• INTERESSI INTERNAZIONALI

Casaleggio, profeta dell'instabilità

Il guru dei grillini ha profetizzato un autunno caldo sul piano economico e sociale. Ma perché profetizzare sventura? Forse ci sono interessi internazionali che puntano alla debolezza degli stati per condurre operazioni di "colonizzazione".

Roberto Casaleggio

Nei giorni scorsi hanno fatto molto rumore le parole di Gianroberto Casaleggio, guru del movimento Cinque Stelle, che profetizzava scenari foschi per l’Italia e un “autunno caldo” sul piano economico e sociale. Il suo messaggio conteneva diverse previsioni: 1) il Paese nei prossimi mesi va incontro a disordini difficilmente controllabili. Ci sarà un nuovo shock economico che si tradurrà in rivolte sociali e problemi di ordine pubblico; 2) la politica non riuscirà a governare questi disordini e ci sarà una ridefinizione dei paradigmi della rappresentanza; 3) i partiti sono organizzazioni ormai arcaiche e l’aggregazione politica si sposterà sempre più sulla Rete; 4) il movimento Cinque Stelle non andrà mai al governo con il Pd, altrimenti Casaleggio abbandonerebbe il progetto grillino; 5) l’Italia ha bisogno di una svolta per non scivolare verso il baratro. La domanda da porsi è se un quadro così catastrofico per l’imminente futuro del nostro Paese abbia un margine, anche minimo, di attendibilità o risponda a disegni di globalizzazione e di colonizzazione dell’Italia da parte di potenze straniere e lobbies internazionali.

Fermo restando che la volatilità dei mercati internazionali rimane una spada di Damocle su tutta l’Europa e non solo sull’Italia e che il verificarsi di altre situazioni di default sulla falsariga di quella greca non sono affatto da escludere, non si può non evidenziare che la solidità del nostro sistema bancario e alcuni timidi segnali di ripresa degli indicatori fondamentali dell’economia sembrano alimentare le speranze di una ripresa della nostra economia nel 2014. E allora da dove deriva tanto pessimismo e perché Casaleggio si spinge così in là nel disegnare scenari apocalittici, sapendo che la sfiducia è la nemica numero uno di ogni ripresa economico-finanziaria?

I leader del movimento Cinque Stelle non sono nuovi a esternazioni così dirompenti. Già Beppe Grillo, all’indomani del recente incontro con il Presidente della Repubblica, dichiarò che "la gente vuole prendere i fucili, i bastoni". Da una parte, dietro queste frasi a effetto, che catturano inesorabilmente le attenzioni mediatiche, c’è il desiderio di galvanizzare il proprio elettorato e di parlare alla pancia di milioni di persone esasperate dalla politica e ormai soggiogate dall’alfabeto dell’antipolitica. Dall’altra parte, potrebbero esserci disegni sovranazionali dei quali Casaleggio potrebbe farsi interprete e garante.

Il guru del movimento Cinque Stelle, con la sua azienda (la Casaleggio e Associati), fornisce servizi consulenziali per le attività sul web a clienti di prestigio e si occupa di branding online, web marketing e Roi analysis e vanta rapporti d’affari con il gotha delle multinazionali americane. Casaleggio è l’artefice del successo del blog di Beppe Grillo, che anni fa è esploso e ora è tra i primi mille siti più visitati al mondo, con immaginabili ritorni in termini di pubblicità.

Tramite alcuni suoi soci, Casaleggio ha rapporti stretti con la conferenza Bildelberg, incontro che si svolge una volta all’anno e al quale partecipano i più influenti uomini d’affari e politici del mondo per discutere delle sorti dell’economia mondiale. Negli ambienti Bildelberg non si ragiona in un’ottica di interessi statuali, ma solo di flussi finanziari, movimenti migratori, speculazioni su titoli. La frontiera che governa gli interessi Bildelberg è una prospettiva globalista che mira a ridimensionare progressivamente le sovranità nazionali per affermare l’idea di una gestione “accentrata” del mondo, anche e soprattutto attraverso la Rete. In questa logica l’instabilità dei singoli Stati è funzionale a tenerli sotto scacco. Gli Stati sono come pedine in una partita a scacchi, nella quale si combatte per la prevalenza di interessi sovranazionali e si affermano interessi economico-finanziari e plutocratici che passano sistematicamente sulle teste dei governanti delle singole nazioni.

Non appena l’Italia mostra leggeri segnali di ripresa, non appena il governo delle larghe intese prende decisioni riformatrici mirate a dare stabilità all’economia, il movimento Cinque Stelle tuona per destabilizzare. Un po’, come si diceva, per istinto di sopravvivenza (più la situazione economica migliora, meno spazio di manovra hanno le forze politiche che vivono di sola protesta); un po’, probabilmente, per compiacere gli speculatori “mondialisti”, che giocano sugli incerti destini dei singoli Stati con lo strumento della manipolazione delle aspettative, al fine di consentire operazioni di “colonizzazione” e per imporre un nuovo ordine mondiale che prescinda dalle sovranità nazionali.

E come si inserisce in questo scenario la dichiarazione anti-Pd di Casaleggio? L’eminenza grigia grillina ha infatti apertamente escluso un’alleanza con il partito di Epifani, anche nel caso di caduta del governo Letta. In questo periodo il Pd è davvero lacerato e a rischio scissioni. Offrirgli una prospettiva di governo alternativa a quella delle larghe intese potrebbe equivalere a rivitalizzarlo. Meglio quindi, avrà pensato Casaleggio, sperare nello sgretolamento del Pd e nella polverizzazione delle sue correnti per delegittimare ancor più la politica partitica (d’altronde, anche il futuro del Pdl appare sempre più precario e legato alle sorti del suo fondatore) e affermare un modello di rappresentanza più funzionale ai suddetti modelli di globalizzazione. In tale prospettiva di demolizione e ricomposizione, perfino un nuovo e caotico passaggio elettorale potrebbe giovare.