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SENZA PELI SULLA LINGUA

Dal card. Duka parole schiette a prova di... dubia

I dubia su Amoris Laetitia? un servizio, in tempi di confusione. Al National Catholic Register il porporato ceco parla a 360° sulle tensioni attuali, sul ruolo dei pastori e sul rischio di un nuovo totalitarismo che trova in parte della Chiesa la sua "quinta colonna".

Borgo Pio 16_10_2023

I dubia su Amoris Laetitia: un' iniziativa per servire la Chiesa in tempi di confusione. È in sintesi questo l'intento del cardinale Dominik Duka, arcivescovo emerito di Praga. Intervistato da Sòlene Tadié su National Catholic Register, il porporato ceco parla a 360° sulla crisi nella Chiesa, il ruolo dei vescovi, il nuovo totalitarismo.

«Né progressista né tradizionalista», si definisce Duka, che non commenta le risposte del cardinal prefetto Fernández (ma lo ha fatto nei giorni scorsi il card. Müller), «e ricorda di aver agito a nome della Conferenza episcopale ceca», precisando al NCR che l'iniziativa mira ad «aiutare le altre diocesi nel mondo» e, pertanto, la «Chiesa universale». Tanto più che «anche i vescovi partecipano al magistero della Chiesa» (curioso, aggiungiamo noi, doverlo sottolineare in tempi di sbandierata sinodalità), «sempre seguendo il principio cum Petro et sub Petro» – anche ponendo a Pietro domande o dubia quando necessario.

Alle attuali tensioni contribuisce non poco il coinvolgimento della gerarchia negli affari temporali: «le dichiarazioni del Papa come capo della Chiesa riguardano la fede e la morale – e non altre questioni, come le questioni politiche», per esempio quelle ambientaliste, e «a volte in modo più ideologico che politicamente razionale». Credo che queste questioni, comprese quelle legate all’ambiente, dovrebbero essere interamente in mano ai fedeli, a laici istruiti, a esperti scientifici e politici. Non c’è bisogno di allargare alcuni dicasteri che affrontano tali questioni con tutta la buona volontà, ma che in realtà non sono in grado di risolvere nulla».

Infine la necessità di formazione dei cattolici di fronte alle sfide, dalla «secolarizzazione radicale» al wokismo, parlando esplicitamente di movimenti  «che cercando letteralmente di distruggere la civiltà occidentale contemporanea, essenzialmente cristiana» e che trovano «una quinta colonna in una parte della Chiesa» che va incontro a braccia aperte al rischio di un «nuovo totalitarismo». Un rischio ben presente al porporato, che ha sperimentato sulla sua pelle il regime comunista, carcere compreso. Insomma, Duka è un uomo che si è fatto le "ossa" della fede sotto la persecuzione. E forse per questo oggi è uno dei pochi a parlare un linguaggio schietto a prova di...dubia.