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Corbyn, scandalo antisemita e sinistri silenzi

L'antisemitismo sta crescendo in tutta Europa. Però si parla poco del clamoroso caso del leader laburista britannico Jeremy Corbyn. Fa parte della famiglia dei Socialisti europei ed è talmente esplicitamente antisemita da provocare la prima reazione pubblica del Rabbino capo inglese Ephraim Mirvis.

Jeremy Corbyn

L’antisemitismo sta crescendo in tutta Europa, per l’ennesima volta ci è stato confermato anche nei mesi scorsi da Katharina von Schnurbein, coordinatrice della Commissione europea per la lotta all'antisemitismo, quando ha ribadito che "semplicemente reiterare le proprie buone intenzioni di fare di più non è abbastanza". Tantissime iniziative sono state prese in questi anni da vari paesi, tra cui la Commissione Segre in Italia, ma il permanente silenzio nei confronti dei Laburisti inglesi, parte della famiglia europea dei Socialisti, ci lascia senza fiato.

Ciò che ancora una volta è emerso dalla stampa inglese nei giorni scorsi, non è solo una macchia nera sulle camicie rosse europee, è uno strappo ipocrita alla bandiera europea che non si può tacere. Nei giorni scorsi, ancora una volta, il Rabbino capo d’Inghilterra Ephraim Mirvis ha condannato la risposta "assolutamente inadeguata" di Jeremy Corbyn ai parlamentari ebrei "perseguitati" dal partito Laburista, accusandolo esplicitamente di essere "complice del pregiudizio". Non solo, il Rabbino capo degli ebrei inglesi ha dichiarato a chiare lettere che “Jeremy Corbyn è ‘inadatto all'alto ufficio’ di Primo Ministro, perché ha permesso al "veleno" dell'antisemitismo di "mettere radici nel Partito laburista".

E’ la prima volta nella storia di Inghilterra che una autorità religiosa ed, in particolare, un Rabbino capo si esprime a pochi giorni dal voto esprimendo la preoccupazione sulla ‘perdita della bussola morale’ del paese in caso di vittoria per i laburisti di Corbyn. Mirvis chiede cosa ci vorrebbe perché un leader dell'opposizione fosse ritenuto inadatto per un alto incarico, mentre procedeva elencando le controversie collegate al nome di Corbyn. In un lungo articolo su The Times, descrive le ragioni dell’intollerabile antisemitismo di Corbyn e dei Laburisti: “Basterebbero le connivenze con coloro che hanno apertamente incitato all'odio contro gli ebrei? Sarebbe sufficiente il supporto per un murales razzista, che raffigura potenti ebrei dal naso uncinato che si arrichiscono a spese dei deboli e oppressi? Basta descrivere come amici coloro che sostengono e addirittura perpetrano l'omicidio di ebrei sarebbe sufficiente? Sembra di no”, scrive il Rabbino capo, descrivendo la decisione pronunciarsi pubblicamente come la ‘più dolorosa’ da quando è in carica. E’ un fallimento “umano, culturale e di leadership” quello che egli imputa ai Laburisti che hanno consentito al ‘veleno antisemita’ di mettere radici nel partito’. “Non è il mio posto dire a ciascuno come si dovrebbe votare… mi dispiace essere in questa situazione. Pongo semplicemente la seguente domanda: cosa dirà il risultato di queste elezioni sulla bussola morale del nostro paese? Quando arriverà il 12 dicembre, chiedo a tutti di votare con la propria coscienza".

La risposta dei Laburisti è stata generica, seppure sia recente un'indagine della polizia inglese sulle pratiche antisemite del partito. Corbyn stesso, in una lunga intervista alla BBC del 26 novembre, si è ben guardato dallo scusarsi con la Comunità Ebraica inglese ed ha invece rincarato la dose contro il Rabbino Capo, definendo le accuse come “ingiustificate e spiacevoli”. Corbyn non ha trovato di meglio che riaffermare la sua contrarietà sia all’islamofobia che all’antisemitismo e si è reso disponibile ad incontrare tutti i leader delle comunità religiose per un confronto chiarificatore sul rispetto religioso che un eventuale governo Laburista promuoverebbe. Per ben quattro volte Andrew Neil della BBC ha chiesto di scusarsi, Corbyn fieramente ogni volta si è ben guardato dal farlo, sviando ogni volta su argomenti diversi. Un uomo siffatto può mai trovar posto nella politica europea?

L’evidente antisemitismo laburista è sotto gli occhi di tutti. L’ultimo caso solo qualche mese fa, nel mese di luglio, quando la leadership dei Laburisti era stata accusata di mettere a tacere le accuse di antisemitismo interne al proprio partito e a ciò era seguitala denuncia pubblica di 60 Lord inglesi. Ciò avviene in Inghilterra, paese nel quale i crimini antisemiti sono aumentati a dismisura negli ultimi anni, con un incremento del 44% dal 2014 al 2016 e successivamente cresciuti dai 1.078 del 2016 ai 1.652 del 2018.  Una crescita ben simboleggiata dalle dichiarazioni dei giorni scorsi di uno dei leader e fondatori di ‘Extincion rebellion’, l’inglese Roger Hallam che ha rischiato l’espulsione durante una manifestazione in Germania per aver affermato che “l’Olocausto è solo una delle tante ‘falsità’ (fuckery) della storia umana”.

La crescita dei crimini e delle minacce antisemite però non appartengono solo al Regno Unito, come dimostrato nel luglio scorso dalla ricerca della Agenzia dei Diritti Fondamentali della UE, ben oltre il 40% dei giovani ebrei europei ha fatto esperienza di minacce e molestie in ragione della propria fede e dei propri costumi. Mentre in Francia, (si veda l’algerino che minacciò Finkielkraut) e Germania (si veda l’ennesimo caso di un cantante rapper di origini palestinesi) si è preso atto del crescente fenomeno dell’antisemitismo e si indaga il pericolo delle comunità salafite e dei crescenti crimini compiuti nei sobborghi cittadini abitati in maggioranza da islamici. Non si fa una colpa alla sinistra italiana per aver amoreggiato con Corbyn, qui si vorrebbe solo far due proposte semplici semplici, invitare il socialismo europeo e la sinistra italiana a prendere sue semplicissime iniziative: la prima, promuovere prima delle elezioni inglesi del 12 dicembre nel Regno Unito la espulsione dei Laburisti dalla famiglia Socialista europea; la seconda, promuovere una denuncia e sanzione pubblica della futura Commissione Segre contro quei gruppi e associazioni che da molti anni insultano, minacciano e intimidiscono i rappresentanti della ‘Brigata Ebraica’ durante le celebrazioni del 25 Aprile, oggetto anche nel 2019 di vomitevoli e violente minacce.

Possiamo solo auspicare da queste colonne che, ritenendo tutti insieme inaccettabile e pericolosa ogni forma di antisemitismo, non solo a destra si continui (come si sta facendo ogni giorno) a prendere le distanze da gruppuscoli neofascisti antisemiti, ma soprattutto speriamo che l’intera sinistra italiana tronchi definitivamente ogni legame con le bande violente comuniste e pro palestinesi. Sia chiaro che noi non faremo passi indietro, per noi l’impegno contro l’antisemitismo non è solo un atto di giustizia per il passato, il presente ed il futuro ma è anche parte essenziale della promozione e difesa delle radici giudaico e cristiane europee.