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Causa proteste, gli indù fanno marcia indietro sul "muslim ban"

Il Partito nazionalista indù (Bjp) è in difficoltà a causa di proteste senza precedenti contro il controverso Emendamento della Legge sulla Cittadinanza, che discrimina i rifugiati di religione musulmana. Anche la Chiesa fa parte del coro delle proteste. 

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India, proteste contro il BJP

Il Partito nazionalista indù (Bjp, Partito del popolo indiano), che è tornato al potere con una vittoria eclatante nel 2019, è in difficoltà a causa di proteste senza precedenti contro il controverso Emendamento della Legge sulla Cittadinanza, che il governo ha fatto approvare dal Parlamento fra gli euforici annunci di un nuovo, prossimo, Registro Nazionale della Cittadinanza (Rnc).

Da quando i manifestanti sono scesi in piazza in tutto il Paese, guidati dagli studenti universitari, contro una legge che negherebbe la cittadinanza ai rifugiati musulmani, il governo ha provato a usare la forza bruta per sedare la protesta. Le manifestazioni sono dilagate in tutto il Paese dopo che la polizia ha compiuto un’incursione illegale nella Jamia Milia University di Delhi e ha picchiato persino le studentesse durante la notte. Quando le proteste sono dilagate come un incendio estivo, la polizia ha sparato sui manifestanti, causando la morte di una ventina di persone, quasi tutte in Stati governati dal Bjp. Nonostante i capi delle polizie statali abbiano negato di aver sparato sui manifestanti, Internet è piena di immagini di poliziotti che sparano con le pistole, danno fuoco ai mezzi pubblici per poi attribuire la colpa ai manifestanti e setacciano gli ospedali in cerca di manifestanti.

Nel pieno dell’escalation delle proteste di chi accusa il governo del Bjp di colpire “l’anima dell’India”, caratterizzata dall’armonia e dall’uguaglianza delle religioni, garantita dalla Costituzione, anche la Chiesa si è unita al coro delle proteste. “La discriminazione sulla base della religione contemplata nell’Emendamento della Legge sulla Cittadinanza e nel Rnc, è contro la laicità e i valori democratici”, ha lamentato il Consiglio dei Vescovi Cattolici dello Stato del Kerala meridionale, la più grande roccaforte cristiana in India, in un comunicato stampa del 18 dicembre. Il giorno successivo, molti esponenti di spicco del mondo cattolico, compreso il gesuita don Cedric Prakash e lo schietto attivista laico John Dayal, erano fra le migliaia di manifestanti arrestati dalla polizia in tutto il Paese.

“Noi esprimiamo la nostra solidarietà con gli studenti e gli altri che sono stati gravemente feriti e preghiamo per una loro pronta guarigione”, recita la dichiarazione firmata da circa 200 leader cristiani, anche se la gerarchia della Chiesa è rimasta in silenzio. I firmatari della dichiarazione comprendono don George Pattery, capo della conferenza del Sud Asia dei Gesuiti, così come organizzazioni non cattoliche, quali la Comunione Evangelica dell’India. Come si legge nella dichiarazione, la controversa legge approvata dal Parlamento da quando il Bjp è tornato al potere in maggio, porta al collasso delle istituzioni democratiche indiane, costruite “con cura e con fatica” da “leader illuminati” negli ultimi sette decenni. “La nuova legge (Emendamento della Legge sulla Cittadinanza, il nome con cui è nota al pubblico)”, lamentano i cristiani, è “profondamente divisiva, discriminatoria e viola i diritti umani. Questa legge discrimina le comunità musulmane in India, che sono pari al 14% della popolazione indiana e, dunque, è totalmente inaccettabile nella repubblica laica dell’India”. “La lettera e lo spirito della Costituzione, redatta da uomini e donne che hanno partecipato alla lotta per la libertà, non possono essere gettate via a piacere da un’ideologia. Noi siamo profondamente rattristati per la fretta con cui il Presidente dell’India ha dato il suo assenso (alla legge)”, aggiunge la dichiarazione.

Percependo l’energia delle proteste, il primo ministro Narendra Modi ha adottato un linguaggio più edulcorato e ha dichiarato, in un comizio a Delhi il 22 dicembre, che la legge non discriminerà i musulmani indiani. Inoltre, Modi ha detto: “Voglio dire ai 130 crore (1,3 miliardi) di indiani che dal 2014 ad oggi, da nessuna parte si è parlato o discusso del Rnc"(dunque: chiedere a ciascuno di dimostrare la sua cittadinanza, documenti alla mano). Tuttavia, i media non hanno perso tempo a riprendere le dichiarazioni bellicose del ministro degli Interni, Amit Shah, che aveva dichiarato in Parlamento, durante il dibattito sull’Emendamento della Legge sulla Cittadinanza, che sarebbe stato istituito un Rnc in tutto il Paese. “Noi garantiamo l’adozione di un Rnc nell’intero Paese. Scacceremo ogni singolo infiltrato dal Paese, fatta eccezione per i buddisti, gli indù e i sikh”. I media hanno anche citato un tweet di aprile dal gestore ufficiale di Twitter del Bjp.

Queste dichiarazioni eclatanti del primo ministro Modi hanno spinto il The Telegraph, uno dei giornali nazionali d’opposizione in inglese, a uscire il 23 dicembre col titolo di prima pagina: “A chi sta dando del bugiardo, primo ministro?”. Con le proteste in crescita, la repressione brutale della polizia sui manifestanti a Mangalore, sulla costa occidentale dello Stato (governato dal Bjp) del Karnataka, tre giorni prima, non ha spaventato gli oltre 100mila manifestanti riunitisi a Bangalore, capitale del Karnataka, per protestare contro la legge draconiana il lunedì 23 dicembre.

Il regime del Bjp, colpito da proteste senza precedenti, ha subito una doppia sconfitta il giorno stesso, quando sono stati annunciati i risultati delle elezioni per l’Assemblea dello Stato tribale del Jharkhand. Il Bjp, forza di governo, ha potuto vincere appena 25 degli 81 seggi, mentre il partito del Congresso, all’opposizione, ha scippato il potere del Bjp nel suo zoccolo duro tribale. La sconfitta del Bjp nel Jharkhand è poi un regalo di Natale per la Chiesa, visto che il governo nazionalista indù ha usato tutta la macchina dello Stato che controlla per tenere in carcere un’anziana suora delle Missionarie della Carità sulla base di una falsa accusa di traffico di minori. Un esempio su tanti altri cristiani, compreso un superiore gesuita, gettati in galera sulla base di accuse penali fabbricate.

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