• LA LETTERA

Cirinnà e altro Caro Renzi Le scrivo...

«Come cittadini italiani, dovremmo tutti, Lei compreso, arrendersi al fatto che ddl Cirinnà è palesemente incostituzionale. Gli articoli, voluti tenacemente dalla senatrice Cirinnà, che equiparano le unioni civili al matrimonio e alla famiglia, sono incompatibili con l’articolo 29». Lettera aperta al premier cattolico Matteo Renzi.

Il premier Matteo Renzi

Caro direttore,

questa volta, date le ore che stiamo vivendo, vorrei scrivere a te, visto che sei così ospitale, ma in effetti vorrei rivolgermi direttamente (in democrazia, finora, si può) al nostro premier, al quale in tanti abbiamo già scritto svariate lettere senza mai avere una risposta. Non si sa mai che tramite il tuo giornale (sempre più letto e citato), alcune parole arrivino all’entourage del primo ministro. Tramite tuo, dunque, vorrei scrivere a Renzi questa lettera “aperta”.

«Illustre premier, mi permetto rivolgermi direttamente a Lei, innanzi tutto evitando di darLe del tu, sia per rispetto verso l’istituzione che Lei rappresenta, sia perché non ho ancora avuto la ventura di incontrarLa personalmente sia perché non voglio cedere alla “correttezza” politica di farmi vedere per forza amico in un momento in cui desidero farLe pervenire le seguenti osservazioni, che riguardano il ddl Cirinnà. Ma veniamo al dunque.

Con molta sincerità, non capisco come Lei possa essere così favorevole a tale progetto di legge fino al punto di manovrare perché esso sia approvato il più in fretta possibile. Perché tanta fretta? Chi la spinge in tal senso? Solo il desiderio di accontentare il lato sinistro del suo partito? Oppure anche per pressioni ”internazionali”, di fronte alle quali Lei, cedendo alla cultura dominante, non vuole fare la figura del “retrogrado”? Le confesso che questa Sua fretta inspiegabile (soprattutto di fronte alle tante vere urgenze del Paese) mi inquieta. Per questo vorrei brevemente dirLe i motivi per i quali Lei dovrebbe coraggiosamente cambiare rotta.

Come cittadini italiani, dovremmo tutti, Lei compreso, arrendersi al fatto che il ddl in questione è palesemente incostituzionale, se lo confrontiamo con l’articolo 29 della Costituzione «più bella del mondo». Gli articoli, voluti tenacemente dalla senatrice Cirinnà, che equiparano le unioni civili al matrimonio e alla famiglia, sono incompatibili con l’articolo 29. Non lo dico solo io e non lo dicono solo le molte personalità che già si sono pronunciate in tal senso. Lo ha già detto persino la Corte Costituzionale. E allora, perché non prenderne atto? Gli articoli 29 e seguenti della carta costituzionale imporrebbero a Lei ed a tutto il governo ben altre iniziative a tutela della famiglia e delle sua funzioni, nei campi della lotta alla denatalità, del fisco, della libertà di educazione, del lavoro, dell’abitazione, dei trasporti e così via. Ma su questo, il Suo silenzio mi pare assoluto. 

Compito primario di ogni governo dovrebbe essere quello di tutelare “l’istituzione” famiglia, madre di tutte le istituzioni. Il ddl Cirinnà, invece, la indebolisce e la banalizza. Ognuno, in Italia, è libero di operare le scelte personali che desidera, ma non può, per questo, danneggiare istituzioni che da sempre l’umanità ha scelto per continuare la propria storia, perché non ogni desiderio può diventare diritto. Non capisco come Lei non capisca queste elementari osservazioni.

Come cristiano cattolico, Lei dovrebbe avere tanti motivi in più per dire no al ddl Cirinnà, che, tra l’altro, apre inevitabilmente la strada alla pratica orribile dell’utero in affitto, condannata inequivocabilmente proprio in questi giorni da un folto gruppo di femministe. La cultura e l’esperienza cattolica ci hanno insegnato che dobbiamo il massimo rispetto per ogni persona umana (e in questo certi aspetti della storia cristiana probabilmente devono essere rivisti), di qualunque tendenza essa sia, ma ci ha anche insegnato, attraverso la dottrina sociale, che le istituzioni e le leggi non sono indifferenti rispetto al bene comune del popolo e che l’aggregazione della famiglia è fattore essenziale per tale bene. Come cristiani, dovremmo renderci conto che è estremamente perniciosa per tutti l’avanzata di una cultura che, in fondo, vuole mettere l’uomo al posto di Dio, come se fosse creatore egli stesso e non creatura. 

Guardi che all’origine del ddl di cui trattiamo vi è la cultura “gender”, che costituisce il punto più avanzato di questa vera e propria bestemmia antropologica, secondo cui il sesso non è determinato dal dato oggettivo della biologia, ma dalla scelta di ogni uomo e di ogni donna (che, tra l’altro, può mutare ogni giorno). Riaffermare anche a livello legislativo la grande tradizione cristiana sarebbe un notevole contributo al bene di tutti. É certo che la Sua deriva pro Cirinnà è facilitata da molti fattori, che non posso elencare nel breve spazio di una lettera. Ne accenno a due.

1) La Sua “fretta” è certamente facilitata dalla debolezza dei suoi alleati di governo, che, di fatto, accettano supinamente (al di là di qualche frase che puzza di ipocrisia) la circostanza che Lei sta trattando con altre forze politiche di opposizione l’approvazione del ddl. I suoi attuali alleati stanno, così, perdendo ogni dignità politica, che potrebbero recuperare solo aprendo una crisi politica, invece che solo minacciarla. Crisi che sarebbe molto giustificata, visto che si sta introducendo in Italia una legge deleteria, ma epocale. Se non ora, quando?

2) Certamente, il Suo compito è facilitato dalla cultura cattolica dentro la quale Lei è cresciuto, per Sua stessa clamorosa ammissione. Tale cultura, di fatto ed anche teoricamente, divide la fede da tutto il resto, accettando la concezione secondo la quale se Dio esiste non c’entra con la vita. Questa concezione porta ad accettare acriticamente il pensiero del “mondo” e non quello di Cristo, di cui troppo spesso si finisce con l’avere vergogna. Spero che l’eccezionalità della posta in gioco con il ddl Cirinnà possa farLe riesaminare criticamente i principi di detta cultura. É dai frutti bacati che si può vedere il difetto dell’albero.

Ultime osservazioni. Guardi, caro Premier, che in Italia non esiste l’omofobia, come cerca di farLe credere il Suo compagno di governo Scalfarotto. Anzi, direi che si sta profilando una sorta di eterofobia (termine orribile, che uso solo per capirci al volo), come tanti fatti dimostrano, caso Barilla in testa. Lo so che la Rai svolge la propria funzione pubblica con obiettività, tanto è vero che dedica molto tempo alle dichiarazioni del premier di tutti noi. Le segnalo, però, che ultimamente essa si è messa palesemente da una parte, sostenendo in modo acritico e spesso senza contradditorio le tesi della Cirinnà. Lo so che Lei non ci può fare nulla, ma una attenzione sarebbe opportuna, anche in occasione del prossimo festival di Sanremo, ove si esibirà un noto ladro di bambini e sfruttatore di uteri in affitto.

Infine: ho apprezzato il Suo atteggiamento di critica verso la politica economica dell’Europa. Insista. Ma spero anche che Lei abbia il coraggio di prendere le distanze dalla Ue, quando questa si intromette sulle materie riguardanti il diritto di famiglia. Lei sa bene che l’Europa non ha competenza su tali questioni, che sono rimaste riservate alla sovranità dei ogni singolo Paese. E poi non avalli l’idea che su queste questioni l’Italia sarebbe il “fanalino di coda”: Ben 12 Paesi in Europa non prevedono nulla circa le unioni civili o simili. Per favore, dica la verità, come si addice ad un premier. Con cordialità e qualche speranza di Suo ravvedimento».

Grazie, direttore, se vorrai farti tramite di queste semplici considerazioni, che sento essere proprie di tanta, tanta gente.