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"Quo vadis, humanitas?"

Commissione teologica e transessualità

In un sua nota la Commissione teologica afferma che «oggi, una delle più grandi sfide della cultura, a livello dell’identità personale, è l’accettazione del proprio corpo sessuato». 

Gender Watch 07_03_2026

La Commissione teologica internazionale, mercoledì scorso, ha pubblicato una nota dal titolo Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano.

Al n. 177 possiamo leggere: «All’inizio c’è la relazione col proprio corpo: occorre riconoscere che “il corpo dell’uomo partecipa alla dignità di ‘immagine di Dio’ […] É nel corpo, infatti, che ogni persona si riconosce generata da altri”. Si comprende l’urgenza del monito a rispettare l’ordine dell’esperienza umana elementare: “Siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata”. Si tratta di una vera e propria scelta “ecologica”: “Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana”. In particolare, oggi, una delle più grandi sfide della cultura, a livello dell’identità personale, è l’accettazione del proprio corpo sessuato, visto come un dono e non come una prigione che ci impedisce di essere veramente noi stessi, o come materiale biologico da modificare».

La transessualità quindi sfigura l’immagine di Dio, perché nel corpo sessuato non accettato c’è il riflesso della dignità divina, non rispetta la realtà naturale del corpo, non riconosce un ordine naturale impresso anche nelle nostre carni e non comprende il significato morale connaturato al corpo, un significato positivo e già dato.