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Corea del Nord, riecco i missili

Per Usa e Corea del Sud il lancio annunciato per i prossimi giorni nasconde il test di un missile balistico a lunga gittata. Dure – come al solito – le reazioni internazionali, ma di fatto il regime di Pyongyang è intoccabile. Le sue armi nucleari fanno paura. E se invece fosse un bluff?

missile Corea del Nord

I tecnici nordcoreani hanno ultimato in queste ore i preparativi per il lancio in orbita di un satellite che secondo gli Usa e la Corea del Sud nasconderebbe il test di un missile balistico a lunga gittata. Secondo l’agenzia Yonhap tutti e tre gli stadi del missile Unha-3 (via Lattea) sono pronti per il lancio previsto tra il 10 e il 22 dicembre secondo le fonti di Pyongyang.

Benché il regime comunista abbia annunciato un lancio di tipo civile destinato a mettere in orbita un satellite da osservazione Kwangmyongsong-3 (Stella splendente) la comunità internazionale e soprattutto i vicini dei nordcoreani temono che in realtà si tratti del tentativo di collaudare con successo un missile balistico intercontinentale derivato dai Taepodong-2 e destinato a raggiungere obiettivi situati fino a 10 mila chilometri di distanza. Un’arma in grado di minacciare il territorio statunitense e, attraverso la rotta polare, l’Europa.

Finora i nordcoreani hanno dimostrato di non essere in grado di sviluppare missili balistici a così lunga gittata pur avendo una vasta esperienza nella produzione e nell’export di missili a corto e medio raggio tipo Scud, Hwasong, Nodong e Taepodong: armi a uno o due stadi esportate e riprodotte anche in Iran, Siria, Pakistan e Yemen. Dopo quattro test falliti (l’ultimo in aprile ha visto il missile Unha-3 e il satellite esplodere dopo un minuto dal decollo dal poligono missilistico di  Dongchang-ri, vicino al confine cinese), che hanno portato all’epurazione (e al gulag) molti militari e scienziati, questa volta i nordcoreani potrebbero aver risolto i problemi di spinta dei motori e di distacco dei tre stadi e avere qualche chanche in più di successo grazie al supporto di tecnici ucraini un tempo impiegati nei programmi missilistici sovietici.

«Sembra che un esperto di missili di nazionalità non nota abbia di recente fatto una visita segreta al Nord» ha fatto sapere una fonte dell’intelligence di Seul ricordando che l'anno scorso due agenti nordcoreani sono stati arrestati in Ucraina e condannati a otto anni di prigione per aver tentato di contrabbandare documenti segreti relativi a sistemi di alimentazione, propellente e design di missili balistici. A preoccupare non è solo lo sviluppo di missili a lungo raggio ma l’elevata probabilità che la Corea del Nord, potenza nucleare dal 2006, abbiano sviluppato anche testate atomiche da imbarcare sui missili balistici. Dure e pressoché unanimi le reazioni internazionali all’annuncio del nuovo lancio missilistico definito «una grave provocazione che minaccia la pace e la sicurezza della regione» e «una violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu» dal Dipartimento di Stato di Washington.

«Preoccupati per la stabilità della penisola coreana» si dicono i cinesi mentre il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha chiesto «con forza» alla Corea del Nord di rinunciare al lancio. Il Giappone ha annullato i colloqui previsti con Pyongyang disponendo l’attivazione di batterie di missili antimissile Patriot a Okinawa, lungo la traiettoria prevista da Unha-3. Il governo di Seul accusa il presidente nordcoreano Kim Jong-Un di voler turbare le elezioni presidenziali che si terranno in Corea del Sud il 19 dicembre anche se è probabile che il lancio venga fatto coincidere con il primo anniversario della morte del “caro leader”, Kim Jong-Il, padre di Un deceduto il 17 dicembre.

Dopo i test atomici del 2006 e 2009 il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha imposto a Pyongyang di rinunciare a test nucleari e missilistici ma la decisione di effettuare un nuovo lancio si presta a diverse interpretazioni. Kim Jong-Un potrebbe voler puntare sul miglioramento della tecnologia missilistica per incrementare l’export di armi che già rappresenta una delle poche fonti di valuta pregiata per il “regno eremita” nordcoreano.

Nonostante le consuete e dure reazioni internazionali la Corea del Nord è di fatto intoccabile da quando possiede le armi nucleari che in un eventuale confronto militare con la Corea del Sud sono peraltro superflue considerato che Seul è così vicina alla frontiera da risultare sotto il tiro dei proiettili d’artiglieria a carica chimica dell’esercito di Pyongyang. Il giovane dittatore nordcoreano potrebbe aver bisogno di acquisire prestigio militare dopo aver epurato tutti i vertici delle forze incluso il ministro della Difesa, Kim Jong-gak, sostituito da Kim Kyok-sik, fedelissimo di Un e fautore del bombardamento dell'isola sudcoreana di confine di Yeonpyeong nel quale nel novembre 2010  persero la vita quattro persone. Molti valutano però che il successo del test missilistico aiuterà Kim Jong-Un a riprendere con un certo potere contrattuale i negoziati multilaterali e ottenere la ripresa degli aiuti alimentari necessari a sfamare oltre 20 milioni di nordcoreani da sempre vittima delle periodiche carestie provocate dall’arretratezza e dalla rigida economia pianificata di tipo stalinista.

Una “diplomazia dei missili” a cui affidare la  ripresa delle trattative con Corea del Sud, Usa, Cina, Russia e Giappone sull'abbandono dei piani nucleari nordcoreani che potrebbe portare a nuovi aiuti economici internazionali. Al tempo stesso il lancio di Unha-3 è un azzardo perché un ulteriore fallimento del test missilistico ridicolizzerebbe il regime e lo stesso Un mettendo forse in pericolo la sua leadership dalla quale l’Occidente si attendeva aperture che finora non si sono verificate. Nei mesi scorsi alcuni analisti avevano addirittura ipotizzato che le capacità missilistiche a lungo raggio sbandierate da Pyongyang fossero un bluff e che i nuovi modelli di missili fatti sfilare durante la parata militare a Pyongyang fossero in realtà solo mock-up, modelli non funzionanti, missili “di cartone” utili solo a ingannare la comunità internazionale e incassare aiuti economici.