• ELEZIONI

Da Venezia a Gela, quante sberle per Renzi

Il Partito democratico incassa la sconfitta a Venezia, dove il senatore ed ex magistrato Casson non riesce a battere l'imprenditore berlusconiano Brugnaro. Al centrodestra vanno anche Rovigo, Chieti, Fermo, Nuoro, Matera e perfino Arezzo. Lecco, Mantova, Macerata e Trani vanno invece al centrosinistra.

Il premier Matteo Renzi

Storicamente, anche quando vinceva le elezioni politiche, il centrodestra registrava una battuta d'arresto alle amministrative. Le spiegazioni erano sempre le stesse: alle politiche si esprime più facilmente un voto d'opinione, alle amministrative un voto d'appartenenza; la sinistra è più  radicata nel territorio e ha una classe dirigente migliore; l'elettorato di centrodestra di solito diserta i ballottaggi. Queste considerazioni sono state smentite seccamente dal voto di domenica, che ha assegnato al centrodestra una vittoria in alcuni dei ballottaggi più importanti per i sindaci dei capoluoghi di provincia. 

Complessivamente alle urne erano chiamati più di due milioni di elettori per eleggere i sindaci di 78 Comuni sparsi per l'Italia. Un primo segnale è apparso chiaro fin da subito: l'astensione, più numerosa del previsto, questa volta ha danneggiato il centrosinistra. Domenica sono andati a votare (il dato non tiene conto della Sicilia, dove si è votato fino alle 15 di lunedì) il 47,11% degli aventi diritto, contro il 63,21% del primo turno. A rimanere a casa soprattutto i grillini, che hanno preferito non scegliere tra destra e sinistra, e molti elettori di centrosinistra delusi dalla gestione renziana della questione immigrazione e scossi dal coinvolgimento di esponenti Pd nelle inchieste di Mafia Capitale. Il Partito democratico incassa la sconfitta a Venezia, dove il senatore ed ex magistrato Casson non riesce a battere l'imprenditore berlusconiano Brugnaro. Al centrodestra vanno anche Rovigo, Chieti, Fermo, Nuoro, Matera e perfino Arezzo. Lecco, Mantova, Macerata e Trani vanno invece al centrosinistra. A Fermo diventa sindaco il candidato sostenuto dalle liste civiche. Il Movimento Cinque Stelle vince nei cinque comuni in cui si era presentato al ballottaggio: Gela (feudo del governatore siciliano Crocetta), Augusta, Porto Torres, Venaria Reale (Torino) e Quarto (Napoli). 

Il colpo più duro per il Pd è indubbiamente quello della laguna, dove Felice Casson, senatore ed esponente della sinistra Pd, non riesce a battere l’imprenditore berlusconiano Luigi Brugnaro (53,21%). Da 22 anni Venezia era nelle mani del centrosinistra.Non sono dunque arrivati all’ex magistrato i voti del Movimento Cinque Stelle in una città evidentemente ancora scossa dopo il commissariamento seguito all'arresto dell’ex sindaco dem Giorgio Orsoni. «Stanotte non brindiamo, brucia la sconfitta di Venezia, come quella di Arezzo, Fermo, Matera e Nuoro», ammette sconsolato  Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd, che si e' accodato a quanto già  dichiarato dal premier: «É la conferma che il centrodestra è un avversario temibile quando si unisce». Ovviamente Berlusconi, Salvini e gli altri esponenti del centrodestra esultano e profetizzano la rapida fine del renzismo.

Il ribaltone nella Serenissima è sicuramente la batosta più eclatante per i dem, in calo nei sondaggi un po’ in tutt’Italia. Il successo del centrodestra in Veneto è stato completato dall’elezione a Rovigo del leghista Massimo Bergamin, che si è imposto con circa il 60% delle preferenze. Ma il Pd non perde solo nel regno del Carroccio. Viene, infatti, sconfitto anche a Nuoro, in modo clamoroso: il sindaco uscente Alessandro Bianchi si è fermato al 31,6%, cedendo allo sfidante Andrea Soddu (68,4%), appoggiato da quattro liste civiche con il Partito sardo d’azione. Brutte notizie per il partito di Renzi anche da Matera, dove l’uscente Salvatore Adduce è stato battuto da Raffaello De Ruggieri (54,5%), sostenuto da liste civiche del centrosinistra e del centrodestra. E anche nel testa a testa nell'Arezzo del ministro Maria Elena Boschi, Matteo Bracciali del centrosinistra deve cedere il passo a Alessandro Ghinelli del centrodestra che ha vinto col 50,8%.

Escono invece confermati i sindaci di centrosinistra a Trani, Macerata. Le notizie migliori per il Pd arrivano dalla Lombardia, dove si impongono nettamente Mattia Palazzi (62,6%) a Mantova e Virginio Brivio (54,4%) a Lecco. Ma il Pd ha tante gatte da pelare al suo interno, se è vero che a Giugliano, in Campania, è stato eletto sindaco il vincitore delle primarie, Antonio Poziello, poi escluso dal Pd per un rinvio a giudizio e candidato alla testa di una coalizione civica. Poziello ha vinto col 55% dei consensi ed è stato sostenuto anche dal neogovernatore Vincenzo De Luca. Altro caso spinoso in casa dem è quello di Enna, dove a prevalere per la poltrona di primo cittadino è stato Maurizio Dipietro, espulso dal Pd ed eletto con un raggruppamento di centrodestra. Ha sconfitto Mirello Crisafulli, segretario provinciale del Pd. 

Probabilmente questo risultato negativo per il Pd verrà presto archiviato e non avrà effetti sul governo. Tuttavia, dalle urne parte un messaggio chiaro al premier: leghisti, berlusconiani, ex berlusconiani ed elettori delusi dal Pd e dalla politica in generale possono trovare una saldatura e diventare maggioranza nel Paese, soprattutto al secondo turno, quando i grillini disertano le urne o si regolano in maniera autonoma e senza esplicite indicazioni di partito. I movimenti civici e le liste trasversali possono crescere, scompaginare i rapporti di forza attuali tra centrodestra e centrosinistra e affermarsi anche su base nazionale. Renzi sarebbe il primo a farne le spese.