• IL CASO UCI CINEMA

Cinema non si adegua a lobby gay? "Boicottate"

Anche la senatrice Cirinnà entra a gamba tesa nella vicenda dell'Uci Cinema. Dopo il rispetto degli accordi commerciali con Pro Vita per la diffusione del video contro l'utero in affitto, la madrina della legge sulle Unioni civili lancia una campagna dal sapore liberticida: "Boicottate le sale". 

Lo spot di Provita contro l’utero in affitto è tornato nelle sale cinematografiche del circuito Uci Cinema e sarà proiettato fino al 5 gennaio prima dell’inizio degli spettacoli. Come raccontato, il buon senso e la ragione hanno avuto la meglio dopo che il breve trailer era stato ritirato dalla direzione del colosso dei cinema su pressione di alcuni movimenti Lgbt che ritenevano la pubblicità contro la maternità surrogata una “violenta propaganda” contro al comunità gay.

Provita ha fatto valere l’oneroso contratto che impegna entrambe le parti e attraverso il suo portavoce Uci Cinemas ha spiegato che la sospensione “è stata decisa dopo alcune segnalazioni”, e che la proiezione dello spot è stata “riammessa dopo le opportune verifiche”.

Insomma i responsabili della catena di sale hanno constatato con i loro occhi che nei 30 secondi del filmato non c’è alcun riferimento a persone o ambienti omosessuali. Lo spot, infatti, non è altro che uno stralcio del documentario ‘Breeders: donne di seconda categoria?’ che denuncia gli aspetti più crudi del mercato della maternità surrogata negli Stati Uniti, barbara pratica a cui attingono anche numerose coppie eterosessuali e che nella maggior parte degli stati del mondo, compresa l’Italia, è illegale.

La marcia indietro Uci Cinemas - che salvaguarda la libertà di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo un reato – non è andata giù a numerosi gendarmi del politicamente corretto; ad alcuni esponenti di associazioni Lgbt che già avevano criticato la prima proiezione; ma soprattutto alla madrina della legge sulle unioni civili, la senatrice Monica Cirinnà, che dal suo profilo Facebook ha invitato tutti a boicottare il circuito Uci: “Se è vero che Uci Cinema trasmetterà ancora spot omofobi propongo boicottaggio. Scegliamo sempre chi non discrimina”. A soffiare sul fuoco è anche il sito Gayburg che fa illusioni su una possibile pressione della Conferenza episcopale italiana solo perché anche Avvenire ha dato notizia della vicenda.

Tutta la rabbia di questi ambienti si è quindi riversata sulla pagina facebook di Uci Cinemas. Sotto i post che presentano i film in sala, numerosi commenti di persone che contestano la decisione di proiettare uno spot “bigotto”, “omofobo” e “medioevale”. Altrettante anche le reazioni di segno opposto che invece ringraziano per la scelta.

Le menti illuminate guidate dalla Cirinnà che lanciano strali contro Uci Cinema fanno finta di non ricordare che la maternità surrogata in Italia e nella maggior parte dei Paesi del mondo è un reato; che è stata recentemente condannata anche dal Consiglio d’Europa che ha bocciato la relazione della ginecologa belga Petra De Sutter;  che numerose associazioni di femministe e perfino di lesbiche hanno emesso dichiarazioni ufficiali contro ogni forma di maternità surrogata e che altrettanto hanno fatto, in occasioni pubbliche, noti omosessuali come Malgioglio,  Signorini e Dolce e Gabbana. Insomma agitare i fantasmi dell’omofobia poco ha a che fare con la lotta contro l’utero in affitto, dal momento che anche molte coppie di eterosessuali attingono a questo  mercato che riduce la maternità ad un commercio e il bambino ad un prodotto.

Fa specie poi legge che la senatrice Cirinnà, nelle stesse ore in cui promuove un boicottaggio contro i cinema, promette, insieme a senatore Lumia, di sbloccare il provvedimento, fermo in Commissione Giustizia, che mette al riparo i giornalisti dalle cosiddette querele temerarie che minano il diritto di cronaca.

Difendere la libertà di espressione dei giornalisti è un atto sacrosanto. Con la stessa fermezza andrebbe quindi fermato il ddl Scalfarotto sull’omofobia, che giace dormiente in Commissione in attesa di approvazione dopo il voto sul referendum, come ammesso dagli stessi membri del Pd. Non vorremmo infatti ritrovarci con condanne comminate a giornalisti che affermano che un bambino nasce da un uomo e una donna e che non deve essere programmato fin dal suo concepimento senza una padre o una madre.

Non c'entra nulla infatti il dovuto rispetto per le persone di orientamento omosessuale con la possibilità di dare notizie dei numerosi studi scientifici che dimostrano che la complementarietà dei sessi dei due genitori è fondamentale per la strutturazione dell’identità del figlio.

E non vorremo neanche ritrovarci con denunce a carico e chiusure delle testate giornalistiche per aver pubblicato articoli che criticano l’introduzione di strampalate teorie di genere nei programmi scolastici delle scuole dell’infanzia. Insomma dobbiamo evitare che la libertà evocata a senso unico sia foriera della peggiori censure e di uno stato di polizia del pensiero unico.