• SACERDOTI ITALIANI

Camerun, cronaca di un rapimento annunciato

Il rapimento di due sacerdoti italiani nel Camerun era stato ampiamente previsto a causa dell'attività dei gruppi islamici e non è stato sventato dalle autorità locali. Il Nord del Camerun è diventata zona di terroristi e contrabbandieri.

Gianantonio Allegri e Giampaolo Marta

Non si hanno ancora notizie dei due sacerdoti italiani, padre Gianantonio Allegri e padre Giampaolo Marta, missionari vicentini Fidei Donum, e della suora canadese Gilberte Bissiere rapiti nella notte tra il 4 e il 5 aprile nella regione dell’Estremo Nord del Camerun, nella parrocchia di Tchéré della diocesi di Maroua-Makolo, al confine con la Nigeria.

Gli uomini armati che li hanno sequestrati nella loro abitazione hanno saccheggiato gli edifici parrocchiali prima di dileguarsi con religiosi. Benchè l’azione finora non sia stata rivendicata, si ritiene tuttavia probabile che possa esserne responsabile Boko Haram, il movimento estremista islamico nato in Nigeria, da tempo infiltratosi nelle regioni settentrionali del Camerun dove ha creato nuove basi in cui rifugiarsi e organizzare i suoi attacchi in patria approfittando della scarsa efficienza delle forze di sicurezza camerunesi e della complicità di funzionari corrotti, grazie ai quali molti terroristi hanno ottenuto la cittadinanza camerunese e possono quindi muoversi liberamente nel paese.

Nelle stesse regioni milita anche Ansaru, il movimento jihadista fondato nel 2012 da ex militanti Boko Haram con l’intento di difendere l’Islam e i suoi fedeli in tutto il continente africano e a questo scopo collegato a due altri gruppi jihadisti: Al Qaeda nel Maghreb islamico, Aqmi, e il Movimento per l’unicità e il Jihad in Africa Occidentale, Mujao.

Il Nord del Camerun è inoltre una delle aree in cui il terrorismo interagisce e si intreccia con la criminalità comune, il traffico di droga e il bracconaggio, divenuto quest’ultimo una delle fonti di finanziamento dei movimenti armati islamisti. È li, nei parchi naturali di Waza e di Bouba Ndjida, che nel 2012 i Janjaweed del Sudan, i miliziani islamici che per conto del governo sudanese infieriscono da oltre 10 anni sulle popolazioni contadine del Darfur, hanno ucciso indisturbati centinaia di elefanti, dimezzandone in pochi mesi la popolazione.

Passa nel Nord del Camerun anche una parte del contrabbando di armi che rifornisce i jiadhisti nigeriani. A gennaio le forze dell’ordine camerunesi hanno arrestato un uomo che stava portando in Nigeria 655 fucili e nel settembre del 2013 a Maroua è stato fermato un camioncino contenente 5.400 fucili AK-47, anch’essi destinati alla Nigeria.

Cinque mesi fa, il 14 novembre, nella stessa diocesi di Maroua-Makolo è stato rapito il parroco di Nguetchewe, padre Georges Vandenbeusch, di nazionalità francese, liberato poi il 30 dicembre. All’epoca WorldWatch Monitor ha denunciato l’inerzia delle autorità camerunesi: Boko Haram aveva infatti annunciato l’imminente sequestro con dei volantini e il sacerdote era stato rapito da uomini pesantemente armati giunti a bordo di 18 motociclette senza che le forze dell’ordine muovessero un dito. Padre Vandenbeusch, nelle settimane precedenti, aveva parlato di “un potenziale di tensioni su base religiosa”,  anche perchè che nel nord Camerun sono attualmente rifugiati circa 10.000 nigeriani, gran parte dei quali sono cristiani.

A distanza di poche ore dal rapimento di padre Vandenbeusch, un missionario nigeriano della Christian Missionary Foundation, David Dina Mataware, è stato ucciso nel villaggio di Ashigashia, al confine tra Nigeria e Camerun, da un commando che ha attaccato la missione. Nei giorni successivi altri attacchi, uno dei quali a una chiesa che è stata incendiata e rasa al suolo, hanno seminato il terrore nei villaggi di confine e sono costati la vita a quattro persone.

L’episodio più grave che ha coinvolto beni e persone della Chiesa si è verificato nel 2012, durante la settimana di Pasqua. I terroristi allora hanno preso di mira numerose chiese: molte le vittime, sgozzate, picchiate a morte o bruciate vive.

Proprio in questi giorni l’esercito nigeriano ha rivelato di aver individuato in Camerun circa una dozzina di basi da cui Boko Haram parte per sferrare i propri attacchi. I più recenti si sono verificati l’1 e il 6 aprile. A Maiduguri, capitale dello stato di Borno e roccaforte di Boko Haram, una autobomba è esplosa il 1° aprile a un posto di blocco quando dei militari hanno tentato di impedire ai terroristi di introdurre diverse automobili cariche di esplosivo in una stazione di servizio. Il bilancio è di 15 civili e sei miliziani morti. Altre 42 persone hanno perso la vita il 6 aprile in due attentati. Decine di terroristi hanno attaccato Gwoza, sempre nel Borno, dando fuoco alle abitazioni per costringere gli abitanti a uscirne e uccidendo 17 persone. Il secondo attentato è avvenuto sulla strada che collega Maiduguri alla città di Bio: almeno 25 i morti, inclusi 18 delegati dell’All Progressives Congress, partito di minoranza, che si recavano a Maiduguri per partecipare a un comizio.