• INTERVISTA A GIOVANARDI

Ddl Cirinnà «É un golpe contro il Parlamento e la Costituzione»

«E' un golpe istituzionale, il ddl Cirinnà non è passato in Commissione». Lo dice il senatore Carlo Giovanardi che ha presentato, insieme ad altri 40 senatori, ricorso alla Corte Costituzionale per chiedere l'illegittimità del disegno di legge sulle unioni civili perché questo non ha completato l'esame in commissione Giustizia. E Giovanardi cita un precedente: la legge sulle droghe firmata assieme a Gianfranco Fini e affossata dalla Consulta. 

Carlo Giovanardi al Family Day

«E' un golpe istituzionale, il Cirinnà non è passato dalla Commissione». Il senatore Carlo Giovanardi non ci gira intorno. Secondo l'attuale componente del gruppo Idea (che comprende alcuni fuoriusciti da Ncd) l'iter che il Ddl Cirinnà sta seguendo in Senato non ha rispettato l'articolo 72 della Costituzione che prevede un adeguato passaggio in Commissione parlamentare. Con questa motivazione Giovanardi e altri 40 senatori, Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Luigi Compagna, Mario Esposito e Mario Mauro (Popolari per l'Italia), ma anche esponenti leghisti e di Forza Italia hanno presentato alla Corte Costituzionale un ricorso per "conflitto di attribuzione". In questa intervista alla Nuovabq  Giovanardi spiega le ragioni dell'iniziativa.

Senatore Carlo Giovanardi il presidente del Senato Grasso ha definito da “Azzeccagarbugli” la richiesta sua e di altri 40 parlamentari di sottoporre alla Consulta la legittimità dell'iter di approvazione del Ddl Cirinnà al Senato.
«Grasso non sa di cosa parla».

Perché?
«Evidentemente ha confuso i fascicoli. Quello attualmente in aula non è il testo di cui lui parla e del quale si è discusso fino all'estate scorsa».

Ci spieghi meglio.
«Il testo unificato Cirinnà era stato adottato il 26 marzo 2015 dalla commissione Giustizia e su questo la Commissione Bilancio e il governo avevano espresso il parere sulla copertura finanziaria. Era stato discusso a luglio e il 22 settembre vennero presentati gli emendamenti».

E l'attuale in discussione?
«É stato presentato in Commissione il 6 ottobre. Ma si tratta di un nuovo disegno di legge, precisamente il ddl 2081, che è stato assegnato alla Commissione Giustizia il 7 ottobre e che la Cirinnà ha illustrato in seduta notturna. La conferenza dei capigruppo l'ha incardinato immediatamente il 13 ottobre senza discussione».

É una procedura corretta?
«No, infatti, denunciamo la violazione dell'articolo 72 della Costituzione per cui è obbligatorio che un disegno di legge sia esaminato in commissione prima di andare in Aula. Ma questo ddl non è stato esaminato neppure per un secondo. E così è stato calendarizzato per il 28 gennaio 2016».

Quindi Grasso si riferisce a un altro ddl?
«Esatto. Non è la prima volta che esistono ddl diversi sulla stessa materia».

Però se non è difforme dal precedente la sostanza non cambia, forse Grasso si riferiva a questo.
«Invece era modificato in molte sue parti. É completamente diverso».

Ma è roba da Azzeccagarbugli...
«Il ricorso verrà presentato da un ordinario di diritto costituzionale come Mario Esposito che è un valoroso costituzionalista. La stessa giurisprudenza in passato ha ammesso che siano i parlamentari stessi a sollevare i conflitti di attribuzione quando è stata violata una norma della Costituzione. Io queste cose le so bene perché la legge Fini-Giovanardi è stata stoppata dalla Consulta proprio per lo stesso motivo. Mi stupisce che Grasso non si renda conto di questa stortura: sarebbe come se lui, che fa il giudice, andasse in dibattimento senza aver fatto l'istruttoria».

Perché secondo lei è stato presentato un ddl che poi non è stato discusso in Commissione?
«Perché siamo di fronte a un golpe per scavalcare la Commissione e l’abbiamo denunciato fin da subito. È messo a verbale che ci eravamo iscritti a parlare il giorno dopo, invece il provvedimento è stato blindato e la Commissione è stata esautorata. A questo punto tanto vale chiudere le commissioni».

Pensa che il vostro ricorso possa rallentare l'iter di approvazione?
«Noi chiederemo alla Corte Costituzionale una sospensiva per interrompere l’iter, in ogni caso se il testo dovesse essere approvato il Capo dello Stato saprà non solo che ci sono i pareri contrari dei maggiori costituzionalisti italiani secondo i quali il Cirinnà vìola l'articolo 29 della Costituzione, ma ci sarà anche la spada di Damocle del nostro ricorso che potrebbe invalidarla».

Veniamo al dibattito generale: dopo essere uscito da Ncd si è iscritto al Gruppo Misto e ha fondato il “Movimento Idea”. Che cosa pensa dell'atteggiamento ondivago del leader Ncd Alfano sulla Cirinnà?
«Io, Quagliarello, la Roccella e altri siamo usciti proprio per questo. È evidente che il Cirinnà passerà anche grazie ad Alfano».

Anche la Dc però non fece cadere il governo su divorzio e aborto...
«La Dc però votò contro e il governo era totalmente estraneo. In questo caso invece abbiamo l'esecutivo che detta i tempi e i contenuti del disegno di legge, il sottosegretario Scalfarotto ha fatto lo sciopero della fame, il presidente del consiglio Renzi, che è anche segretario del Pd, ha più volte ribadito che le Unioni civili sono nel programma Dem. Infine, il ministro Boschi lo ha sposato interamente. Nonostante tutto Alfano continua a dire che il governo non c'entra nulla. Ma se le larghe intese servono a lavorare sulla realizzazione del programma del Pd»

Basterebbe minacciare la fiducia?
«Se lo facesse Renzi butterebbe all'aria il Cirinnà in un secondo perché far cadere il governo significa interrompere il processo di riforma che dice di aver intrapreso».

Ieri il Commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha stigmatizzato il ritardo dell'Italia nell'approvazione delle Unioni civili per le coppie omosessuali. Come giudica questa pressione dell'Europa?
«Muiznieks rappresenta soltanto se stesso. Premesso che il Consiglio d'Europa non c'entra nulla con l'Unione Europea dove ogni stato membro disciplina come crede sulla famiglia, il suo intervento rappresenta un parere personale e fuori luogo».

Molti parlamentari come lei erano al Circo Massimo insieme alle famiglie italiane. Ma sembra che nessuno di voi esponenti politici riusciate a raccogliere pienamente il loro consenso. Chi darà voce al popolo del Family Day?
«Il destino politico del popolo del Family Day è nel Family Day stesso. I promotori di questo grande movimento devono assumersi l’impegno personale di scendere in politica, creando una vera forza in cui far confluire personalità di un soggetto politico di ispirazione cristiana alternativo alla sinistra, ma che abbia un programma chiarissimo sui temi fondamentali come i princìpi non negoziabili».

Auspica dunque un partito?
«Sì, un partito che metta al centro i principi non negoziabili in chiave di sviluppo della società. Anche economico».

Siete in tanti nel panorama a voler rappresentare quel voto...
«Se uno pensa che questi temi possano essere rappresentati da partiti dove convivono Gasparri e Malan da un lato e dall'altro la Brambilla e la Prestigiacomo che dicono il contrario, il voto di quel milione di persone al Circo Massimo si disperderà in mille rivoli. Così non ci si accorgerà che votando Cinque Stelle, si sarà dato il voto ai più feroci oppositori del Circo Massimo».