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Bombardamenti e governo, Napolitano salva tutto

Con le amministrative in vista e con una Sinistra che non sa accordarsi su nulla, è il presidente della repubblica che garantisce la stabilità.

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

L’Italia bombarda la Libia. Solo obiettivi mirati. E solo per proteggere i civili. Lo avrebbero chiesto le opposizioni di Bengasi. Però il governo aveva anche detto che l’Italia avrebbe solo svolto operazioni aeree di pattugliamento, ricognizione e supporto. Certo, se si guarda alla risoluzione Onu, che dice di intervenire per via aerea al fine di proteggere le popolazioni civili e gli oppositori del regime dalle rappresaglie delle truppe governative, i bombardamenti italiani sono “in linea”. Ma se si guarda a quanto dichiarato dal governo nelle scorse settimane sono “in linea” molto meno. «Non potevamo sottrarci», ha dichiarato il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Ed è proprio questa sensazione di essere stati trascinati, passo dopo passo, in questa avventura dall’inizio infausto e dalla conclusione lontana e nebulosa a mettere in difficoltà politica il governo e la maggioranza e a porre in posizione sempre più strategicamente centrale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

È stato lui, infatti, a mettere il sigillo sul nuovo passo avanti dell’impegno militare italiano in Libia, l’anello sulla ceralacca che ha “imposto” alla Lega Nord di non tirare troppo la fune dentro la maggioranza di governo. La Lega, molto più perplessa all’inizio di questo conflitto dello stesso titubante capo del governo Silvio Berlusconi, ha mostrato una viva contrarietà ai bombardamenti italiani, anche se “mirati” su obiettivi strettamente militari. Il ministro leghista per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli ha dichiarato che non avrebbe mai votato in parlamento a sostegno di questa decisione. Ma è appunto intervenuto subito il presidente della Repubblica a dichiarare senza sbavature che «non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia: di qui l'adesione dell'Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato». Una benedizione istituzionale ai bombardamenti che in questo momento ha svolto anche un ruolo politico. La Lega infatti, come si sa, è contraria a frizioni con il Quirinale, almeno fino alla conclusione del processo legislativo del federalismo. È vero che Napolitano ha anche chiesto una contemporanea «svolta, mancando la quale non potrebbero consolidarsi le prospettive di evoluzione nella libertà e verso forme di governo democratico nei Paesi investiti dai recenti sollevamenti popolari, e finirebbero inoltre per subire gravi contraccolpi Paesi dell'Unione Europea come l'Italia», però la convalida della nuova fase e l’operazione di saldatura tra Lega e premier era di fatto avvenuta.

L’impressione è che l’intervento di Napolitano a copertura del governo abbia anche avuto lo scopo di scongiurare un voto in parlamento, forse per non dare al mondo l’immagine di un Paese diviso sulla politica estera e far rischiare al governo una brutta figura negli impegni internazionali. Se la nuova fase di bombardamenti altro non è che una conseguenza in linea con la risoluzione Onu recepita dall’Italia, non c’è allora necessità di nessun voto parlamentare. Tutto procede come previsto: «Per partecipare ai bombardamenti non occorre un nuovo passaggio parlamentare, basta il voto di marzo con cui è stato dato il via libera alla missione», ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini. Viceversa la maggioranza potrebbe trovarsi in difficoltà. Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni, ha detto di dissentire - «a titolo personale» - dalla decisione di fare questo nuovo passo nella guerra, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, si è schierato per il no, la Lega, come già visto, è in fibrillazione.  

Le prossime elezioni amministrative garantiranno la vita del governo, anche se Berlusconi risulta indebolito da questa nuova centralità di Napolitano che, in questo momento, sembra stranamente il vero garante della tenuta dell’esecutivo. Anche perché l’intervento di Napolitano ha messo pure in difficoltà le opposizioni e specialmente il Partito democratico: «Credo che la risoluzione che è stata votata sia già capiente di una iniziativa italiana. Tuttavia credo sia necessario che il governo venga a verificare la sua maggioranza in Parlamento», ha dichiarato il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Perché? Se la nuova iniziativa italiana è sviluppo naturale della risoluzione Onu già votata, perché il governo dovrebbe chiedere un voto in Parlamento?  Si vede da questa dichiarazione che il Pd è stato spiazzato dal presidente della Repubblica e che ha tentato di salvare due esigenze: quella di allinearsi a Napolitano e quella di incunearsi nella maggioranza per romperla. Le due esigenze però non sono in questo momento compatibili.

L’arcipelago delle Sinistre conferma così la propria indecisione e divisione. Circola la voce di una mozione parlamentare contro i bombardamenti, ma Pd e Udc temono di contrapporsi a Napolitano e l’iniziativa rischia di apparire come tardiva e troppo circospetta rispetto alle posizioni ultrapacifiste dell’Italia dei Valori.

Andremo quindi a bombardare, perché “non potevamo” dire di no, perché ci sono le amministrative, perché la sinistra non sa accordarsi su uno straccio di risoluzione, ma soprattutto perché il presidente Napolitano ha fatto da garante sia dei bombardamenti sia del governo.