• ROMA

Centrodestra in piazza, tentativo di spallata a Conte

Manifestazione ieri a Roma di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, uniti nell'attaccare l'esecutivo chiedendone le dimissioni. Ma i margini per elezioni anticipate in settembre sono ridottissimi, anche se al Senato la maggioranza traballa. 

Tajani, Meloni e Salvini

Il centrodestra torna in piazza e tenta la spallata al governo Conte. Ieri in Piazza del Popolo a Roma le tre forze di opposizione, senza bandiere di partito, si sono ritrovate unite dall’obiettivo di attaccare l’esecutivo. Eloquente lo slogan dell’evento: «Insieme per l’Italia del lavoro». A differenza del 2 giugno, quando Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega furono attaccati dalla maggioranza e accusati di aver provocato assembramenti, ieri tutto si è svolto con ordine e disciplina, visto che i partecipanti hanno dovuto sottoporsi alla misurazione della temperatura e hanno assistito ai comizi dei leader seduti alle 4.280 sedie sistemate dai promotori prima dell’inizio della manifestazione.

«Dalla piazza un segnale di speranza, di voglia di ripartire», ha detto dal palco il leader della Lega, Matteo Salvini. «Sul Mes – ha aggiunto - avremo la forza, la costanza e la bravura di convincere gli altri sulla bontà delle nostri posizioni. Ma oggi in questa piazza c'è la squadra per poter governare l'Italia nei prossimi anni. Da questa piazza parte la libertà dall'altra parte solo il flop assoluto e la burocrazia. Per dialogare - conclude - bisogna essere in due». 

L’allusione è agli inviti del premier agli esponenti dell’opposizione affinché si siedano al tavolo con il governo per formulare proposte per il futuro dell’Italia. A quanto pare questo confronto comunque ci sarà, anche se le posizioni sono molti distanti e ben difficilmente il centrosinistra accoglierà le proposte del centrodestra in materia economica, fiscale e di rilancio del Pil.

Più caustica Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: «Loro chiusi nella loro villa, nel Palazzo, e noi, il popolo, in mezzo alla gente, in Piazza è per questo che facciamo paura. Non ci farete trasformare le mascherine in bavagli, non abbiamo paura». La Meloni ha accusato duramente il governo, colpevole a suo dire di non aver fatto nulla per far ripartire il Paese: «Il decreto Rilancio  è pieno di marchette. L'unica attività che si rimette in moto è quella degli scafisti. Ma non con noi, con noi si rispettano i confini e si fa il blocco navale». Infine una staffilata contro la legge contro l’omotransfobia: «Metteranno in galera chi è contro l'utero in affitto».

Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, ha invece provato a spostare sui temi della giustizia il baricentro della polemica contro il governo, sfruttando il momento propizio per Silvio Berlusconi, dopo le ultime rivelazioni sulla presunta manipolazione della condanna inflittagli per frode fiscale sette anni fa. «Bisogna rivoluzionare la giustizia penale e civile – ha detto Tajani -, i processi lumaca ci costano il 2% di Pil. Vogliamo soltanto giustizia per ristabilire la democrazia nel nostro Paese. Se non ci fosse stata quella ignobile sentenza firmata da chi prendeva ordine dall'alto, in Italia oggi ci sarebbe un governo di centrodestra. Dicono che siamo divisi, siamo tre partiti differenti, ma sappiamo fare sintesi. Noi abbiamo candidati unitari alle regionali, loro stanno ancora cercando un'intesa. La via maestra è andare al voto, sperando che ci facciano votare. Siamo alternativi a loro, perchè difendiamo sempre la libertà. Loro con la Cina, noi con i ragazzi di Hong Kong, noi con il popolo venezuelano, loro con il regime di Maduro».

Ognuno dei tre partiti ha apparecchiato il suo gazebo informativo. In particolare Forza Italia ha raccolto firme per la petizione "Berlusconi senatore a vita", dopo le rivelazioni sul processo Mediaset. Al gazebo di Fratelli d’Italia si davano informazioni per una prossima raccolta di firme per "elezioni subito", che sarà lanciata in tutta Italia e anche online, in quello leghista si annunciavano petizioni contro cartelle esattoriali e ritorno dei vitalizi.

Realisticamente, però, lo spazio per elezioni anticipate è ridottissimo. Affinché si possa arrivare all’election day il 20 settembre, con accorpamento di regionali, referendum sulla riduzione del numero di parlamentari e eventuale voto politico, dovrebbe verificarsi una crisi di governo entro il 10 luglio. Conte sa che, scavallata quella data, non ci sarebbero più i margini per mandare gli italiani a votare anticipatamente e quindi sta tirando per le lunghe il decreto semplificazioni e anche le scelte cruciali che riguardano il Mes e l’eventuale rimpasto.

Il centrodestra dovrebbe piuttosto concentrarsi sugli obiettivi realmente perseguibili: un nuovo governo più attento alle esigenze di imprese e famiglie, ma sempre in questa legislatura, un successo rotondo alle prossime regionali, un programma politico da elaborare in questi mesi in vista delle sfide future. Anche perché la campagna acquisti di Matteo Salvini nelle file grilline sta andando avanti. E fra un po’ la navigazione dell’esecutivo al Senato potrebbe rivelarsi davvero tempestosa.