime, prime comunioni, attività pastorali. La comunità si è trasferita in blocco nella vicina parrocchia di San Pierino».

E ancora resterà “in trasferta” per qualche tempo dato che, mentre a Vicofaro oggi pomeriggio alle 18 in Santa Maria Maggiore il vescovo presiederà la Messa con il nuovo parroco «per accompagnare la ripartenza del cammino pastorale», a Ramini la situazione necessiterà ancora di qualche tempo prima di tornare alla piena normalità: «Perché Biancalani è ancora qui in canonica con un numero di clandestini che varia tra i 40 registrati dalla Questura tre mesi fa e gli oltre sessanta già conteggiati dai fedeli in questi giorni. Ma comunque dovrà andarsene presto». E non è escluso che, come già accadde per Vicofaro, per andarsene e mandare via gli occupanti non sia necessario l’intervento degli agenti in tenuta anti sommossa.

Prima a Vicofaro e poi a Ramini, la vicenda di Biancalani era stata accompagnata da uno scontro politico acceso, che ha visto in prima linea la Lega pistoiese, con la capogruppo Cinzia Cerdini e Fratelli d’Italia con Pomposi. Ma bisogna ricordare che il personaggio Biancalani era stato vezzeggiato dalla Sinistra che governa in Toscana. La sua prima apparizione nella sua veste di prete di strada che accoglieva in parrocchia i clandestini risale al 2018, anno in cui al Mandela Forum di Firenze, Biancalani venne chiamato dai vertici della Regione per parlare al pubblico del Meeting dei diritti umani

Oggi Biancalani dovrà dunque sgomberare al più presto anche dall’ultima canonica che sta praticamente occupando, incerto se presentare un nuovo ricorso al Supremo Tribunale della Segnatura apostolica (avrebbe sessanta giorni di tempo) o se accettare l’incarico all’Ufficio missionario della diocesi che già gli aveva proposto il precedente vescovo e che lui aveva rifiutato.

Sempre con in testa la sua idea di accoglienza e facendosi scudo con Papa Francesco: «La decisione del Vaticano è un problema – ha dichiarato ieri a La Presse -. Qui si parla di comunità che accolgono, che hanno seguito un'idea pastorale di Papa Francesco. Comunità esposte su un tema delicato come quello dell'immigrazione. Questo provvedimento non ci agevola, ci mette in difficoltà. Anche perché io non sono più parroco. C'è dispiacere».

Finisce dunque con due comunità ferite, spaccate, private dei beni che la Chiesa deve dare loro, una lunga vicenda che, tra clamore mediatico e ideologia, ha travolto tutto ciò che ha incontrato sul suo cammino, con il sacerdote che «se n’è sempre fregato di quello che succedeva perché il suo obiettivo era quello di accogliere lo straniero», ha concluso Pomposi.

Un “mandato”, che, così come è stato portato avanti da questo sacerdote, è andato ben oltre il dettato evangelico originario, per diventare un elemento di profonda disobbedienza ecclesiastica e di pericolosità sociale, il contrario del bene comune che la Chiesa storicamente, con le sue strutture e le sue opere, sa da sempre costruire e offrire alle comunità.

Ma anche una vicenda che è stata alimentata dalla malintesa idea di accoglienza che per anni buona parte di Chiesa ha portato avanti, spesso in spregio alle più comuni regole del buon vivere civile. Don Biancalani si faceva forte, ad esempio, del sostegno pubblico che Papa Francesco gli concesse nel 2020 quando addirittura gli fece arrivare tramite l’allora elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, ben 20mila euro per il suo centro. Frutto di un sostegno che Papa Bergoglio già nel 2018 gli aveva accordato, invitandolo ad andare avanti con la sua idea di accoglienza. Oggi, di quell’idea di ospedale da campo, portata avanti con la pretesa e la violenza di calpestare persino i diritti dei fedeli, non resta granché, se non le macerie di una ferita che andrà ricucita sapientemente dal vescovo e dai nuovi parroci.