• SCIA DI SANGUE

Delitti “d’onore” in Iran, una piaga continua

Con il caso di Somayeh Fathi salgono ad almeno cinque gli omicidi perpetrati, tra maggio e giugno, ai danni di giovani donne nella Repubblica Islamica dell’Iran. Che non contempla giuridicamente la possibilità di uccidere una donna per comportamenti ritenuti poco “onorevoli”. Ma gli hadith, tante prescrizioni del Corano e del diritto penale islamico sono terreno fertile per questo tipo di omicidi.

L’Iran piange in questi giorni l’ennesimo “omicidio d’onore”. Ancora una donna assassinata dal padre o dai fratelli per uno stile di vita occidentale. Per una condotta giudicata meritevole di morte perché contraria all’islam. Sono stati almeno cinque gli omicidi perpetrati ai danni di giovani donne vittime della violenza islamica tra maggio e giugno. L’Iran, ovviamente, non contempla giuridicamente la possibilità di uccidere figlie, sorelle, mogli, donne per dei comportamenti giudicati poco “onorevoli”.

Ma gli hadith e tante prescrizioni imposte dal Corano e dal diritto penale islamico, anche iraniano, finiscono per tutelare questo tipo di omicidi. L’uomo è padrone della donna in famiglia e può punirla, come meglio crede, se ritiene che questa abbia avuto comportamenti sconvenienti. Nel migliore dei casi il suo omicidio sarà punito con qualche anno di galera, ma la legge iraniana e islamica contemplano molte attenuanti.

Ed è probabile che la primavera-estate 2020 sarà ricordata per la sanguinosa violenza contro donne e ragazze “in nome dell’onore” in Iran. La scia di sangue è stata inaugurata con l’omicidio di Hajareh Hosseinbor, una giovane donna Baluch assassinata dal marito a Saravan. A ciò è seguita la notizia dell’orrenda morte della studentessa Romina Ashrafi (nella foto) a Sefid Sangan per mano di suo padre. Quindi l’uccisione di Fatemeh Barhi, ritrovata sulle rive del Bahmanshir, ad Abadan. Pochi giorni fa, la ventidenne Reyhaneh Ameri è stata uccisa da suo padre a Kerman. E infine c’è Somayeh Fathi.

Somayeh Fathi, residente nel villaggio di Qaleh Zanjir-e Olya (provincia di Kermanshah), è stata uccisa insieme al figlio che portava in grembo, per presunto tradimento. La donna è stata avvelenata dal padre, il fratello e altri membri maschi della famiglia, con il fosfuro di alluminio, il pesticida che di solito si usa per i ratti. Nel frattempo in Iran si discute del fatto che, a quanto riferisce la stampa, poi smentita, nessuno sia stato arrestato per l’omicidio. Ma la verità è lontana dal conoscersi. Nel Paese in tanti sono convinti che questo genere di delitti, al di là di tutte le considerazioni del caso, non vengono seguiti troppo per via del grande volume di casi simili. Anche se non esistono statistiche ufficiali, infatti, per i delitti d’onore, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Irna, si è registrato un aumento del 20% di omicidi ai danni di donne della famiglia, rispetto allo scorso anno. Qualche giorno fa, inoltre, Abbas Masjidi Arani, presidente dell’Iranian Medical Examination Organization, ha dichiarato ai giornalisti che l’anno scorso sono stati registrati dall’organizzazione 85.420 casi di abusi coniugali. Ma non ha voluto menzionare il numero di omicidi d’onore segnalati quest’anno.

Normalmente quando una donna viene assassinata in famiglia è prima la stampa a darne notizia e poi se ne occupa la polizia. “I dati della Repubblica Islamica nel corso degli anni mostrano che nasconde facilmente la verità”, ha detto a IranWire un attivista per i diritti umani. “Quindi ci fidiamo delle fonti locali più della polizia. Certo, questo può essere sbagliato, ma per quanto vi sia la possibilità che la notizia sia un errore, c’è la possibilità di occultamento da parte della polizia”.

Il presidente Hassan Rouhani, dopo l’ennesimo atroce omicidio, s’è visto costretto a dichiarare che pregherà il Parlamento di accelerare su una norma che tuteli le donne. Ma nessuno sa di cosa si tratti e se servirà a bandire veramente i delitti d’onore.

La già citata Reyhaneh Ameri è stata picchiata a morte dal padre che ha pensato di sbarazzarsi del cadavere avvolgendolo nelle lenzuola di casa per tornare dalla moglie in tutta tranquillità. Cenare, dormirci su e poi essere scoperto dalla moglie e da un’altra figlia che, una volta appurato l’omicidio, ha consigliato al padre di lasciare per un po’ la città. La ragazza, colpevole di alcune foto da “modella” con il velo sui social, è stata presa a bastonate fino a morire. Le sono state trovate anche entrambe le gambe spezzate.

Ad oggi il caso si è concluso con la polizia che ha incaricato la madre e la sorella di Reyhaneh di convincere il padre a tornare per poterlo arrestare. Secondo quanto riportano i media iraniani è stato, però, arrestato il fidanzato della ragazza con l’accusa di aver informato la BBC e altri media fuori dall’Iran delle circostanze della morte di Reyhaneh.

In un’intervista con IranWire, l’attivista per i diritti delle donne Elie Khorsandfar ha affermato che il governo ha sempre evitato rigorosamente di fornire statistiche sui danni sociali. In ogni caso, la Khorsandfar sostiene che i delitti d’onore sono regolarmente coperti dalla famiglia e dalla comunità in generale. Pertanto, la recente ondata di omicidi d’onore non indica necessariamente un aumento del numero di incidenti, ma potrebbe significare che sta solo diventando più facile renderli noti. In altre parole, il numero di omicidi di giovani donne avvenuti a giugno potrebbe non essere l’eccezione, ma la regola meglio scoperta.

Per uno degli ultimi casi segnalati, quello che ha attirato più attenzione perché ha fatto parlare la stampa internazionale, c’è almeno un uomo dietro le sbarre. L’accusa è di aver ucciso la figlia quattordicenne, Romina Ashrafi, che voleva sposare un uomo di 29 anni. La ragazzina è stata decapitata con una falce, nel suo letto, mentre dormiva, dal padre. È stato l’uomo stesso a costituirsi alla polizia, su consiglio del suo legale, con la falce in mano. Un caso che ricorda quello dell’estate 2019, quando una diciannovenne venne portata in ospedale con la colonna vertebrale fratturata e contusioni su tutto il corpo e viso, per poi tornarci due settimane dopo quando ormai non c’era più nulla da fare. La ragazza era colpevole di aver pubblicato foto di sé e del suo fidanzato in un bar sul suo profilo social. Dopo la sua morte la prima cosa fatta fu eliminare quell’account. Troppo disonore, racconterà poi la famiglia.

Il caso di Romina, di cui si è occupata persino la stampa italiana, ha raggiunto l’apice quando, per il funerale della ragazzina, la stampa iraniana ha pensato di modificare la fotografia che la ritraeva perché il velo lasciava troppo spazio alla fantasia tenendo scoperta gran parte della fronte. Ovviamente l’omicidio non è stato dettato dall’età della ragazzina - in Iran il Codice civile permette il matrimonio per le ragazze a partire dai 13 anni, per i maschi dai 15 -, ma dal fatto che Romina era sciita e il suo futuro sposo sunnita. Romina era scappata di casa certa che il padre l’avrebbe di lì a poco uccisa e aveva chiesto alle forze dell’ordine di tutelarla. Invece l’hanno riconsegnata tra le braccia del padre, che non ha aspettato di far passare la notte per ucciderla.

Anche Fatemeh Barhi, 19 anni, è stata decapitata, ma da suo marito, un cugino di 23 anni che era stata costretta a sposare e dal quale voleva scappare. Anche in questo caso l’assassino si è costituito, su consiglio del legale, consegnando alla polizia l’arma del delitto.

Secondo quanto riporta il New York Times, l’attenzione che la stampa internazionale ha rivolto agli ultimi omicidi ha costretto i legislatori ad esprimersi. Per gli esponenti islamici, il caso di Romina è tutta colpa della ragazzina per la spudorata voglia di disobbedire alle restrizioni religiose e culturali del Paese. “Le leggi sulla violenza contro le donne sono sufficienti”, ha detto ai media locali Mousa Ghazanfarabadi, a capo dell’Islamic Revolutionary Court, il tribunale che, istituito con la rivoluzione del 1979, di fatto esiste per tutelare il governo islamico. “Non possiamo condannare il padre di Romina perché è contro la legge islamica”.

L’omicidio in Iran trova ragion d’essere anche nella cosiddetta “legge del taglione”. E il Codice penale, basato sulla legge islamica della shari’a, esonera un uomo per l’omicidio del figlio, ma non la madre. Dopo quarant’anni di rivoluzione islamica iraniana e alla luce dei più recenti fatti, cambiare la shari’a non sembra un’opzione.